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Persona e famiglia > Lo sport del lunedì

È tutto vero: Kimi campione del mondo di F1

di Noemi Di Benedetto

Un ragazzo di 20 anni, Andrea Kimi Antonelli, al termine di una stagione a dir poco perfetta, davanti al pubblico messicano corona il sogno di diventare campione del mondo, il pilota più giovane a vincere questo titolo

Il pilota della Mercedes, l’italiano Andrea Kimi Antonelli, festeggia dopo essersi aggiudicato il campionato mondiale piloti di Formula 1 2026, grazie a un terzo posto nel Gran Premio di Città del Messico, disputato all’Autodromo Hermanos Rodríguez a Città del Messico, in Messico, il 1° novembre 2026. Ansa EPA/JOSE MENDEZ

Nel dìa de Los Muertos, nella suggestiva cornice messicana del giorno in cui passato e presente, morti e vivi si incontrano, Andrea Kimi Antonelli, il pilota bolognese Mercedes, riporta “in vita” Ascari perché a soli 20 anni, dopo un’attesa di oltre 7 decenni, è campione del mondo di Formula Uno. Ed è semplicemente storia.

La nascita di una leggenda

È la storia del ragazzino che, ad ancora ben 5 Gran Premi alla fine del Mondiale di Formula Uno 2026 vince il Mondiale alla sua seconda stagione nella categoria regina; è la storia del ragazzino di 20 anni che con umiltà, simpatia e intelligenza ha raccolto il testimone più pesante da portare − quello del 7 volte campione del mondo Lewis Hamilton − e ha dimostrato di esserne all’altezza; il ragazzino che, arrivato subito dopo aver finito i compiti di scuola, sotto la sapiente guida di Toto Wolff ha fatto la storia e che, il 1° novembre 2026 diventa leggenda: Andrea Kimi Antonelli.

E, prima di ripercorrere insieme la sua magica stagione, rivediamo insieme le tappe più importanti della vita e della crescita sportiva di questo ragazzo. Andrea nasce a Bologna il 25 agosto 2006.  Figlio di Marco, ex pilota, cresce tra motori e circuiti, dove scopre presto la passione per la velocità. Passione che, però, papà Marco, che aveva dovuto smettere di correre per mancanza di fondi, non vuole che segua per evitargli la delusione che lui stesso aveva sperimentato. Al cuore, però, non si comanda e, dopo il suo primo giro sui kart al Galliano Park di Forlì, a soli 5 anni, inizia di fatto la sua carriera nel motorsport. Nell’aprile 2019, ad appena 12 anni, la Mercedes ufficializza il suo ingresso nel programma giovani dopo averlo seguito già dalla stagione precedente. In quella stagione vince la WSK Euro Series e la Super Master Series nel karting. Nel 2022 debutta in monoposto e domina subito la Formula 4, laureandosi campione sia nel campionato italiano sia in quello tedesco ADAC. L’anno dopo conquista il titolo della Formula Regional Middle East e poi quello della Formula Regional europea. Mercedes decide di fargli saltare la Formula 3 e di portarlo direttamente in Formula 2. Lì, con Prema, vince le prime gare tra i grandi e, nel bel mezzo della stagione, il 31 agosto 2024, arriva l’annuncio che gli cambia la vita: sarà lui a raccogliere l’eredità di Lewis Hamilton alla Mercedes.

Il debutto in Formula 1, in Australia, non poteva essere migliore: rimonta dalla sedicesima alla quarta posizione, A Miami, poi, diventa il più giovane poleman della storia in una Sprint e in Canada conquista il primo podio. Ma non è tutto rose e fiori: Kimi ha solo 18 anni e, ad ogni minimo errore, le critiche per lui e Toto si fanno pesantissime. Alcuni episodi, come l’incidente con Verstappen al GP Austria, il weekend andato male ad Imola davanti alla sua classe e la gara in Qatar durante la prima stagione metteranno Kimi sotto pressione e lo spingeranno anche ad allontanarsi dai social. Ma, come il papà ha ricordato durante i festeggiamenti ieri ai microfoni di Sky Sport, «è lì che abbiamo visto il campione» perché tutti quei momenti non lo hanno fatto arrendere e lo hanno solo spinto ad abbassare la testa e a lavorare duro fino a ieri, fino all’ultima curva, fino al suo primo titolo Mondiale in un primo novembre che non dimenticheremo mai.

