Colombia, governo e Farc presentano un nuovo trattato di pace

Raggiunto un nuovo accordo incorporando varie delle proposte di modifica sorte in seno a coloro che si erano opposti al primo documento firmato a Cuba il 26 settembre scorso. Ma il tempo gioca a sfavore della pace: siamo o no di fronte al testo definitivo?
Juan Manuel Santos presidente della Colombia foto di Manuel Balce Ceneta per Ap

All'inizio di questo mese, all'indomani del fallimento del referendum che avrebbe dovuto sancire gli accordi di pace firmati a La Avana, superati i primi momenti di shock per questo fulmine a ciel sereno, il governo del presidente Juan Manuel Santos e i leaders del principale gruppo di guerriglia del Paese hanno ricominciato a lavorare alacremente per contenere gli effetti di questa brusca frenata al processo di pacificazione nazionale.

 

Prima di tutto, hanno ribadito la volontà di mantener fede al cessate il fuoco e di portare avanti il processo di pace. Successivamente, sono state aperte istanze di dialogo per accogliere le proposte formulate dal fronte che si è opposto agli accordi firmati a Cuba lo scorso 26 settembre. I critici, che fanno capo al più strenuo oppositore della prima versione degli accordi, l'ex presidente Alvaro Uribe, hanno avuto così modo di consegnare più di 500 suggerimenti, poi riuniti in una cinquantina di sezioni, che sono stati studiati dalle due delegazioni di negoziatori di nuovo riunite a Cuba.

 

Sono stati giorni di intenso lavoro, il cui frutto è stato pubblicato lo scorso fine settimana, quando il governo e le Farc hanno annunciato un nuovo accordo per mettere fine a un conflitto armato durato 52 anni. Ci sono modifiche sostanziali, quali una ulteriore definizione dell'attività della giustizia transizionale che verrà limitata nel tempo (dieci anni) e la disposizione che impone zone di delimitazione ai movimenti delle persone che avranno ammesso responsabilità in materia di crimini di guerra.

 

Un altro punto importante è la preparazione di un inventario dei beni in mano alla guerriglia, che dovranno essere utilizzati per risarcire le vittime del conflitto. Accolte anche le richieste di non includere il testo degli accordi alla Costituzione nazionale e di legare i costi dell'applicazione degli accordi alle disponibilità di cassa del governo, in modo da seguire criteri di sostenibilità.

 

Le parti hanno sottolineato lo sforzo fatto, avendo realizzato in appena 40 giorni un testo che tenesse conto di gran parte delle richieste. Restano fuori alcuni aspetti sui quali gli oppositori all'accordo hanno insistito: l'interdizione all'accesso a funzioni pubbliche dei leaders della guerriglia macchiatisi di crimini di guerra e l'applicazione, per gli stessi, di pene che prevedano la privazione della libertà. Il meccanismo di giustizia transizionale, in caso di cooperazione del condannato, prevede solo limitazioni alla libertà e pene alternative. Su questo punto, lo stesso presidente Santos ha riconosciuto che non è stato raggiunto un nuovo accordo.

 

Il testo è ora allo studio degli oppositori, che hanno chiesto che il testo non sia considerato definitivo. I tempi stringono. Santos, che ha ricevuto il Nobel per la pace, che ritirerà agli inizi di dicembre, vuole evitare la gaffe di riceve il prestigioso riconoscimento senza che sia stato raggiunto un accordo definitivo. Sa che ora il potere di inziativa è passato ai suoi oppositori, che faranno uso del tempo a loro piacimento, perché sanno che possono nuovamente esporlo a un fallimento. Santos sa anche che le Farc hanno fatto concessioni superando il limite che si erano poste, andare oltre appare realmente difficile. Il presidente dovrà pertanto scegliere con prudenza le sue prossime mosse.

 

Protrarre all'infinito lo studio del nuovo accordo gioca a suo sfavore e crea incertezza. Chiudere il dibattito quanto prima e lasciare che il parlamento ratifichi il nuovo accordo? Non ha l'obbligo di indire un nuovo referendum (e non lo aveva nemmeno prima), pertanto potrebbe in tal modo tagliare la testa al toro. Ma sarà possibile evitare o rendere accettabile il costo politico determinato dai punti non modificati degli accordi di pace? Acuire la polarizzazione esistente potrebbe portare il Paese a una situazione instabile e frenare il disarmo della guerriglia, che ancora non è iniziato.

 

Un'ulteriore impasse, inoltre, potrebbe spingere l'ELN (il secondo gruppo di guerriglia del Paese) a rivedere la decisione di iniziare un processo di pace simile a quello delle Farc. D'altro canto, l'opposizione se la sentirà di assumere il costo politico di impedire la fine della guerra interna? Nei prossimi giorni sarà possible constatare se i principali leaders colombiani saranno capaci di subordinare i propri progetti politici al bene comune della pace.

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