Un gruppo di oltre 100 organizzazioni cristiane provenienti da 20 Paesi dell’Ue ha lanciato, per la prima volta insieme, un appello alle istituzioni dell’Unione europea: «Europa, sii fedele alla nostra casa comune». Promossa in occasione della Settimana Laudato Si’, l’iniziativa vede tra i firmatari il Movimento Laudato Si’, Caritas Europa, CIDSE, ACLI, Federazione ACLI Internazionali, Azione Cattolica Italiana, Focsiv, diverse province gesuite, Pax Christi International, la Rete Ambientale Cristiana Europea (ECEN) e organismi come l’UISG e l’USG, in rappresentanza di oltre 600.000 religiosi e religiose.
L’appello esorta l’Ue a testimoniare i suoi valori fondanti – la dignità umana e il bene comune – accelerando una transizione energetica che sia socialmente giusta, utilizzando anche lo strumento della tassazione dei grandi profitti delle aziende del settore fossile. Il documento giunge in uno snodo politico cruciale: mentre l’Irlanda si appresta ad assumere la presidenza del Consiglio dell’Ue nella seconda metà del 2026 (in vista della prossima conferenza sull’uscita dai combustibili fossili che co-presiederà con Tuvalu all’inizio del 2027), i leader europei stanno avviando i negoziati sul prossimo bilancio settennale dell’Unione.
Proprio domenica 17 maggio, durante il Regina Coeli, papa Leone XIV ha condiviso la sua preoccupazione per i ritardi nell’azione climatica: «Purtroppo, in questi ultimi anni, a causa delle guerre, i progressi in questo campo sono stati molto rallentati. Perciò incoraggio i membri del Movimento Laudato si’ e tutti coloro che lavorano per un’ecologia integrale a rinnovare l’impegno. La cura per la pace è cura per la vita!».
«Questa campagna nasce in un momento critico: la seconda crisi energetica globale in meno di cinque anni e i principali conflitti in corso evidenziano la nostra profonda interdipendenza e vulnerabilità comune», ha dichiarato Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’. «L’Europa ha un’opportunità unica e la responsabilità morale di accelerare l’uscita dai combustibili fossili e passare all’energia pulita, anche attraverso l’introduzione di una tassa permanente sui profitti colossali delle compagnie fossili».
«L’Europa si trova di fronte a una scelta radicale: guidare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili o schierarsi con le aziende più inquinanti, responsabili da sole di metà delle emissioni globali di carbonio», si legge infatti nel documento.
Una richiesta, questa, ampiamente sostenuta dall’opinione pubblica: l’ultimo sondaggio di Eurobarometro conferma infatti che la grande maggioranza dei cittadini europei continua a chiedere misure climatiche decise. Del resto, i benefici economici della transizione sono già tangibili: nel solo mese di marzo 2026 l’energia solare ha fatto risparmiare all’Europa 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili, dimostrando che la svolta verso le rinnovabili è tanto un imperativo economico quanto un dovere morale.
I firmatari esprimono tuttavia profonda apprensione per il fatto che l’Ue stia progressivamente smantellando la propria legislazione ambientale, abdicando al ruolo di leader climatico globale. Troppo spesso, affermano, sotto la dicitura di “semplificazione” si è assistito a una vera e propria deregolamentazione – come nel caso del pacchetto legislativo “Omnibus” in discussione – che finisce per posticipare gli impegni climatici, aumentare la dipendenza dal fossile, indebolire i doveri di diligenza (la cosiddetta due diligence) e tagliare i presidi di salvaguardia sociale e ambientale.
«L’Europa sarà fedele alla sua vocazione solo se saprà scegliere con coraggio la strada della pace, della giustizia climatica e della cura della casa comune — afferma Giuseppe Notarstefano, presidente di Azione Cattolica Italiana —. Come ricordava Jacques Maritain, l’Europa potrà ritrovare sé stessa solo scegliendo di “vincere la pace”, costruendo fraternità tra i popoli e mettendo la persona umana al cuore della vita politica, economica e sociale».
In sintonia anche con il recente Manifesto delle Chiese del Sud del Mondo per una transizione giusta oltre i combustibili fossili, ed incoraggiate dal richiamo di papa Leone a non lasciare «spazio all’indifferenza o alla rassegnazione», queste associazioni cattoliche definiscono e chiedono quattro azioni immediate:
- Eliminazione graduale dei combustibili fossili: definire una strategia chiara per uscire dal carbone entro il 2030, dal gas entro il 2035 e dal petrolio entro il 2040, insieme a un divieto immediato di nuove esplorazioni e al blocco delle autorizzazioni per nuove infrastrutture fossili.
- Tassa sugli extra-profitti e stop ai sussidi fossili: introdurre una tassazione permanente sui massicci profitti delle compagnie fossili. Tali risorse dovranno essere vincolate al finanziamento della transizione energetica e al sostegno dei nuclei familiari più vulnerabili.
- Investimenti in energia pulita e “sufficienza energetica”: incrementare massicciamente gli investimenti nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica e nell’elettrificazione, promuovendo al contempo il principio della “sufficienza energetica” (il consumo sobrio e consapevole) e un’economia circolare per il risparmio delle risorse.
- Finanza climatica e giustizia sociale nel bilancio Ue: il prossimo bilancio settennale, che sarà finalizzato entro la fine del 2027, dovrà mettere al primo posto chi fatica a pagare le bollette energetiche, anziché tutelare gli interessi delle grandi multinazionali che accumulano miliardi di profitti.
«Non dobbiamo fare passi indietro e dobbiamo, possiamo, preparare il nostro futuro investendo nella transizione ambientale. Contando sul vento, sul sole, sull’acqua e sull’intelligenza e impegnandoci per il superamento dei combustibili fossili. Cooperando con tutti i Paesi del mondo in una prospettiva non predatoria», dichiara Ivana Borsotto, presidente Focsiv ETS. Mentre Emiliano Manfredonia, presidente nazionale ACLI, chiede all’Europa di «non arretrare sugli obiettivi ambientali e sociali, ma di avere il coraggio di guidare una transizione giusta, fondata sulla pace, sul lavoro dignitoso e sulla solidarietà».
«Ignorare chi soffre per la siccità o per la povertà energetica significa rinnegare la nostra comune umanità», conclude l’appello, richiamando il monito lanciato da papa Leone XIV alla COP30.
