Brasile, il presidente Temer sotto accusa

Una registrazione incastra il presidente Michel Temer. Nell’audio invita a continuare a pagare il silenzio di un ex legislatore in carcere che conosce a fondo la trama di corruzione. Il Tribunale Supremo ha autorizzato le indagini nei suoi confronti. Cosa succederà?

E la tempesta è arrivata. Il breve periodo di quiete che l’annunciava, l’autorizzazione a procedere ottenuta un mese e mezzo fa dai magistrati contro una ottantina tra legislatori e membri del governo – tra cui ben 8 ministri –, si è concluso con l’inizio di un tornado che potrebbe far volare via lo stesso presidente del Brasile. Il giornale O Globo e lo stesso Supremo Tribunale hanno resa pubblica una registrazione realizzata in segreto da un importante industriale della carne indiziato per corruzione.

Michel Temer

Nell’audio il presidente Michel Temer, una volta appreso che l’industriale sta pagando quote mensili (per un totale di più di 8 milioni di dollari) all’ex presidente della Camera, Eduardo Cunha, affinché non apra la bocca sulla rete di corruzione che sta sconvolgendo il mondo politico, affermerebbe: «Questo devi mantenerlo. D’accordo?».

Cunha, che sconta una condanna a 15 anni, conosce a fondo la trama di corruzione che avvolge il suo partito, il Pmdb, del quale fa parte anche Temer, ma anche gran parte dell’arco dei partiti. Compreso il PT degli ex presidenti Lula e Dilma Rousseff. Cunha ha prima perso la condizione di deputato per poi ricevere una sonora condanna per bustarelle per vari milioni di dollari. Ora appare una nuova tangente, milioni di dollari pagabili in 20 anni in cambio della legge di cui ha beneficiato, a suo tempo, l’industriale in questione.

Decine di manager hanno deciso di collaborare con la giustizia in virtù della normativa sulla delazione, in cambio di sconti di pena. Pertanto, si trema di fronte all’eventualità di una confessione di Cunha che potrebbe abbattersi in modo catastrofico sul sistema politico.

Dopo la smentita di Temer di ieri che ha annunziato che non si dimetterà, la registrazione è oggi su numerosi siti web e in essa appaiono anche i maneggi sottobanco ai quali ricorre continuando la logica dei favori pagati, come se il Paese non fosse avvolto da scandali, ormai, giganteschi. Il Tribunale Supremo Federale ha autorizzato i magistrati ad indagare Temer che non riceverà sconto alcuno. L’industriale che lo accusa, forse cosciente di essere prossimo a finire in manette, lo scorso 7 marzo registrò segretamente la conversazione tenuta con Temer. Oggi smentire non serve più. E mentre le indagini stringono il cerchio, anche gli alleati prendono le distanze da Temer e dalla sua gestione. Primo fra tutti l’ex presidente Fernando Henrique Cardozo, del Psdb, che lo ha invitato a dimettersi. Senza tale appoggio, pare difficile che il governo di Temer possa proseguire in carica. Tra l’altro questo partito ha i propri guai, dato che l’azione dei giudici continua a produrre “cadaveri eccellenti”. Giovedì scorso è stata la volta nientemeno che di Aecio Neves, del Psdb, avversario diretto di Dilma Rousseff, quasi da strapparle la presidenza della nazione. Neves è stato colto con le mani nel sacco: è stato provato che ha chiesto 2 milioni di dollari di tangenti allo stesso gruppo industriale della carne (Jbs). Il Supremo Tribunale lo ha sospeso come senatore affinché sia messo sotto processo.

Quale sarà la strategia di Temer? In varie città cominciano a prodursi manifestazioni che ne chiedono le dimissioni. Con tali prove, non resisterebbe l’impeachment, a meno che non abbia nella manica un potentissimo asso… Scrupoli per usarlo, stando ai fatti, non ne ha.

Leader di un partito associato alla destra e a settori conservatori, il Pmdb è sempre associato al potere, potendo fare da ago della bilancia nella formazione di maggioranze. È l’unico motivo che ha consentito di allearsi col Pt, di sinistra, capitanato dal sindacalista divenuto presidente, Lula da Silva.

Rieletto vicepresidente in coppia con Dilma Rousseff, nel 2014, da alleato strategico Temer si è convertito in acerrimo nemico della ex presidente. Quando Cunha comprese che Rousseff non avrebbe accettato di frenare le indagini sul gravissimo scandalo per corruzione, decise di dare il via libera a una richiesta di impeachment che giaceva nel cassetto della sua scrivania. Temer comprese che era la sua occasione per arrivare al massimo potere come ha sempre fatto: trovandosi nel posto giusto al momento giusto. Il voltafaccia fu immediato. Nel maggio scorso Rousseff venne destituita e iniziò la gestione del suo governo con l’idea di far uscire il Brasile dalla terribile recessione nella quale era piombato. La parola d’ordine: austerità e… tagli, tagli, tagli. Perfino il papa ha avuto il coraggio di criticare l’approccio neoliberista di questa politica “facile” e “superficiale”, che non ha dato grandi risultati.

Esiste poi una innegabile mancanza di legittimità: eletto come vicepresidente in base a un determinato programma politico, esercita la presidenza facendo l’esatto contrario. In un anno, ben 7 ministri del suo governo hanno dovuto rinunciare o per legami con la corruzione o per aver ammesso di voler frenare l’azione dei magistrati. Altri 8 sono sotto inchiesta.

Non essendoci un vicepresidente, dato che era lo stesso Temer, la linea di successione prevederebbe che in caso di rinuncia o di impeachment (se ne parla sempre di più), sia sostituito dal presidente della Camera e, se non fosse possibile, da quello del Senato. Si dà il caso che entrambi sono indiziati di reato e il Supremo Tribunale li esclude dalla linea di successione. In tal caso, toccherebbe al titolare del Supremo Tribunale, di cui è presidente Cármen Lucía. La norma costituzionale prevede che nel termine di 30 giorni il Parlamento sia incaricato dell’elezione, indiretta, del nuovo presidente della Repubblica.

Prende però sempre più corpo l’idea di una formula che permetta di indire elezioni anticipate e dirette (anche se per questo va emendata la Costituzione, che non le prevede). Insomma, rimescolare le carte e ripartirle di nuovo. Sarà la soluzione? È possibile. Ma solo se i partiti avranno chiaro di dover far pulizia al loro interno. Avranno questo coraggio?

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