È inevitabile: non ci si può girare dall’altra parte quando migliaia di persone sono costrette a fuggire o a cercare riparo, mentre la natura che circonda il loro habitat è divorata dalle fiamme. Secondo i dati della Global Forest Watch, piattaforma che nasce dalla collaborazione di oltre 40 enti e che combina la più recente tecnologia satellitare con le informazioni aperte , tra il 2001 e il 2024, gli incendi boschivi hanno distrutto nel mondo 152 milioni di ettari di alberi, pari a un terzo della perdita totale di alberi a livello globale nello stesso periodo. Nel 2024, finora l’anno più drammatico, sono andati in fumo oltre 13,4 milioni di ettari. E la tendenza è al rialzo.
Anche in Spagna la tendenza è al rialzo. Nel 2022, l’anno più tragico, sono bruciati oltre 226 mila ettari. Quest’anno, alla data del 27 luglio, siamo già arrivati a oltre 171 mila ettari, più di 50 mila solo nell’ultima settimana. I danni alla popolazione e all’ambiente sono disastrosi. I due incendi divampati ad una settantina di chilometri da Madrid, ormai fusi in un solo fronte, hanno provocato l’evacuazione di una trentina tra paesi e località urbanizzate (alcuni fra 3 e 10 mila abitanti) e la messa in allerta di altre 7 località. Complessivamente l’operazione ha coinvolto circa 115 mila abitanti. Si tratta di una zona non lontana da Madrid, dove tanti hanno una seconda casa e dove anche molti residenti scendono ogni giorno a lavorare alla capitale. Questi ultimi, oltre ad essere stati evacuati, trovano anche difficoltà per andare al lavoro.
Far fronte a tali disastri e anche prevenirli non è facile, ma nemmeno impossibile. È da decenni che si cerca di educare la popolazione con consigli alla portata di tutti, eppure è confermato che il 95% degli incendi boschivi è causato dall’uomo, principalmente per negligenza. E il periodo compreso tra il 1° giugno e il 1° novembre è quello a maggiore rischio di incendi. Basta prestare attenzione a semplici norme del tipo: non lasciare in giro rifiuti che potrebbero causare un incendio; non accendere fuochi durante la stagione degli incendi; evitare l’uso di auto o dispositivi a motore nei boschi; aumentare la consapevolezza ambientale; rispettare la legge e intensificare i controlli, ecc.
La migliore protezione contro gli incendi estremi, però, sono le foreste naturali: lo afferma Sven Selbert, responsabile della conservazione forestale e dell’uso sostenibile delle foreste presso l’organizzazione non profit Nature and Biodiversity Conservation Union (Nabu). Selbert afferma che lungo i secoli l’attività umana ha introdotto in molti luoghi specie non autoctone che ora si rivelano molto più fragili quando scoppia un incendio. Nell’Europa centrale, ad esempio, le foreste di latifoglie sane sono fresche, ombreggiate e naturalmente resistenti al fuoco. «Semplicemente non bruciano così facilmente – spiega Selbert – perché non lasciano arrivare al suolo tanta luce, impedendo così la crescita del sottobosco, soprattutto dell’erba. E in secondo luogo, perché le loro foglie non sono molto infiammabili». Nell’area mediterranea, invece, dove abbonda l’eucalipto non autoctono, il rischio d’incendi boschivi è aumentato. La vegetazione originaria della regione mediterranea era costituita principalmente da piante sclerofille (a foglie dure), che sono particolarmente adatte a climi con siccità stagionale, come lecci, mirto, querce da sughero, ulivi, alloro, corbezzolo ed altre. Queste piante si sono adattate e resistono meglio alla siccità e agli incendi. Forse bisognerà ripensare e ridisegnare i nostri boschi.