Guatemala, si contano i danni del Volcán de Fuego

Almeno un centinaio di morti sono stati ritrovati nel fango e nella cenere. Le responsabilità governative

Una settimana fa, è mezzogiorno quando il cielo si oscura. Una nube copre il sole e annuncia tempesta. Ma ciò che cade non è acqua, bensì cenere, quella dell’eruzione del vulcano Fuego. Le dimensioni di ciò che sta succedendo nessuno può prevederle. Per più di 16 ore, uno dei vulcani più attivi dell’America centrale espelle grandi quantità di materiale piroclastico più pericoloso della lava. È composto da gas cenere e rocce di diverse dimensioni.

Le esplosioni del Volcán de Fuego ricoprono interi villaggi in tre dipartimenti del Guatemala, distruggendo ogni cosa, compresa la vita di molte persone (la quantità esatta è ancora sconosciuta). Le cifre ufficiali del governo parlano finora di 110 morti e 197 dispersi, ma ogni giorno il numero delle vittime aumenta.

Il materiale tossico tocca terra con temperature tra i 200 e i 900 gradi, avanzando a velocità superiore a 100 chilometri all’ora. Scappare correndo non è sufficiente. Eddie Santiago arriva nella zona del disastro per conto suo e subito cerca disperatamente la madre e i fratelli sulla terra ancora calda nel villaggio Los Lotes, uno dei siti completamente distrutti dal vulcano. Alla Bbc racconta: «Sento che non vale la pena cercarli. Per trovarli dovrei scavare molto e sento che non c’è speranza».

Nel frattempo il vulcano, situato a 60 chilometri dalla capitale del Guatemala, continua la sua attività: venerdì 8 espelle nuovamente una grande quantità di flusso piroclastico. Le centinaia di soccorritori e giornalisti che si trovano nella zona del disastro sono costretti ad evacuare, abbandonando precipitosamente la zona. Solo la domenica mattina le ricerche riprendono, ma le probabilità di trovare sopravvissuti sono scarse. Contemporaneamente, 58 persone sono ricoverate in ospedale con ustioni fino al terzo grado e 3.700, che hanno perso la casa, rimangono nei campi profughi.

Di fronte a questa catastrofe, una domanda cruciale è: perché le persone non sono state evacuate in tempo? Anche se l’attività del vulcano è stata segnalata dalle sei del mattino, a mezzogiorno il coordinatore nazionale per il contenimento dei disastri (Conred) ha detto che non era necessario evacuare. Solo 3 ore più tardi si è corretto, quando il vulcano ha raggiunto il picco delle esplosioni. La risposta tardiva del governo viene messa sotto accusa da vari settori. Persino il ministro ha dichiarato di aver avviato un’indagine sul caso per «stabilire se siano stati attivati i protocolli necessari per consentire decisioni prudenti e tempestive». L’insoddisfazione per le azioni del governo ruota anche intorno al ministero degli Affari Esteri, considerando che ha mal gestito gli aiuti internazionali.

Sabato sera, migliaia di guatemaltechi hanno partecipato a una manifestazione notturna con lo slogan Siamo luce di fronte al Palazzo Nazionale: hanno acceso torce per ricordare le vittime del Fuego, chiedendo le dimissioni del presidente. «Siamo tanti contro questo governo», gridano all’unisono i manifestanti.

Ma le torce non sono l’unica luce in questo mare di cenere. L’aiuto e la solidarietà nei confronti delle vittime e dei soccorritori sono tantissime, sia in quantità che come modalità. I centri di raccolta sono stati riempiti con grazie all’aiuto di famiglie, scuole, università e aziende che hanno portato cibo e vestiti. Gruppi di medici e psicologi volontari sono arrivati per portare aiuto alle persone che si trovano nei campi di accoglienza. Un gruppo di madri che allattano si è organizzato per raccogliere il latte materno per i bambini. Diverse famiglie hanno accettato di cucinare e portare cibo caldo ai soccorritori. Caffè e ristoranti hanno donato cibo e denaro. 35 sindaci del Guatemala hanno donato il loro stipendio. I migranti guatemaltechi hanno raccolto denaro e oggetti essenziali e l’elenco delle iniziative continua. Inoltre, i Paesi e le organizzazioni internazionali hanno offerto assistenza al Guatemala.

Nei social network, la frase «i guatemaltechi uniti sono più forti del fuoco del vulcano» è diventata virale e serve d‘ispirazione per i tanti che continuano a lavorare.

 

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