Ezio Bosso: più forte del destino

Il pianista e direttore d’orchestra torinese ha annunciato di non poter più suonare a causa del suo male. Una decisione dolorosa, non solo per lui, ma i tantissimi fan che, specie dopo la sua straordinaria performance sanremese del 2016, ne hanno apprezzato la profondità umana oltreché artistica.

Se c’è una cosa che Ezio ha sempre digerito a fatica è l’interesse mediatico per la sua malattia. Quella curiosità morbosa – e a tratti pelosa – per un calvario privato da sparare sotto i riflettori, per il triste postulato mediatico secondo il quale il dolore paga, soprattutto in tivù. Per questo ricordava sempre con un certo fastidio perfino quella sua apparizione al Festival più chiacchierato d’Italia che pure gli valse un’impennata di popolarità togliendolo dalle nicchie degli addetti ai lavori.

Un errore che feci anch’io, quando mi trovai, qualche mese fa, a organizzare una puntata del programma A Sua Immagine dedicata a lui. E ci misi un po’ a capire che per lui quella era solo un’occasione per raccontare ancora una volta la forza salvifica della musica, la sua potenza comunicativa, il suo ruolo imprescindibile nell’educazione delle giovani generazioni. Questo gli interessava esprimere, unitamente al suo rapporto con l’amico Claudio Abbado del quale in quei giorni si ricordava il quinto anniversario della scomparsa, e il suo impegno nell’Associazione Mozart14 fondata dalla figlia e di cui lui è testimonial nel mondo.

Arrivò negli studi di Saxa con l’allegria di sempre. Parlammo un po’ della nostra Torino e della nostra comune passione per il Toro, mai abbandonata, anche adesso che vive facendo la spola tra Londra e Bologna. Mi colpì la sua autoironia e la capacità di normalizzare anche dietro le quinte la convivenza con la sindrome autoimmune che iniziò a tormentarlo nel 2011.

Alla Fiera del Levante di Bari, dove ha annunciato il doloroso addio alle esibizioni pianistiche (ma non alla direzione d’orchestra, la sua vera passione), Ezio è tornato sui temi a lui più cari: la musica come fonte inesauribile di bellezza, con un riferimento all’articolo 9 della nostra Costituzione (quello che fa riferimento alla tutela della cultura, della ricerca scientifica e del patrimonio paesaggistico) che ha strappato applausi plebiscitari. «La musica – riporta il cronista de La Stampa riferendo una sua dichiarazione – ci ricorda anche questo: prendersi cura, avere rispetto, far star bene, non confondere la quotidianità con l’eternità, i nostri piccoli poteri con l’assoluto”.

Ecco Ezio è anche questo: uno straordinario catalizzatore e divulgatore di idee e di valori, di cui la sua musica è portavoce ed amplificatore, oggi più che mai. Tra i tanti prodigi di cui la musica è capace c’è anche quello di saper parlare all’infinito, attraversando il tempo e gli accadimenti grazie agli spartiti e alle sue riproduzioni. A questo proposito, per chi volesse continuare a immergersi nel talento bossiano, non c’è che l’imbarazzo della scelta: sinfonie e colonne sonore, album di solo pianoforte, in duo, trio e quartetto, opere, balletti, composizioni per il teatro. Il suo ultimo album è a tutt’oggi The roots – A tale sonata pubblicato meno di un anno fa: un’opera che parla delle sue radici (musicali e spirituali) e delle sue fonti d’ispirazione, Bach in primis.

Detto questo, Ezio continuerà a fare quel che gli riuscirà di fare: con la feroce determinazione, con la leggerezza e la pesantezza che comporta il procedere da questa parte del cielo. Buon proseguimento dunque, e grazie per tutto ciò che continuerai a regalarci con la tua arte e con la tua profondità di pensiero.

 

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