Artigiani della pace

Il cantiere-carovana promosso dalla Comunità di s. Egidio si conclude a Osnabruck. Un vero momento di intesa, con alta spiritualità, che spesso porta molti alle lacrime
Cantiere della pace a Muenster

Il ‘cantiere della pace’, come i membri della Comunità di Sant’Egidio amano definire i loro incontri annuali che vogliono tener viva la memoria dell’ottobre 1986 di Giovanni Paolo II ad Assisi con leaders religiosi del mondo, si è trasformata ieri in ‘carovana della pace’. I partecipanti, infatti, da Münster si sono trasferiti a a Osnabrück, dove nel pomeriggio si sono svolti i vari momenti di preghiera secondo le diverse tradizioni religiose e in serata si sono conclusi i lavori di questi giorni con la tradizionale assemblea nella piazza principale della cittadina, un teatro raccolto e magico in quanto a calori e clima. L’aria era frizzante per via del temporale che ha rovesciato scrosci d’acqua proprio mentre si stavano concludendo le varie assemblee di preghiera. Ma, poi, solo cielo sereno, solcato da vari arcobaleni più o meno pronunciati, vento piuttosto freddo e un grande silenzio e concentrazione sulla celebrazione finale.

Per chi è abituato a questi momenti, sembra quasi di ripetere un copione già visto: la cerimonia, infatti, si snoda secondo tempi e modalità scanditi fedelmente da anni. I leader si incontrano per le vie della città all’uscita dei rispettivi luoghi di preghiera per la pace e camminano insieme, fra due ali di folla, verso la piazza. Qui molti di loro salgono su un palco approntato nei giorni e nelle ore precedenti con uno sfondo tradizionale, quest’anno caratterizzato dalla colomba di pace. Cominciano, poi, i discorsi conclusivi, in particolare quello del Prof. Andrea Riccardi, fondatore della comunità, è sempre molto atteso perché capace di leggere le caratteristiche del convegno. Segue una testimonianza. Quest’anno molto forte la voce del vescovo armeno-cattolico di Aleppo, Boutros Marayati che, evocando Paolo VI alle Nazioni Unite, ha osato gridare: ‘Mai più la guerra’. Infine l’appello letto ai presenti e consegnato a bambini che a loro volta lo affidano a leader religioni e politici.

A conclusione di tutto, a testimonianza di un impegno per la pace, l’accensione di luci su due candelabri ai lati del grande palco. Quello che non si riesce a descrivere è il clima che questa cerimonia costruisce sulla piazza e fra i partecipanti: un vero momento di pace con alta spiritualità che spesso porta molti alle lacrime. In affetti, si vedono sul palco ebrei, musulmani sunniti e sciiti, buddhisti mahayana e theravada, indù di diverse tendenze, zoroastriani, giainisti, sikhs e, ovviamente, cristiani di diverse denominazioni. Un vero panorama religioso mondiale che non manca di mettere spalla a spalla quelli che si considerano spesso nemici o con trascorsi storici non del tutto pacifici.

L’appello consegnato ai leader religiosi e politici parla chiaro: fermare i conflitti in corso, il terrorismo che uccide gli innocenti e ogni forma di violenza. A soffrirne, infatti, sono tutti, ma in modo particolare i poveri e i più deboli della terra. Il testo firmato dai leader religiosi contiene frasi importanti, che dissociano dalla violenza in nome di Dio cristiani, musulmani ed ebrei oltre alle diverse fedi orientali presenti all’incontro internazionale “Strade di Pace”. In effetti, in questi giorni i vari gruppi di lavoro con tematiche spesso provocanti e, comunque, mai indifferenti, hanno spesso toccato un punto nevralgico: le religioni, strumentalizzate, possono infiammare il mondo. D’altra parte, possono anche salvarlo restituendo quell’anima che rischia di perdersi per una globalizzazione “che ha puntato troppo sull’economia e sul mercato” e non sull’uomo.
Nella cerimonia finale il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha invitato tutti a “non rassegnarsi” di fronte alla violenza e a “non accettare l’indifferenza” nei confronti del “dolore degli altri”. Occorre essere “artigiani di pace”.

Infine, i “pellegrini di pace” delle diverse religioni hanno promesso di allargare la loro rete per prevenire i conflitti e coinvolgere tanti in questo impegno di dialogo e di incontro. Ed già in calendario il nuovo appuntamento: a Bologna, il prossimo anno, invitati dall’arcivescovo Matteo Zuppi, per la prossima edizione della Preghiera per la Pace secondo lo “spirito di Assisi”.

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