Continuate ad accogliere. Il papa saluta Lampedusa

Quattro ore che resteranno nella storia del pontificato di Bergoglio e nelle pagine di quella dell'isola più a sud d'Europa. Accanto alla denuncia dell'indifferenza e delle coscienze illanguidite dal benessere ci sono le spine nel cuore di Francesco: gli sfruttati dai mercati di morte e dalle decisioni dei potenti
Il papa a Lampedusa

ore 13.15

Papa Francesco lascia l’isola, ma i lampedusani non lasceranno volare le sue parole. Lo dice il sindaco, lo ripete il vescovo e il parroco, lo confermano tutti i fedeli che hanno seguito il papa anche nella parrocchia di san Gerlando, dove all’uscita lo attendeva un nuovo bagno di folla. Nel salone parrocchiale, Francesco ha incontrato alcuni volontari impegnati nella pastorale delle famiglie, dei malati, dei bambini e ha salutato anche i rappresentanti dei movimenti. All’uscita un nuovo bagno di folla ad attenderlo e un nuovo saluto del pontefice: «Grazie per questa testimonianza, il Signore vi benedica e vi aiuti a proseguire in questo atteggiamento tanto umano quanto cristiano». Il sindaco Giusi Nicolini ha poi regalato al papa una raccolta di 120 foto a testimonianza degli sbarchi. Il papa, venuto per risvegliare le coscienze, ha parlato con chiarezza delle responsabilità di chiunque si incontri con una persona in cerca di una nuova vita. «Nessuno può ignorare il suo appello», commenta il primo cittadino, mentre in lacrime i lampedusani accompagnano il papa nella strada che lo porta all’aeroporto. Quattro ore appena, ma 240 minuti che restano nella storia e che sono il sigillo di quel richiamo a scegliere le periferie, segnale del pontificato di Bergoglio

 

ore 11.58  Lampedusa è un faro di accoglienza per il mondo

La madonna di Portosalvo a destra dell’altare accoglie la preghiera conclusiva di papa Bergoglio. La madonna, patrona dell’isola, viene di solito portata in città a fine settembre con una solenne processione per la sua festa il 22 settembre. In una grotta a fianco del santuario, su una lapide è scolpita la storia di accoglienza di quest’isola. I marinai che qui approdavano lasciavano sempre in questa nicchia scavata nella roccia i viveri necessari a chi sarebbe giunto dopo o vi sarebbe naufragato. Non importava la provenienza: arabo o cristiano, qui trovava di che sfamarsi e di che vivere per qualche giorno. Papa Francesco affida a Maria gli «uomini, le donne e i bambini costretti a fuggire percercare un futuro» affinché siano salvaguardati da «nuove e più pesanti schiavitù e umiliazioni». E ha pregato per «tutti noi, prigionieri delle nostre paure, che siamo distratti» e per la «conversione del cuore di quanti generano guerra odio e povertà, sfruttano i fratelli fanno indegno commercio delle loro fragilità».  Ringrazia poi ancora una volta gli isolani, per l’amore, per la carità e l’accoglienza: «Lampedusa è un faro e che questo esempio sia faro per tutto il mondo, perche’ abbia il coraggio di accogliere quanti cercano una vita migliore». E ha concluso dicendo: «Vi ringrazio per la vostra tenerezza che ho sentito anche attraverso la presenza di padre Stefano che mi ha raccontato quanto avete fatto verso gli immigrati».

ore 11.30 Chiediamo perdono per i tanti morti in mare

«O scià». Mio respiro, mio fiato. E’ l’espressione di calorosa accoglienza che i lampedusani riservano a chi si imbatte sulla loro strada. Esprime l’affetto, esprime l’anelito di vita che accomuna ogni essere umano. «O scià» ha salutato Bergoglio i musulmani mescolati ai diecimila fedeli presenti alla celebrazione. Ricorda che stasera inizia il Ramadan, il mese sacro di digiuno e assicura la vicinanza della chiesa. Ringrazia poi i volontari di marina, protezione civile, la comunità di Lampedusa per quanto hanno fatto durante e dopo gli sbarchi. «Siete una piccola realtà, ma ci avete offerto un esempio di solidarietà». Poi rivolto ai presenti, ma parlando anche a chi agisce come l’Innominato di manzoniana memoria «senza nome e senza volto»  prende decisioni che provocano queste tragedie. Punta il dito sulla cultura del benessere che «ci rende insensibili alle grida degli altri e ci fa vivere come in una bolla, illusoria, una bolla del futile e del provvisorio». «Siamo disorientati e non siamo capaci di custodirci gli uni, gli altri».

ore 11.04

Il viola è il colore che impera sull’improvvisato presbiterio allestito sul terrazzo della riserva marina, dove l’altare è issato su una piccola barca e il leggio è fatto di assi arrugginite e dal timone di una delle imbarcazioni arrivate su questi scogli. Il viola nella liturgia è il colore dei tempi penitenziali.

Bergoglio lo dice chiaramente nella sua omelia: siamo qui per chiedere perdono a Dio. «Perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi». Non fa sconti il papa nella sua condanna verso i mercanti di esseri umani e verso quell’indifferenza globale della nostra società «che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del patire con». «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? – ha proseguito il papa. Per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?».

ore 9.50 Papa Francesco è lampedusano

Sul molo Favaloro ad attenderlo circa 50 immigrati. Stanotte tre motovedette hanno dovuto soccorrerne oltre un centinaio che sono poi arrivati in salvo intorno alle sei del mattino. Un interprete ha tradotto per il papa le istanze di questi giovani, intimiditi e sorpresi da questa inatteso saluto. Francesco è sempre cordiale, porge la mano per primo. Chissà se fuori dall’occhio impietoso delle telecamere il colloquio avrebbe avuto altri toni. Ora c’è attesa per le parole che saranno pronunciate all’omelia. Intanto la Fiat Campagna bianca lo attende per portarlo allo stadio dove si celebrerà la messa.

ore 9.35

E' una processione di barche quella che accompagna papa Francesco a punta Malouk, luogo di vita per tanti immigrati che approdano sulla terra ferma dopo giorni in balia del mediterraneo e tomba di tanti che si schiantano con le loro carrette proprio a pochi metri dall’ingresso in Europa. Il papa getta in mare la corona di fiori e si raccoglie in preghiera. Sulle barche di tutte le tagli sventolano vele diventate striscioni: Papa Francesco, soltanto tu puoi salvarci; Sei uno di noi, Papa Francesco sei la nostra speranza. Poi c’è quello di contestazione: Francesco la speranza, la politica di panza, ad indicare quanta poca attenzione le amministrazioni hanno riservato a questo lembo d’Europa.

ore 9.10 Papa Francesco è arrivato a Lampedusa

Il fischio dei pescherecci schierati sul molo Favaloro saluta papa Francesco, appena atterrato a Lampedusa. Sul molo c’è tutta l’isola. Le barche sono stracolme di famiglie, bambini festosi, anziani: nessuno avrebbe potuto immaginare che il papa venuto dalla fine del mondo avrebbe scelto come meta del suo primo viaggio questo scoglio di pochi chilometri quadrati che è la fine del Vecchio mondo. Il pontefice uscito dall’aereo è salito in una semplice golf grigia per recarsi al porto dove lo attendeva la motovedetta della guardia costiera con cui si sta recando alla porta d’Europa. Qui lancerà in mare una corona di fiori per ricordare le vittime del naufragio. Sulla barca con lui, il parroco dell'isola don Stefano Nastasi e l'arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro.

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