Cosa rende “buona” la scuola?

Riflessioni di genitori, insegnanti e ragazzi sul modo migliore per collaborare ad un insegnamento realmente a servizio degli studenti
Bambini a scuola

A scuola ciascuno dovrebbe avere l’occasione di scoprire i propri talenti e farli crescere, utilizzando i contenuti ma anche e soprattutto gli esempi. I ragazzi infatti chiedono con forza agli adulti, a volte anche con rabbia e determinazione, di mostrarsi loro come testimoni credibili, come modelli a cui rifarsi. Ma in che modo offrirsi ai ragazzi come modello?

Ho chiesto ai vari attori – genitori, insegnanti e ragazzi –, di dirmi cosa pensano su come meglio collaborare per creare una scuola veramente a misura dei ragazzi. Sono venuti fuori 12 gli elementi che a mio e loro avviso non dovrebbero mancare.

I primi tre riguardano tutti: genitori, insegnanti e ragazzi e si riepilogano in quella propensione al rispetto ed all’educazione su cui tutti concordano.

  1. Non essere pregiudizievoli ma valutare ciascuno in base alla complessità della persona e della situazione. Conoscere l’altro ed ascoltarlo sono azioni possibili solo se la mente è libera da pensieri sulla persona o sull’esperienza passata.
  2. Essere attenti al modello che si propone con il proprio comportamento. I giovani osservano ed apprendono per modeling. Osservano come genitori ed insegnanti interagiscono o si riferiscono a l’uno o all’altro.
  3. Parlare dei ragazzi in presenza dei ragazzi. Serve a responsabilizzarli, a concertare le misure più opportune che li riguardano, ad evitare di innescare situazioni in cui l’uno o l’altro possano attivare meccanismi di difesa, o di colpevolizzazione o addirittura triangolazioni.

 

Per quel che concerne i genitori, essi sono un faro e un porto sicuro per il figlio. I ritmi frenetici ed i tanti impegni non sempre si conciliano con la possibilità di stare al fianco dei figli. Si generano così sensi di colpa e ansie che fanno perdere di vista il vero ruolo. A cosa devono stare attenti i genitori?

  1. Lasciar fare ai figli le proprie esperienze senza essere iperprotettivi, rispettandone le inclinazioni e la volontà. È importante avere chiaro che questa è l’esperienza scolastica del proprio figlio e non confonderla con i propri vissuti.
  2. Essere accanto al figlio senza sostituirsi a lui, in modo che da se stesso utilizzi tutte le sue capacità e ne scopra anche di nuove mentre interagisce con i professori o col gruppo classe.
  3. Com-partecipare della vita del figlio nella scuola senza ingerenze, mantenendo chiari i confini ed i ruoli di ciascuno. È un modo per mostrare al figlio che si crede nella sua formazione e lo si sostiene. Lo si può fare in maniera diretta o indiretta, per come ciascuno può.

 

Gli insegnanti sono le figure in prima linea. Si destreggiano tra curricula che cambiano, corsi di aggiornamento e nuove strategie di apprendimento al passo con i tempi oltre che gestire una gran mole di contatti e relazioni. Cosa è importante ricordare?

  1. Essere consapevoli del proprio ruolo, del potere ad esso associato, delle forme della propria leadership e della propria capacità di esercitarli, sia nel coinvolgimento e nella gestione dei ragazzi, sia nella collaborazione con i genitori.
  2. Riconoscere di possedere numerose capacità, alcune anche in antinomia tra di loro: capacità di comunicazione e di ascolto, invito alla partecipazione e capacità di prendere delle decisioni, coerenza e flessibilità, accoglienza e fermezza, capacità di motivare, di infondere una fiducia genuina negli studenti e di appassionarli, di contribuire allo sviluppo di una coscienza civica, e di sviluppare la voglia di “imparare ad imparare” per essere sempre più soggetti attivi.
  3. Essere i primi a credere nella formazione così tanto da desiderare di aggiornarsi per rimanere al passo con i tempi e i cambiamenti che dal piano sociale e tecnologico si riflettono sul piano neuropsicofisiologico, come osserviamo già con i nativi digitali.

 

I ragazzi sono i veri protagonisti, anche se spesso sono visti come soggetti passivi della scuola.

  1. Andrebbero più spesso interrogati proprio per la capacità che hanno di osservare ed estrapolare idee, tenendo conto che più sono grandi più sono esigenti.
  2. Sono sempre disponibili a farsi conoscere se si accorgono che l’altro è genuinamente interessato ad ascoltarli. Essi chiedono di essere considerati per ciò che sono e non per le aspettative o i giudizi che su di loro si esprimono.
  3. Sono pronti a fare di ogni ostacolo una opportunità per gestire le differenze nel gruppo classe, soprattutto se osservano che anche gli adulti lo fanno.

A tutti l’augurio di un buon inizio!

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