Educazione: la sfida della reciprocità

Le fragilità dell’infanzia. La relazione con gli adulti. Il progetto “Educarsi per educare”

Di fronte agli adolescenti gli adulti si ritrovano spesso delusi, arrabbiati, disorientati sulle strategie da mettere in atto. Non così i partecipanti al convegno “Educarsi per educare. Crescere insieme nella relazione educativa” (www.eduxedu.focolare.org) promosso dai Focolari in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia, l’università Lumsa e le onlus Amu e Afn, con genitori, formatori, insegnanti e giovani.

Un laboratorio di idee e iniziative. Sullo sfondo una visione globale della persona, con «le sue molteplici dimensioni, compresa quella dell’Assoluto», afferma Vincenzo Zani, della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Il modo di pensare che fa da bussola è la “relazione”, in un gioco di corresponsabilità per cui, come sosteneva Paulo Freire, «nessuno educa nessuno», perché «gli uomini si educano insieme».

Il diritto alla coerenza

Per Jean-Marie Petitclerc, pedagogista salesiano, «la cultura tra pari, incrementata dall’utilizzo dello smartphone per cui i ragazzi sono fisicamente in un luogo ma mentalmente altrove, tende a emarginare famiglia e genitori. La sfida è aiutare i giovani ad aprirsi al mondo circostante, mentre gli adulti devono smettere di screditarsi reciprocamente. Occorre ritrovare un’intesa, accettando di prendere ciascuno la propria parte di responsabilità».

Giuseppe Milan, docente di Pedagogia, invita gli educatori «a essere contestatori, testimoni dell’intenzionalità a migliorare. Il senso dell’educare è l’identità-relazione, che si oppone sia alla visione individualistica, sia a quella dell’uomo-massa». Ma quale è il legame tra apprendimento e realtà? «La scuola spesso coltiva un sapere accademico fine a se stesso – afferma Italo Fiorin, docente presso la Lumsa –, e i ragazzi non sanno perché studiano. Offrire chiavi di comprensione per capire i problemi sociali, ambientali e relazionali del mondo è invece l’approccio per un apprendimento volto al servizio».

 La vitalità dei sogni

Don Milani nel 1965 scriveva: «La scuola siede tra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi». Anche la dimensione del sogno fa parte dell’impegno a educare. Melchior Nsavyimana, docente presso l’Università Cattolica di Nairobi (Kenia) è promotore del progetto Together for a new Africa, che riunisce studenti da Tanzania, Kenya, Ruanda, Burundi, Sud Sudan, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.

Un percorso interdisciplinare e interculturale per la formazione di una leadership nella logica della fraternità. «La mia esperienza – racconta Melchior – nasce nel contesto della guerra nel mio Paese, il Burundi. Avevo 16 anni quando gruppi armati mi hanno rapito insieme ad altri ragazzi e ragazze. Dopo qualche tempo uno dei capi mi ha detto: combattere non fa per te, tu dovresti studiare.

È stato lui a organizzare la mia fuga. Ho cominciato a studiare la storia, leggevo i grandi autori africani». Dopo la laurea, Melchior lascia il lavoro per conseguire un dottorato in Italia, presso l’Istituto Sophia di Loppiano. Poi torna in Africa, dove più del 40 per cento della popolazione ha meno di 30 anni, ma la metà non sa né leggere né scrivere. «Per recuperare il divario che separa il continente africano dal resto del mondo occorre fornire ai giovani gli strumenti per conoscere la realtà e cambiarla. Forse non saremo noi a vedere i risultati. Ma l’importante, oggi, è seminare».

Per approfondire

L’apprendimento-servizio

María Nieves Tapia è la fondatrice del Centro Latino Americano per l’apprendimento e il servizio solidale (www.clayss.org). Per Città Nuova ha pubblicato Educazione e solidarietà, la pedagogia dell’apprendimento-servizio.

«La spiritualità di Chiara Lubich ha offerto all’apprendimento-servizio l’“arte di amare”, cioè l’idea che servire i fratelli non serva per mettere a posto la coscienza, ma per costruire la fraternità.

Tutti possono trasformare la propria città: ho visto tanti giovani fare cose meravigliose, anche se poveri o pessimi alunni. Essere solidali non significa concedere qualcosa a chi è nel bisogno, ma stabilire un rapporto di reciprocità. Gli studenti che praticano l’apprendimento-servizio imparano di più, perché l’apprendimento acquista un senso.

In una scuola in Patagonia, ad esempio, dove il territorio è stato devastato da un terribile incendio, hanno cominciato a studiare le piante che erano andate distrutte, le hanno coltivate in un orto didattico, poi le hanno piantate. Attorno a questa esperienza si è creata una nuova coscienza sociale che ha contribuito al miglioramento di tutto il territorio. In questa scuola le competenze non sono rimaste teoria».

 

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