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I giorni della conversione: tornare a Lampedusa

Nel nostro Paese c’e’ un attacco al cristianesimo che va respinto in modo fermo e mite, secondo la resistenza spirituale delle comunità e dei credenti e secondo i suoi mezzi, che sono quelli dei poveri
EPA/L'OSSERVATORE ROMANO

In questi giorni, che hanno il sapore nero della notte e della tragedia, cerco nelle parole tenerissime del Vescovo di Roma una chiave per discernere la storia e il conflitto, una parola che si fa Vangelo, senza catastrofismi, ma anche senza timidezze e mediocrità, una parola che ricompagini il Paese e lo federi ad un nuovo patto sociale e politico.

Sono andato a leggere e a rileggere il discorso di papa Francesco a Lampedusa, l’omelia di Lampedusa nel momento più alto della mattanza.

Dice papa Francesco: «Dove è tuo fratello, la voce del suo sangue è una domanda non rivolta ad altri, è una domanda rivolta a te e a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace, cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte». Ecco il cimitero che il papa pone dinanzi a noi per narrare in queste ore il nostro presente e futuro.

Anche in questi giorni il papa pone la questione: chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così. Non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno: dove è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?

Oggi nessuno è responsabile di questo, abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna. Siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare.

Questo vale soprattutto per i politici, che usano del Vangelo per comandare e imprigionare la testimonianza libera e povera del Vangelo stesso.

Sono i disarmati, i poveri, i miti coloro che sanno riconoscere il disegno di Dio sui poveri e sui piccoli, su coloro che non contano.

La parola di Dio non è violenta, non cerca esibizioni, non trae la sua forza nelle immaginine e nelle statuette, con la proclamazione violenta dei nomi dei santi, che sembrano l’esibizione potente di un potere violento.

La sofferenza dei poveri interpella la nostra coscienza, ci consegnano la parola del perdono, la parola più potente da confessare in ginocchio.

Ecco la parole del Vangelo e la sua sapienza, che ci impongono non l’esibizione dei nomi, quasi fossero i nostri nemici contro tutti. Ecco la parola che turba i politici, che non sanno confessare la inadeguatezza e la fragilità della loro politica.

Una antica assuefazione alla politica ha generato questo clericalismo, il vero demone di tutto. A fronte di questo demone, il discepolo intraprende la strada del Vangelo e nient’altro. Non ci sono scorciatoie.

Le litanie dei santi europei spiegano il bisogno di cattura religiosa, non per unire ma per dividere l’Europa. Ognuno con i suoi simboli e vessilli religiosi. Ci si può domandare: perché siamo arrivati a questo punto, con i rosari esibiti, con le litanie dei santi europei proclamate, più attenti ai gridi scomposti delle folle piuttosto che alla preghiera nella povera cella della fede.

Il Vangelo e la Costituzione sono i due libri che custodiscono la vita spirituale e storica delle comunità cristiane, che chiamano alla conversione. Essere assidui a questa singolare mensa è la via maestra della conversione. Questo vale per politici e spirituali. Ma non ci sono scorciatoie per nessuno. Tanto meno per la chiesa italiana, che fa silenzio sul discorso del papa al convegno di Firenze e che rimane come catturata dall’impotenza dallo stare fermi, in attesa di nuovi equilibri.

Il fascismo cristiano mostra tutta la deriva di potere, che giustifica la violenza, la sua cultura, i suoi strumenti religiosi e politici. Non seguiamo le mode religiose né ci auto-proclamiamo luogotenenti o teologi di corte.

Alla fine bisogna dire che oggi nel nostro Paese c’e’ un attacco al cristianesimo che va respinto in modo fermo e mite, secondo la resistenza spirituale delle comunità e dei credenti e secondo i suoi mezzi, che sono quelli dei poveri. La risposta non sta nelle nostre astuzie o furbizie, ma nel rimettersi in piedi sulla via del discepolato, che accoglie tutti e non esclude nessuno. Il card. Parolin dice: ”Credo che la politica partitica divida, Dio è invece di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”.

Ecco una parola di sapienza, che va oltre. Questo indica la strada, se non vogliamo che il conflitto religioso permetta di dominare le piazze e di perdere i cuori dei poveri.

Ieri pomeriggio il papa ha posto alla Chiesa italiana la possibilità di un Sinodo. Ecco il dono di grazia per questo tempo, che attendevamo. Accogliamo con gioia ciò che il Papa chiede alla Chiesa nella forza dello Spirito Santo. Il papa ci chiede di essere non tiepidi, ma cristiani che fanno della resistenza spirituale e della Parola le fonti creative di una nuova storia. Il Sinodo è un appello a quel discernimento spirituale, che preme molto a papa Francesco, che preme molto alle Chiese.

 

 

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