Christus vivit, lettera ai giovani

Giovani protagonisti in una chiesa sinodale. Intervista a mons. Fabio Fabene sulla esortazione apostolica posto sinodo dei giovani
AP Photo/Alessandra Tarantino

È stata presentata in Vaticano l’Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit, frutto del lungo cammino di ascolto e analisi della realtà giovanile. Nove capitoli, 299 numeri, in cui si è cercato di assumere le istanze dei giovani di tutto il mondo. Il documento, scritto sotto forma di lettera in cui il papa si rivolge ai giovani dando a ciascuno del ‘tu’, parte da tre verità fondamentali: «Dio ti ama», «Cristo ti salva», «Egli vive!».

Vengono affrontate numerose sfide tra cui quella ad essere protagonisti impegnati in prima persona in una Chiesa sinodale, il rapporto con gli anziani, il mondo digitale, gli abusi, il tema delle migrazioni, l’affettività, il discernimento della vocazione. Abbiamo intervistato mons. Fabio Fabene, Sottosegretario del Sinodo dei Vescovi.

Cosa le è piaciuto di più in questa Esortazione apostolica?
Mi è piaciuto l’inizio, è veramente molto bello: “Cristo vive”. Una grande affermazione di fede di cui tutti abbiamo bisogno, perché Cristo è il vivente, Cristo è il Signore, Cristo è Colui che cammina accanto a noi come ha camminato con i discepoli di Emmaus, spiegando loro il senso delle scritture, spezzando il pane e dando loro speranza. Questo è importante per il mondo di oggi, è il fondamento della fede: Cristo che è vivo, Cristo che è Risorto, Cristo che è accanto a noi è il grande annuncio che la Chiesa porta a tutte le generazioni. Se non ci fosse questo, la Chiesa sarebbe un’agenzia morale, una ONG come tante volte il papa afferma. Questa per me è stata la cosa fondamentale, la più bella di tutto il documento. Dall’incontro con Cristo vivo discende tutto perché se non c’è questo, tutto si relativizza: possiamo fare tanti progetti pastorali, trovare le strategie migliori, ma se non c’è l’incontro con Gesù vivo – come dice l’Esortazione apostolica – tutto è inutile. Dice S. Paolo: «se Cristo non è risorto vana è la nostra fede» e qui lo troviamo espresso con le bellissime parole di inizio, dove il papa dice che tutto quello che Gesù tocca, ringiovanisce, rinasce. È un po’ quello che abbiamo letto e sentito nella prima Esortazione apostolica, Evangelii gaudum: «con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia».

«Christus vivit» è un invito agli adulti a modificare lo sguardo, a volte anche tanti luoghi comuni, sui giovani. In che modo?
Questa è un’Esortazione apostolica che dà molta fiducia ai giovani e penso che noi adulti dobbiamo veramente ridare fiducia ai giovani perché sono migliori di quello che noi pensiamo e immaginiamo. Io l’ho sperimentato in questi anni di preparazione al Sinodo, durante il Sinodo ma anche negli incontri che ho avuto in varie diocesi e parrocchie con i giovani e non solo quelli delle parrocchie ma anche quelli che sono ai margini della vita ecclesiale o non pienamente inseriti in essa. Oggi i giovani possono darci molto, possono realizzare quel bene a cui noi tutti aspiriamo, possono aprirci cammini di novità, ma l’importante è saperli ascoltare e saper dare loro fiducia. Non è facile ascoltare e dare fiducia, però dobbiamo incamminarci su questa strada, spinti anche dalle parole e dall’insegnamento di questa Esortazione apostolica.

Il documento è anche un appello ai giovani a sentirsi parte di una Chiesa sinodale. È una sfida per loro, in un momento in cui c’è la tentazione a chiudersi nell’individualismo?
Innanzitutto credo che l’Esortazione apostolica impegni veramente i giovani perché è interessante leggere tutte le volte che nel documento il papa li invita a non rassegnarsi, a non stare sul divano, a impegnarsi per la costruzione di una nuova umanità. Ci sono tanti numeri in cui il papa, rivolgendosi personalmente con il tu ai giovani, li invita ad entrare nella realtà per poterla trasformare in bene. Come fare? Spetta all’azione della pastorale della Chiesa saper mettere in movimento i giovani, saperli intercettare e saperli impegnare, farli sognare in qualche modo perché possano veramente dare il meglio di loro stessi nella costruzione di un mondo nuovo e di una Chiesa che venga ringiovanita dal loro entusiasmo, dalla loro fede e dal loro amore.

Nel documento si parla della pastorale giovanile popolare, una pastorale che sappia accogliere anche quei giovani che “hanno altre visioni della vita, professano altre fedi o si dichiarano estranei all’orizzonte religioso” (n. 235). In che modo realizzarla?
Certamente dobbiamo rivolgerci a tutti. Il Sinodo – non ci dimentichiamo – fin dal suo inizio è stato un evento che si è voluto rivolgere a tutti i giovani, nessuno escluso. Questo è stato quasi un ritornello che ci ha accompagnato nella fase preparatoria ma anche durante il Sinodo: rivolgerci a tutti i giovani, nessuno escluso e la stessa riunione presinodale – che è stato il momento più alto, più intenso della fase preparatoria del Sinodo – ha riunito 300 giovani di tutte le condizioni sociali ed esistenziali, non solo i giovani delle nostre parrocchie ma i giovani nella concretezza della loro situazione. Tutti devono essere avvicinati dalla Chiesa in questa pastorale popolare che il papa qui propone. Ed è anche una pastorale sinodale – e questo è molto importante – perché, come dicevamo prima, i giovani devono essere protagonisti della vita della Chiesa. Non da soli, ma sinodalmente. Giovani ed adulti insieme, perché insieme siamo Chiesa, insieme dobbiamo camminare per poter portare il Regno di Dio nella storia di oggi.

La scelta dello stile dell’Esortazione apostolica è stata quella di un linguaggio semplice che però veicola un messaggio importante. È lo stile di papa Francesco. Sarà lo stile di tutta la Chiesa?
Certamente, perché il linguaggio è fondamentale. Se non c’è un linguaggio appropriato, i contenuti non passano. Dobbiamo avere il linguaggio di oggi. L’Esortazione apostolica usa il linguaggio dei giovani di oggi: ci sono termini che sono propri dei giovani di oggi e il papa in questo è maestro perché usa sempre con libertà questo linguaggio, il linguaggio del mondo di oggi per far comprendere e per trasmettere il messaggio del Vangelo. Dobbiamo incamminarci tutti, per riscoprire l’importanza del linguaggio del mondo di oggi.

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