Dove passa tutto brilla

Chi visita Loppiano, specie la nuova grande chiesa appena costruita, non può non imbattersi da qualche tempo in qua in Lorenzo Starace. Verrebbe da chiamarlo Lorenzo cuore largo per il sorriso con cui accoglie tutti, sospendendo per un attimo il lavoro delle mani perennemente indaffarate a strizzare panni intrisi d’acqua e detersivo, tra secchi, scopini, pertiche lavavetri e quant’altro. Ha i capelli brizzolati, ma porta benissimo i suoi 66 anni che gli hanno permesso di andare finalmente in pensione, tagliando con tutto e trasferendosi nella cittadella dei Focolari per dare il suo più che prezioso e volontario contributo alla manutenzione. Lorenzo, so che vieni dalla Svizzera… . Sì, ho questa nazionalità, anche se sono nato a Monte Sant’Angelo, vicino a Foggia. Certamente però gran parte della mia vita – più di quarant’anni – si è svolta nella nazione elvetica. Lorenzo inizia un racconto fatto di tanti capitoli diversi, dal quale si intuisce che i fatti, le circostanze, i vari lavori e, non ultime, le sofferte vicende famigliari, lo hanno portato a decidere questo suo trasferimento. Mio padre – continua – era un orologiaio e io stesso, fin da piccolo, ho bazzicato tra gli orologi, inserendomi poi, appena finite le scuole medie, nel suo negozio per aiutarlo. Avrei però voluto continuare gli studi e un’occasione propizia mi è sembrata quella che, a 17 anni, mi si è presentata attraverso la possibilità di intraprendere la carriera militare. Mi faccio raccontare come è andata… Alla mia età l’arruolamento volontario durava tre anni ma i primi due erano particolarmente dedicati allo studio: ogni tre mesi un esame e, se si era promossi, si poteva continuare la carriera. Nel mio impegno giovanile ho potuto superare sempre bene queste prove, diventando caporale dopo solo sei mesi di scuola. Poi caporalmaggiore e, a soli 18 anni, sergente: ero uno dei più giovani sergenti d’Italia. A questo punto avrei potuto anche iniziare l’Accademia militare ma qualcosa in me si stava evolvendo facendomi capire sempre più in profondità che non era quella la mia strada. Così, dopo un profondo ripensamento, verso i vent’anni, ho lasciato tutto e sono tornato a casa, non senza aver conseguito una specializzazione in elettronica, radiotecnica e radartecnica, oltre all’attestato di idoneità a frequentare gli ultimi due anni di ragioneria, studio che avevo iniziato in una scuola serale. Lorenzo si interrompe e guarda lontano; sono passati tanti anni ormai anche se i ricordi restano molto vivi. Ho ripreso per un po’ la mia primitiva attività nel campo dell’orologeria, fino a quando mio padre, sofferente per le conseguenze di una ferita riportata in guerra, non morì. Più tardi, dopo un periodo di lavoro con mio fratello, ho preso la decisione di recarmi in Svizzera, la patria degli orologi, per specializzarmi sempre più in questo campo; non ultimo c’era in me, giovane e pieno di vitalità, anche il desiderio di nuove esperienze sia di lavoro che di cimentarmi nell’apprendimento di qualche nuova lingua, come il francese e il tedesco. L’impatto con l’estero non è sempre dei più facili… Arrivato in Svizzera è incominciata una nuova fase della mia vita; di lavoro ma anche personale. Dopo qualche anno infatti mi sono sposato con una ragazza italiana lì conosciuta e sono poi diventato padre di una bimba e, più tardi, di un bambino. Purtroppo tante cose non sono andate come avrei sperato… e ad oggi, la mia non è più una famiglia unita. Si intuisce la sofferenza di Lorenzo in questo campo e viene spontaneo rispettare la sua reticenza nel parlarne. Gli chiedo allora come si sia evoluta la sua esperienza nel campo della orologeria e vengo a sapere della relativa crisi degli anni Ottanta, con conseguente orientamento ad altre attività lavorative. Ogni orologio montato in Svizzera infatti veniva a costare molto di più che l’equivalente prodotto completamente, ad esempio, in Giappone; per cui è stato per lui giocoforza cambiare attività. Lorenzo è il tipo che sa adattarsi alle circostanze e così accetta per un periodo un lavoro di manutenzione di condizionatori d’acqua presso case private. Successivamente trova poi un ottimo impiego come magazziniere in una ditta di componenti elettriche, lavoro a lui particolarmente congegnale per le cognizioni di elettronica acquisite durante il militare. Così per alcuni anni. Nel frattempo qualcosa di molto importante si era fatto sempre più spazio nella sua anima, come conseguenza dell’incontro con don Silvano, un sacerdote di Chiasso che lo aveva invitato ad un incontro