Battaglia europea sulla plastica

Nel mirino l’acqua nelle bottiglie di plastica. La Commissione europea ha presentato una proposta di revisione della direttiva sulle acque potabili
AP Photo/Gregorio Borgia

Forse grazie all’Europa i cittadini romani riusciranno a riavere accessibili i nasoni, le storiche fontanelle di Roma chiuse dalla giunta Raggi per non sprecare acqua. Eppure queste fontanelle erano la fonte primaria per molti senza tetto e disperdevano solo l’1% dell’acqua persa nelle vecchie tubature della Capitale. Bastava mettere un rubinetto apri/chiudi e il problema era risolto.

Ma adesso l’Europa chiede più fontane negli spazi pubblici delle città e maggiore qualità in modo da ridurre drasticamente l’acqua in bottiglia. L’obiettivo? Combattere l’uso della plastica nel vecchio Continente.

L’Italia è prima in Europa e terza al mondo (dopo Arabia Saudita e Messico) per consumo di acque confezionate. Ogni italiano consuma circa 210 litri di acqua all’anno e la spesa per una famiglia media (4 persone) è di 250 euro escluse le tasse di smaltimento.

Ma è davvero migliore l’acqua nelle bottiglie di plastica?

Prima di arrivare nelle nostre case queste bottiglie viaggiano a lungo, passando da ambienti caldi e soleggiati a locali freddi e umidi, e l’acqua è sempre in contatto con la plastica che la contiene.

La Commissione europea ha così iniziato a lavorare alla direttiva sulle acque potabili non per obbligare, ma per invogliare i cittadini al consumo dell’acqua del rubinetto: è più buona, più genuina e più economica.

«Le bottiglie di plastica sono tra gli oggetti più comunemente ritrovati nelle spiagge europee. Vogliamo seriamente metter fine all’uso indiscriminato della plastica» ha dichiarato il commissario europeo all’ambiente Karmenu Vella, dopo la presentazione della proposta di revisione della direttiva presentata giovedì 1° febbraio.

C’è innanzitutto la richiesta ai Paesi membri di aprire le fontane delle loro città ma anche strumenti per incoraggiare i gestori di ristoranti e bar a offrire acqua del rubinetto ai clienti anziché vendere quella minerale in bottiglia.

Bisogna «migliorare l’accesso all’acqua potabile per tutti i cittadini – si legge nel documento – e in particolare per i gruppi più vulnerabili e marginali che, attualmente, hanno difficoltà ad accedervi», attraverso la costruzione di fontane negli spazi pubblici delle città, ma anche attraverso una maggiore trasparenza e campagne di informazione. Proprio su quest’ultimo punto, la direttiva europea vuole imporre a chi distribuisce acqua di far sapere i reali costi e il prezzo al litro, oltre al livello di qualità dell’acqua e le sostanze nutritive che la compongono. In particolare la Commissione vuole introdurre 18 nuovi parametri nei criteri per stabilire la sicurezza dell’acqua, alzandone così gli standard qualitativi.

In bolletta ci sarà quindi non solo l’indicazione del prezzo al metro cubo, ma anche il costo al litro, per far capire ai cittadini che una bottiglia di plastica da 1 litro costa in media 30 centesimi, mentre un litro di acqua dal rubinetto ne costa appena 2 millesimi. Quindi se con 2 euro acquistiamo circa 8 bottiglie d’acqua, con la stessa moneta possiamo riempire 1000 bottiglie dal rubinetto di casa.

Con i nuovi criteri, secondo Bruxelles, i potenziali rischi per la salute associati all’acqua potabile si potrebbero ridurre dal 4% a meno dell’1%. Si stima che questa direttiva porterà a ridurre il consumo di acqua in bottiglie di plastica del 17%, con un risparmio di oltre 600 milioni di euro l’anno per i consumatori.

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