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Elezioni europee, la scelta possibile

Non esistono candidati perfetti ma persone credibili che meritano fiducia. Il criterio delle proposte concrete di Retinopera che raduna 20 organizzazioni cattoliche. Ricordiamoci che, a livello mondiale, i giganti economici e politici hanno tutto interesse ad una Europa debole. Opinione di una formatrice socio politica, già parlamentare italiana
Federico Gambarini/picture-alliance/dpa/AP Images

Credo che la prima domanda da porsi in occasione di questa nona elezione del Parlamento Europeo sia: vale la pena di difendere ancora, con il nostro voto, l’Unione Europea, ormai così in crisi?

L’Ue ha meritato di essere definita il più grande laboratorio politico dell’epoca contemporanea: un processo inedito nella storia dell’umanità. Un esperimento unico di potere nazionale ceduto ad un livello superiore che ha portato un nuovo equilibrio economico, monetario, ma soprattutto politico.

Esso può potenzialmente rappresentare nel mondo una strada possibile da percorrere per governare la globalizzazione, senza perdere la ricca diversità dei popoli. Ma negli ultimi anni noi europei abbiamo ceduto, di fronte ad innegabili difficoltà, alla tentazione di ragionare a corto respiro, non procedendo fino in fondo nel cammino del disegno europeo.

Spesso le decisioni europee sono state frutto di una mentalità individualista e liberista, presente nella Ue, che ha finito per frammentare ulteriormente la società, privilegiando la dimensione economica a scapito di ogni altra, quando si è trattato di decidere le politiche europee.

Qualche esempio? Il passaggio del potere dalla Commissione europea, organo veramente sovranazionale, al Consiglio, dei primi ministri dei singoli Paesi, che sembrava assicurare più potere ai vari Stati nazionali ha portato fatalmente ad un assetto in cui vincono sempre i Paesi più forti.

La Germania, impaurita dalle allora imminenti elezioni, ha impedito un piano di aiuto tempestivo per la Grecia, portando lacrime e sangue in quel Paese e non solo.

La paura del deficit ha impedito di affrontare sollecitamente la crisi che arrivava dagli Stati Uniti, con un’immissione corposa di liquidità, come fece Obama.

Abbiamo alzato muri e chiuso i porti, anziché sederci attorno ad un tavolo per affrontare insieme la questione della migrazione…

Su Aggiornamenti sociali, il gesuita Riggio in un suo bell’editoriale sulle prossime europee, parla di sovranismi al plurale: così diversi! ciò che li unisce è l’unico stile il “contro”. È un’illusione immaginare una sorta di Europa alternativa fatta di stati sovrani che stanno assieme: gli egoismi chiusi non reggono il cammino per trovare cammini comuni.

 La globalizzazione del commercio, la rivoluzione tecno-scientifica costringe a continui investimenti e innovazioni, insostenibile per i singoli stati. Per questo i giganti economici e politici sul palco mondiale hanno tutto interesse ad una Europa debole e così le grandi multinazionali che temono l’Europa, essendo l’unico livello in grado di imporre loro regole e tasse.

Il bisogno di Unione europea è più che giustificato!

Un’altra conquista da non perdere che l’Unione europea ci ha consegnato è stata quella di aver creato uno spazio politico di pace per la convivenza delle minoranze etniche che contraddistinguono molti degli Stati europei: i compositi paesi dell’ex Jugoslavia, la Catalogna, l’Alto Adige SudTirol, i cittadini Slovacchi residenti in Ungheria, gli Ungheresi in Romania, e così via…

L’altra grande conquista è l’organizzazione strutturale della protezione sociale. L’Europa vanta uno dei sistemi più avanzati di Stato sociale, in grado di fornire soluzioni alle sfide poste alle società di tutto il mondo. Anche qui le ombre sono tante, ma in un mondo dove le disuguaglianze si fanno sempre più evidenti, l’Europa contiene in sé risposte che non possiamo buttare a mare.

La seconda domanda mi pare sia: quali allora i criteri per scegliere i candidati che riprendano il cammino interrotto? Che messaggio affidare loro?

In questa direzione, una buona traccia ce la fornisce il documento di Retinopera, “L’Europa che vogliamo”, scritto per fornire una traccia agli elettori europei. Retinopera è una realtà, in cui si ritrovano 20 organizzazioni del mondo cattolico italiano, che promuovono la collaborazione fra di loro, per incidere con più forza dentro la storia del nostro Paese.

La prima grande scelta suggerita è aumentare la quota di politica per diminuire quella dell’economia, poi agire su due direzioni, alcune manutenzioni dell’esistente e alcune innovazioni.

Per la manutenzione dell’esistente: concordare e pianificare uno schema di welfare di base per tutti i cittadini europei, per evitare, per esempio, la delocalizzazione in altri stati interni all’Unione delle imprese, che porta effetti negativi in entrambi i Paesi; continuare con forza la politica ambientale che ci vede al primo posto nel mondo.

Il suggerimento per i fondi strutturali, scelta strategica di politica economica di cui godono le regioni più in difficoltà, è quello di legare la loro distribuzione al rispetto dei diritti umani e all’effettivo utilizzo “sociale”.

Per quanto riguarda l’innovazione, quattro i principali orizzonti individuati dal documento.

Un piano anti-povertà, contro disoccupazione e degrado delle periferie per poter fronteggiare la quarta rivoluzione industriale. Un piano di armonizzazione vita-lavoro, tempi famigliari e tempi di lavoro, per rendere la vita delle donne e degli uomini meno infelice e contrastare l’inverno demografico dell’Europa.

Un codice di condotta obbligatorio per le corporations che agiscono all’interno della Ue, che rispetti i diritti fondamentali dei lavoratori e il pagamento delle tasse ai governi, chiudendo i paradisi fiscali e limitando la competizione fiscale fra stati della Ue.

Il consolidamento di Frontex per i confini della Ue, con una nuova legislazione nei confronti delle migrazioni.

Queste sono i precisi impegni che dobbiamo chiedere ai nostri candidati e agire poi, con un controllo stretto, per capire se si va in quella direzione.

Per avere il candidato perfetto, che soddisfi ogni dettaglio nelle nostre personali idee ed aspettative, ci si dovrà rivolgere agli intagliatori del legno della Val Gardena per costruirne uno su misura.

Per il candidato possibile, invece, quelli in carne ed ossa, cercando, in varie liste, si trovano candidati credibili. Teniamo anche conto del felice obbligo di dover esprimere una candidatura femminile e una maschile se si esprimono due preferenze!

L’importante è mettersi dal punto di vista dell’alba, non per essere ciechi davanti ai problemi, ma, come recita il libro bianco sul futuro dell’Europa, per essere cittadini dell’Ue, uniti, audaci e fiduciosi, coscienti delle sfide comuni.

 

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