dei Focolari a Lugano. La spiritualità del movimento lo introduce sempre più profondamente in una prospettiva che gli apre nuovi orizzonti dell’amore di Dio per tutti e per ciascuno e la sua vita cerca di adeguarsi a questa nuova e più ampia dimensione. In tutte le vicissitudini esterne, di famiglia o di lavoro, ora Lorenzo ha una chance in più per affrontarne i problemi. Avverte di volersi impegnare come laico a testimoniare la vita evangelica nella società. Frequentando con altri amici svizzeri un corso di formazione per approfondire tale impegno, ha l’occasione di conoscere la cittadella di Loppiano, dove è stato programmato un giorno di visita. È qui che scocca la prima scintilla, si direbbe quasi una chiamata che si realizzerà molto più tardi, di un progetto di vita: trasferirsi lì stabilmente, portando anche il proprio concreto contributo di vita e di lavoro. Ma non è ancora giunto il momento. Tornato in Svizzera, nel frattempo incomincia a collaborare con la Cooperativa agricola di Loppiano, presente nella Mariapoli fin dai primi anni del suo esordio, aiutando nella rivendita del vino e impegnandosi sempre più in una donazione fattiva e radicale, realizzata giorno dopo giorno, instancabilmente. Non ho mai concepito le mezze misure, perciò questo ideale dell’unità lo sentivo fatto per me, proprio perché mi aiutava ad essere un cristiano radicale. Una delle prime cose che ho fatto è stata quella di rivedere se anche dal punto di vista economico io mettevo in comune tutto quello che potevo per aiutare gli indigenti e ho cercato di non passare mai sopra ad un aumento di stipendio o a qualche altra entrata particolare senza donare quel di più che la mia coscienza mi indicava come superfluo. Ad un certo punto arriva un nuovo cambiamento di attività. Gli chiedo come è stato, visto che Lorenzo si è trovato ad affrontare un ambiente e dei lavori per lui tutti nuovi. L’arrivo dei computer ha sconvolto un po’ tutto il mio lavoro precedente, nel quale in un primo momento era stata importante la mia competenza elettrotecnica. Ora tutto veniva programmato e successivamente presentato all’assemblaggio secondo lo schema indicato nei minimi particolari dal computer stesso. Di conseguenza al mio datore di lavoro incominciava a pesare troppo il mio stipendio, indubbiamente ottimo. Sono così stato licenziato. Per nulla demoralizzato Lorenzo si reca al sindacato nei cui uffici lavora un suo amico e, pur di non rimanere disoccupato, si propone per una qualsiasi attività si presenti in quel momento. Detto fatto: c’è infatti necessità di qualcuno che segua la manutenzione e le relative pulizie dell’ampia costruzione che ospita lo stesso sindacato, dotato di oltre settanta uffici, con un occhio al riscaldamento e a mille altri particolari… Ci prova e il risultato è ottimo: assunto col massimo dei voti! Verrebbe da commentare cuor contento il ciel l’aiuta…, e l’aiuterà per 15 anni, fino alla pensione. Sempre vigile e per nulla passivo Lorenzo approfitterà anche di nozioni che gli verranno impartite da una ditta di pulizie di un amico, rendendosi sempre più indispensabile e quanto mai gradito. È durante questo periodo, nell’82, che Chiara Lubich si reca in Svizzera, a Payerne, e parla ai presenti. Lorenzo, si lascia plasmare l’anima da quelle parole che resteranno scolpite per sempre in lui anche durante il complesso periodo doloroso delle sue vicende famigliari. Da quel momento, ferme restando le responsabilità nei confronti dei figli alle quali non si sottrarrà mai, non si chiude nel suo dolore ma si apre a una famiglia ancora più grande per la quale anche oggi vive, lavora e spera. Ora da alcuni mesi si trova a Loppiano. Prima della messa quotidiana serale alla Theotokos, chiesa-santuario dedicata alla Madre di Dio, Lorenzo depone gli strumenti, riassetta il suo look e, con un apparenza fresca come se stesse per incominciare la giornata, si inginocchia su un banco e prega. Sì, per me la preghiera è indispensabile. Da quando il papa ha indetto l’anno del rosario ho preso l’abitudine di recitarlo ogni giorno al completo, con tutti e quattro i misteri. Fa ormai parte della mia vita. Si nota in lui una grande pace. Il suo viso dice più delle parole e la sua presenza più di una predica. Fa venire in mente le pagine più serene del Vangelo, quelle che ricordano, ad esempio, quanto Gesù ha detto vedendo avvicinarsi a lui Natanaele: Ecco un genuino israelita in cui non c’è inganno. E a Loppiano, dove Lorenzo passa… tutto brilla, e non solo in superficie.

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