Quando l’ho conosciuta, nell’agosto del 1972, Vittorina Gementi aveva 41 anni, ma ne dimostrava meno. Come una ragazzina, sul monte dove ci aveva portati un giorno a cogliere rododendri, ci incitava con esclamazioni entusiaste a raggiungerla là dove aveva individuato i cespugli giunti al picco della fioritura. Raggiante per la scoperta e un po’ rossa in volto per quel correre qua e là durante la gita, pareva intenzionata a invadere Villa Dora con tutti quei fiori purpurei e viola. Ospiti di Vittorina, alcuni aspiranti focolarini della cittadella di Loppiano, insieme a qualche artista del complesso musicale Gen Rosso, di cui allora facevo parte, trascorrevamo una breve vacanza presso quella dimora ottocentesca affacciata sul lago di Garda nella quale lei aveva creato il gioiello della “Casa del Sole”, centro diurno e casa per ferie e riabilitazione dei bambini con disabilità anche gravissime. Non ricordo attraverso quali conoscenze la fondatrice aveva conosciuto il Movimento dei Focolari per offrirci questa opportunità.
Prima di allora non avevo mai sentito parlare di lei, della sua opera, delle sue intuizioni che trovano oggi conferma nelle più avanzate scoperte neuroscientifiche. Né, durante il nostro soggiorno, la gentile ospite ce ne parlava al di là di qualche accenno, sia per l’innata modestia, sia per custodire il nostro riposo. Soltanto dopo anni sarei venuto a conoscere l’ammirevole azione pionieristica per amore dei più fragili di questa intrepida insegnante e ortopedagogista originaria di Porto Mantovano, che dagli anni ’60 agli ’80, come assessora all’Infanzia e vice sindaca del Comune di Mantova, lottò per difendere e salvaguardare la novità di questa fondazione, coadiuvata dalle stesse famiglie degli assistiti. Oggi la “Casa del Sole”, associazione Onlus, gestisce centri diurni che accolgono centinaia di ragazzi tra Curtatone, Mantova e Garda, ma anche centri diurni per adulti disabili.

Villa Dora. Foto concessa da: Casa del Sole.
Di Vittorina, nei giorni trascorsi come suoi ospiti, ricordo soprattutto il sorriso, il calore umano, l’entusiasmo contagioso, l’intelligenza illuminata dalla fede, i modi premurosi e delicati, la capacità di farsi prossima con chiunque: una donna che con la sola presenza irradiava pace, gioia, luce. Sì, Vittorina era il vero “sole” di quella casa che nella sua visita del 23 giugno 1991 Giovanni Paolo II paragonò ad un «santuario», segno di quella «civiltà dell’amore fondata sull’accoglienza, la misericordia e la carità».
La verginale trasparenza del suo sguardo e il suo essere al tempo stesso madre e sorella verso di noi erano singolarmente in sintonia col nostro proposito di impiegare quei giorni di riposo fisico e spirituale in un lavoro creativo: volevamo infatti comporre una messa cantata in onore di santa Chiara d’Assisi, la prima discepola di san Francesco, per l’11 agosto, giorno della sua festa. Ecco perché, sparsi in gruppetti nel bellissimo parco di Villa Dora e muniti di chitarra, Vittorina ci sorprendeva intenti a scrivere musica e parole dei vari brani.
Quanto a me, collaboravo con Gustavo e Domi, i due argentini della band, al canto d’ingresso ispirato alle vergini sagge della parabola – e vergine saggia era stata davvero santa Chiara. Ricordo che iniziava con i versi: «Veniamo a te con la nostra lampada, Signore./Ci guida a te questa fiamma accesa dall’amore». Nella cornice incantevole di quei giorni, la composizione fluiva facile e naturale. Quasi non ci accorgevano di chi, estraneo al nostro gruppo e di passaggio, si fermava a scattare qualche foto con discrezione, come per portarsi via quel creare in armonia. Venerdì 11 la nuova messa era pronta e i nostri canti accompagnarono la celebrazione nella cappella del parco: graziosa, tutta in legno, simile ad una baita di montagna.
Volgeva il termine della nostra vacanza a Villa Dora. Da allora, custodita in me lungo tutti questi anni, l’immagine sorridente di Vittorina è riemersa con nitidezza in questo 2026 nel quale la comunità nata da lei, per onorare un’eredità che intreccia pedagogia, scienza e spiritualità, va celebrando ben tre anniversari: i 95 anni dalla sua nascita (17 febbraio), i 30 dalla morte (26 maggio) e i 60 dalla fondazione della “Casa del Sole” (10 ottobre). Già nel 2011 era stato avviato ufficialmente il processo di beatificazione della nostra amica. Non immaginavo, quel giorno d’agosto del 1972, di cogliere rododendri con una santa.
