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Cultura > Persone e storie

Danilo Dolci, poeta e artigiano del sogno

di Giuseppe Milan

A cento anni dalla nascita un ricordo diretto del poeta e attivista sociale che ha insegnato con la vita la grande arte dell’educare. Alcuni cenni a partire da una delle sue più note poesie

Il sogno (foto Pexels – Rakicevic Nenad )

Danilo Dolci foto GIOSUE’ MANIACI/ANSA/TO

Ho avuto la fortuna di conoscere direttamente Danilo Dolci. Nel 1986 ero da poco impegnato nella didattica universitaria a Padova come collaboratore della cattedra di Pedagogia della prof.ssa Diega Orlando Cian, che ha invitato Dolci a tenere un seminario per gli studenti sull’importanza della parola in educazione. Ne avevo sentito parlare, naturalmente, ma sapevo davvero pochissimo di lui. Immaginavo che si sarebbe trattato di uno dei soliti seminari, ma la mia previsione fu del tutto sconvolta, e ne ho un ricordo vivissimo.

Ricordo soprattutto l’atmosfera che Danilo Dolci ha provocato, la disposizione relazionale, la prossemica che ha voluto stabilire. Infatti, quella sala-seminari presentava inizialmente la tradizionale disposizione cattedra-banchi, tipica di una comunicazione “verticale”: una disposizione che lui – sorprendendoci – ha chiesto immediatamente di destrutturare, per formare un cerchio: le distanze venivano così superate e a tutti era garantita un’uguale possibilità di partecipare come soggetti di una comunicazione democratica e condivisa.

Poi ci ha ulteriormente spiazzati perché, invece di svolgere una relazione sul tema – come immaginavamo –, ha cominciato a lanciarci delle domande, che percorrevano tutto il cerchio, a partire dalla domanda fondamentale “qual è il tuo sogno?”. E lì, a partire da questo scandaglio esistenziale, abbiamo parlato delle sfide del giorno, personali e collettive, di educazione, di maieutica. Il tempo è passato velocemente, e la convinzione condivisa è stata proprio – come dice testualmente una poesia di Danilo Dolci – quella che “ciascuno cresce solo se è sognato”.

Danilo Dolci è senza dubbio un poeta del sogno e, allo stesso modo, un artigiano del sogno, che si è sporcato le mani, il pensiero e le parole con il fango del sogno. Il sogno autentico, infatti, ha a che fare con la vita, anche con quello che nella vita è fango: non è un miraggio, una pia e avulsa illusione, ha a che fare con le radici – profondamente piantate nella nostra terra esistenziale-sociale-culturale – e con ali che ci aiutino comunque a volare.

Il sogno autentico ci aiuta a mettere le ali alla realtà, a non rassegnarci a vivere “terra terra”, a pensare che noi siamo sempre chiamati a decollare e a volare.

C’è perciò un’intima forza educativa in questa metafora del sogno e dell’immaginazione.

Ed è proprio vero che “ciascuno cresce solo se è sognato”: chi è sognato, viene abitato dal sogno, che si imprime in lui, come una matrice interna. Allora più facilmente diviene creatore di sogni, agente di immaginazione: comincia innanzitutto a sognare se stesso, a immaginare il proprio sogno personale-identitario che sprona a inseguirlo e a diventarlo realmente. Ciascuno di noi è una promessa utopica che dovrebbe realizzarsi.

Ma chi è sognato sogna anche l’altro da sé, diventa capace di vedere l’altro, il prossimo, attraverso il bellissimo caleidoscopio del sogno: ne scopre la bellezza interiore, ed è il passo fondamentale per portarla alla luce.

Inoltre, chi è sognato può sognare il mondo ed essere davvero ostetrico di un mondo altro, migliore, da costruire insieme.

Ma, come ha insegnato Danilo Dolci, per tutto questo abbiamo bisogno di essere corteggiati e generati da un sogno che stabilisca in noi la sua residenza dinamica e operativa: c’è bisogno di educatori-sognatori, di dreamers capaci di invertire le tendenze, già denunciate da Dolci, a rassegnarci di fronte alle difficoltà, lasciando che il mondo si impoverisca di immaginazione e che i sogni autentici vengano sostituiti da tanti pseudo-sogni, a cominciare dai sogni materiali, quelli della cosalità, della bulimia consumistica, o, più ancora dai pericolosi sogni del potere.

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

                                                                                                    (poesia di Danilo Dolci)

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