Avrete un altro me

Lo Spirito Santo è la nostra libertà, è un soffio d’aria leggera, che ci suggerisce al momento opportuno come muoversi e come amare  
AP Photo/Michael Probst

Questa volta Gesù non promette gioia, beni futuri, centuplo, esaudimento della preghiera… Promette nientemeno che Dio, nella persona dello Spirito Santo. Sta ormai per andarsene, Gesù, sta per tornare al Padre. Lo dice chiaramente ai suoi discepoli seduti attorno a lui per quella che sarà l’ultima cena con loro.

“Dove vai? –  si affretta a chiedere Pietro – Voglio venire con te”. “Per adesso – risponde Gesù – dove vado io tu non puoi venire”. “Perché non posso seguirti subito?”, insiste Pietro (cf. Gv 13, 36-37).

Gli vuole bene, Pietro, e come sempre ha l’ardire di dirglielo, facendosi voce di tutti gli altri. No, Gesù partirà da solo. Loro resteranno per continuare la sua missione. Senza il Maestro? Come fare? Impossibile.

Ecco allora la grande promessa: “Non vi lascerò orfani. Vi mando un altro me stesso”: «io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16). Gesù non ci sarà più, egli il “Dio vicino”, l’Emmanuele, il “Dio con noi”, colui che li difende dal male, che li guida…

In una parola, per i discepoli egli è un Paràclito, “colui che è chiamato in aiuto” (ad-vocatus), che prende la loro difesa, che consola. Non avranno più chi sta loro vicino, che li conosce, li capisce, si mette dalla loro parte? No, Gesù pregherà perché il Padre mandi un altro consolatore, un altro Paràclito, un altro Lui: lo Spirito Santo, una cosa sola con lui, come egli è una cosa sola con il Padre.

In quell’ultima cena Gesù lo promette a più riprese, per ben cinque volte. La prima volta annuncia il suo invio (Gv 14, 15-17), le altre quattro volte spiega la sua azione (14, 25-26; 15, 26-27; 16, 7-11; 16, 12-15). Parla ai discepoli per parlare a noi.

Lo Spirito Santo ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Gesù ci ha detto. Il suo nome è infatti “Spirito di Verità”, e opera in unità perfetta con il Maestro, che si è definito “la Verità”.

Spesse volte non sappiamo dare una risposta alle tante domande che ci assillano. Perché soffriamo? Perché la natura, seppur così maestosa, sembra pervasa da un’ombra di decadimento? Perché talvolta è tanto difficile farci comprendere da chi ci vive accanto? Perché Dio non si fa sempre sentire vicino a noi?

Sappiamo che nel Vangelo possiamo trovare le risposte vere, perché lì parla la Verità. Ma sappiamo davvero penetrare nel Vangelo? Chi rende quelle parole vive, palpitanti, significative per la nostra vita? “Tante cose non potete capirle”, ha detto chiaramente Gesù. Per questo ci manda lo “Spirito di Verità” che ci porta alla verità tutta intera. Riversando l’amore nei nostri cuori – perché lo Spirito è l’Amore – ci fa capire, ci fa vedere, perché solo l’amore è capace di comprendere in profondità.

Più ancora, ci porta proprio dentro il Vangelo, immedesimandoci con Gesù: ci insegna a proclamare che “Gesù è Signore” (cf. 1 Cor 12, 3) e in lui ci fa figli di Dio, e ci fa gridare “Abbà, Padre” (cf. Rom 8, 15).

Un altro compito che Gesù affida allo Spirito è quello di dargli testimonianza e insieme, da buon avvocato, di giudicare il mondo che non accoglie la testimonianza.

In questo modo svela il mistero della vita di Gesù e il senso della grande storia umana. Nello stesso tempo dà un “senso”, un perché, una direzione anche alla nostra piccola storia. Poiché vede le cose dall’alto, da Dio, sa di cosa abbiamo bisogno e quali sono i passi che siamo chiamati a compiere qui e adesso.

Sempre grazie al dono del suo amore, le nostre scelte possono essere motivate dall’amore, proprio come quando uno è innamorato. “Cosa piacerà a lui? Cosa piacerà a lei?”, si domandano sempre gli innamorati. Cercano di indovinare cosa può fare più contento l’altro. «A me piacerebbe andare al cinema, ma se alla persona di cui sono innamorato piace fare una passeggiata non me lo sogno neppure di andare al cinema: mi viene subito voglia di fare una passeggiata per stare con lei, per farla contenta. Ho rinunciato alla mia libertà? Tutt’altro! Proprio perché mi sento libero non faccio quello che mi piacerebbe, ma quello che piace all’altra persona; ed è questo che mi rende felice».

Lo Spirito Santo è la nostra libertà, è un soffio d’aria leggera, che ci suggerisce al momento opportuno come muoversi e come amare. San Tommaso d’Aquino, il grande teologo, parla di lui addirittura come di un “istinto” che è in noi: «Il cristiano, nell’agire, non deve essere mosso principalmente dalla sua volontà, ma dall’istinto dello Spirito».

Ce la faremo? Sì, perché lo Spirito Santo è la forza di Dio e ci rende capaci di attuare ciò che l’amore suggerisce: «Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza» (2 Tim 1, 7). È la «potenza dell’Altissimo» scesa su Maria (Lc 1, 35), su Gesù (Atti, 10, 38), sugli apostoli «rivestiti della potenza dall’Alto» (Lc 24, 49), su Paolo, che lungo tutta la sua vita, ha costantemente sperimentato la medesima «potenza dello Spirito» (cf. 1 Cor 2, 4-5).

Che promessa grande, che dono! Grazie, Gesù.

 

 

 

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