Il dilagare dell’iniquità e il raffreddamento dell’amore

I fatti di Macerata, la vendetta per Pamela, le discussioni sulle manifestazioni trovano un punto di contatto nel messaggio del papa per la prossima Quaresima

«Per il dilagare dell’iniquità si raffredderà l’amore di molti». C’è un per che unisce i due verbi e che li mette in tensione e li chiama ad interagire in questo straordinario versetto del Vangelo.

Ecco il dilagare dell’iniquità, parola di Gesù nel tempo apocalittico. Il nostro Paese, la nostra città appare attraversata dai profeti di sventura e di violenza, che uniscono parole e azioni. Il risultato di tutto questo è il raffreddamento dell’amore di molti, dove tutto si scioglie nell’ideologia.

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Papa Francesco, quando ha scritto il messaggio per la Quaresima, non aveva davanti a sé le azioni violente di Macerata, le parole della violenza gratuita, che giustifica – cioè rende giusto – l’agire violento come misura della vita della comunità.

Siamo chiamati a discernere l’antifascismo spirituale, che nasce dalla forza dello spirito e della penitenza, e ispira le grandi visione di pace. Quell’antifascismo che è deposto al centro e a fondamento della nostra Costituzione.

 

 

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Nel nostro Paese ci sono venuti incontro volti e persone, che hanno segnato questi giorni tragici: da Traini, fascista confesso e violento, ai 5 fratelli e una sorella, africani, che a Macerata volevano costruire una comunità capace di accoglierli, senza privilegi, ma anche senza rifiuti.

Hanno sperimentato il dilagare della iniquità, le cattive dottrine della ideologia, la apparente potenza della politica, riconoscendo e confessando, dunque, una violenza crescente, senza misura, che si allarga, volendo travolgere tutto.

E hanno vissuto il raffreddarsi dell’amore, che intristisce il cuore, che cancella il presente e il futuro come tempi di amore, di carità, di costruzione di futuro.

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In tutto questo la condizione e il mistero di Pamela, che ha pagato un prezzo assoluto e senza limiti di fronte a coloro che cercano vendetta.

Ecco la parola della vendetta, che sembra rassicurare, mentre al contrario ci porta nell’abisso, in cui il buio della notte avvolge e cancella ogni volto.

La paura è entrata nel cuore di molti, come se si cercasse una vittoria dei forti, piuttosto che una riconciliazione dei deboli, delle vittime e dei carnefici.

Non si tratta di rendere visibile la forza di cui disponiamo, quasi che avessimo bisogno di eserciti, ma di imparare la via dell’amore di fronte ai nostri fratelli nigeriani, che chiedono pochissimo e sono pronti a dare moltissimo.

Si è discusso sulle manifestazioni, se si dovesse manifestare contro il razzismo, contro il terrorismo, se ci fossero opposti estremismi, con colori opposti. Quando si cercano soluzioni astute e furbe per cercare di vincere e non di riconciliare, allora la politica si presenta con il volto peggiore di chi ha sempre ragione.

Allora la parola deve diventare silenzio, la ricchezza si deve fare povertà, il pianto si deve sostituire alla gioia, la verità alla menzogna, la condivisione invece dell’esclusione.

Ecco il tempo della conversione, della penitenza, delle lacrime, della debolezza che vince la forza. Allora è possibile imparare dal mistero di Pamela il dolore che non dimentica le vittime, la parola che cancella la menzogna, che riconcilia e non divide, che unisce per grazia chi vive la divisione urlata e insopportabile.

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