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Cultura > Teatro e danza

Due corpi nella bufera

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Nel nuovo spettacolo del coreografo Adriano Bolognino, il duetto “Nella neve”, la bufera diventa metafora di una crescita, dall’infanzia alla consapevolezza. Ad Artfest

“Nella neve”, coreografia Adriano Bolognino, Ph Nicola Stasi

Cambia il costume e l’atmosfera. E gli interpreti. Creata per due danzatrici, Come neve, pièce coreografica di Adriano Bolognino del 2022, muta genere e significato. Lì l’immagine della neve nasceva dall’osservazione di quando si è piccoli stando alla finestra, dal ricordo e dal senso di benessere e protezione che ne scaturiva. Nella nuova versione maschile che muta il titolo in Nella neve (debutto ad Artfest, Festival delle arti coreutiche), si è dentro una bufera, che diventa metafora di crescita e passaggio al tempo adulto, all’azione.

 

“Nella neve”, coreografia Adriano Bolognino, Ph Nicola Stasi

 

L’avvio è dentro una coltre di nebbia, un paesaggio nordico, instabile e pulsante, dove giungono, e si rivelano l’un l’altro, due corpi a torso nudo, lunghe gonne a campana (di meravigliosa fattura artigianale), e, in testa, bianche cuffie simili a elmi. Sorpresi e disorientati da una tempesta, astrattamente evocata, essi vagano, scivolano leggeri in lungo e in largo attraversando velocemente lo spazio scenico, come sospesi da terra (le lunghe gonne nascondono i piedi). Instabili nel loro smarrimento, si incontrano frontalmente, poi di schiena; alternano distanza e vicinanza con movimenti spezzati, rapidi, mani battenti, teste roteanti, contrazioni nelle spalle, nel busto, respiri ritmati. Come duellanti fendono gesti in aria e l’uno contro l’altro, alzano gli arti come corna di alci, hanno posture speculari e contrari, movimenti singoli e all’unisono.

“Nella neve”, coreografia Adriano Bolognino, Ph Nicola Stasi

Nell’articolazione delle braccia fortemente drammatica agitate freneticamente come oscillazioni di pendolo; nella quiete improvvisa che li coglie prima della tempesta; nella sensazione di allerta, di sospensione, di malinconia che si respira (il suggestivo paesaggio sonoro che determina il climax è di Giuseppe Villarosa), c’è un senso di trasformazione in atto nel loro relazionarsi. C’è un’umanissima genesi di anime fragili (in una breve sequenza scompaiono e ricompaiono strisciando seminudi a terra, poi rialzarsi, andarsene e ricomparire di nuovo nel loro costume), scoprendosi infine forti nel sostenersi vicendevolmente. E sono d’intensa bravura i giovanissimi Giovanni Karol Borriello e Lorenzo Molinaro (danzatori provenienti dalle fila di Agora Coaching Project, progetto di perfezionamento curato da Michele Merola e Enrico Morelli di MM Contemporary Dance Company), dalla fisicità fluida ed energica.

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