La stagione magica e la gara da campione

E il titolo arriva al termine di una stagione a dir poco perfetta del nostro Kimi, stagione in cui ha vinto ben 8 dei 18 Gran Premi disputati fino ad ora ed è arrivato sul podio 7 volte. Quindici gare su 18, quindi, se non perfette, quasi. Ma i numeri e, volendo, anche gli svariati record che potremmo aggiungere non possono riassumere le emozioni della fantastica stagione di Kimi che non è stata solo numeri e record, non è stata statistiche, ma è stata determinazione, costanza e passione. Un mix tra ragione e sentimento come scrisse una certa Jane oltre due secoli fa, un mélange perfetto che ha raggiunto il suo picco a Monza quando, davanti a tutta Italia si è preso una vittoria che non doveva, non poteva essere sua perché a Monza, se parti ultimo, non puoi arrivare primo… ma nessuno glielo aveva detto e, quindi, lo ha fatto comunque.

E da quel momento, forse, tutta Italia ha smesso di pensare, di sognare e ha cominciato solo ad aspettare, aspettare un momento che, ormai, sapevamo sarebbe arrivato. Ed è arrivato, «è tutto vero, è successo davvero», dice Kimi tra le lacrime che cerca di nascondere nelle interviste post gara. È successo davvero che in un weekend in cui non era in forma, in un weekend complicato in cui è davvero difficile gestire la pressione, le aspettative e pure un virus, Kimi è diventato campione del mondo di Formula 1 e lo ha fatto da vero campione del mondo.

Il fine settimana inizia sottotono per lui e continua in maniera un po’ anonima con la quinta piazza nella Q3 dominata da un altro ragazzino, il 41enne di Stevenage, che porta a casa la sua pole numero 105, la prima in rosso, ma questa è un’altra storia. In Messico, a Kimi, servono solo due punti per salire sull’Olimpo dei campioni del mondo e la quinta piazza gli sta benissimo, sulla carta. Ma la carta non aveva fatto i conti con il nostro Andrea che decide di rendersi protagonista con un primo stint lunghissimo gestito da vero esperto e poi, dopo una safety e, addirittura una rossa − che se fossero arrivate un giro prima gli avrebbero consegnato probabilmente la vittoria − con una seconda parte di gara da maestro. Due partenze splendide per il pilota Mercedes che riesce a tenersi fuori dai guai e a prendersi il podio, strappandolo al monegasco della Ferrari. E mai podio fu più bello per Kimi perché, davanti al pubblico messicano, davanti alla sua famiglia, davanti a tutta l’Italia che ha trattenuto il fiato fino alla bandiera a scacchi, Andrea Kimi Antonelli è diventato campione del mondo di Formula 1, a 20 anni, e sul podio, forse, non poteva desiderare compagnia migliore. Con lui, sul gradino più alto, l’amico e 4 volte campione del mondo Max Verstappen e, appena 7 decimi sotto, con la grinta di un leone e il sorriso di un ragazzino, uno degli idoli di Kimi: sir Lewis Hamilton. Dodici mondiali sul podio, 11 mondiali che portano in alto il nostro Kimi e il suo primo Mondiale per uno scatto che è storia.

E no, non stiamo piangendo, ci è solo entrato un Mondiale nell’occhio, il Mondiale atteso 73 anni, da quello di Ascari nel 1953, il Mondiale del terzo italiano di sempre − Farina (1950), Ascari (1952 e 1953) e poi Kimi −, il Mondiale del pilota più giovane della storia a vincerne uno: il Mondiale di Kimi e quello di tutta l’Italia. E sì, è tutto vero.

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