Casa Pound e Forza Nuova, oscurati su Facebook e Instagram

La scelta della società proprietaria della piattaforma informatica nel giorno della fiducia della Camera al nuovo governo Conte. Domande aperte sul potere delle grandi aziende che gestiscono il mondo dei social
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Lunedì, mentre a Montecitorio andava in scena un infuocato dibattito intorno alla fiducia al nuovo governo Conte ,è arrivata la notizia che decine di account di Casapound e Forza Nuova e legati alle due forze politiche erano stati oscurati su Instagram e Facebook per volontà del proprietario delle due piattaforme, Facebook stesso.

«Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Per questo motivo abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose, che vieta a coloro che sono impegnati nell'”odio organizzato” di utilizzare i nostri servizi. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia. Gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram», recita la dichiarazione di un portavoce di Menlo Park.

Le reazioni non si sono ovviamente fatte attendere e sono arrivate copiose attraverso Twitter, che non essendo una piattaforma di proprietà di Facebook non è stata toccata dal provvedimento. «Facebook ha chiuso la mia pagina, 140.000 iscritti. E quella di CasaPound, 250.000. Ha chiuso le pagine dei nostri consiglieri comunali democraticamente eletti. Un abuso, commesso da una multinazionale privata in spregio alla legge italiana. Uno sputo in faccia alla democrazia. Un abuso commesso in un giorno simbolico. Un segnale chiaro di censura che per ora colpisce noi, ma indirizzato a tutta l’opposizione al Governo PD/5Stelle. Questo è solo l’inizio, chissà di cosa saranno capaci», scrive per esempio Simone Di Stefano di Casapound.

Facebook non è una piattaforma pubblica

Al centro della vicenda c’è però un punto che forse a tanti non è chiaro, né a chi protesta gridando alla censura politica e alla prevaricazione sulla libertà di pensiero, né chi pur “festeggiando”, si chiede se visto che il fascismo non è un’opinione ma un reato, debba essere un’azienda privata a far rispettare la Costituzione, prima che arrivi lo Stato a farlo.

Facebook e le altre piattaforme social che utilizziamo non sono spazi pubblici ma sono piattaforme private, e quindi utilizzandole accettiamo implicitamente regole e condizioni decise dal “padrone di casa”. Questo per quanto riguarda le questioni di privacy, di proprietà intellettuale di ciò che viene condiviso, ma anche per quello che riguarda il comportamento.

Facebook, come tutte le altre aziende proprietarie di piattaforme social, può arbitrariamente decidere per cosa può essere utilizzata la sua piattaforma e cosa no, quali messaggi possono essere veicolati e quali no. E non è tenuta a garantire sulla sua piattaforma né la libertà di espressione, né la pluralità.  Per questo a volte succede che segnalando contenuti che sono palesemente in violazione delle leggi italiane, questi non vengano cancellati perché rientrano nelle loro condizioni d’uso. Oppure, al contrario, vengono cancellate foto che raffigurano innocenti sculture di nudo che non violano nessuna legge.

Certo, il tempismo con cui Facebook ha operato la sua scelta apre legittimamente il fianco alle critiche e alle interpretazioni sprezzanti dei “censurati”, ricondotte al momento politico italiano che stiamo vivendo. Ma se Facebook ha ritenuto che determinate pagine violassero in termini di contenuto le proprie condizioni d’uso, ha tutto il diritto ad oscurarle.

Questa vicenda contiene in sé moltissimi aspetti, domande, interrogativi e apre ad altrettante considerazioni politiche ed etiche. Come si pone Facebook (e le altre piattaforme) all’interno del dibattito pubblico? Facebook è una piattaforma? È un editore? Deve applicare le “sue leggi” oppure quelle del Paese in cui opera?

Facebook userà lo stesso metro di severità anche con quei siti che pubblicano notizie false per diffondere odio, anche se non riconducibili ad una forza politica? O con pagine di estrazione politica opposta, che però altrettanto diffondono odio e attaccano chi non la pensa come loro?

Visto che Facebook “a casa sua” fa rispettare le sue regole, ognuno di noi è potenzialmente a rischio “ban” (nel gergo tecnico bannare è l’azione fatta per escludere un utente da una chat, da un gruppo, da un luogo di discussione virtuale) da parte di Facebook, in maniera del tutto imprevedibile ed arbitraria? Cosa significa quel “attaccano le persone in base a chi sono” contenuto nella comunicazione di Facebook?

Domanda a cui speriamo che Facebook decida di dare presto delle risposte.

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