Amore nel lager

Nel documentario Se questo è amore dell'israeliana Maya Sarfaty, l'incredibile storia d'amore tra una prigioniera detenuta nel lager di Auschwitz e un ufficiale austriaco delle SS. È possibile vederlo su diverse piattaforme in streaming.

Quanti film e documentari  sull’Olocausto. Giustamente riproposti ogni 27 gennaio perché il ricordo non vada perduto: strage disumana, una delle tante nella storia passata e presente. Ma questa che oggi le nuove generazioni rischiano di non conoscere nell’ampiezza e nella crudeltà va raccontata. In questo caso la storia dovrebbe essere  maestra della vita, se ascoltata. Se questo è amore della regista israeliana Maya Sarfati è un documentario che racconta una storia che ha dell’incredibile. La giovane Helena Zitrun viene inserita fra il primo migliaio di condannati nel lager di Auschwitz. La morte è in agguato momento per momento. La ragazza viene notata da un sergente austriaco delle SS Franz Wunsh: nasce una simpatia reciproca che si tramuta per lei nel primo amore. Sconcertante. Tutto si svolge nel campo, nel reparto Kanada vicino alle camere a gas. Franz con lei è gentile, la cura quando prende il tifo, per amore di lei riesce a salvare dalla morte alcune persone, anche la sorella ma non i suoi tre bambini morti gasati. Una sofferenza atroce. Poi la aiuterà nel ‘45 a fuggire all’arrivo dei sovietici. Wunsh è un soldato che ama andare al fronte, crede nella vittoria tedesca, non ama stare nel lager. Tratta bene le donne, ma non gli uomini che picchia come gli altri ufficiali.  Lei viene indagata dalle autorità del campo, torturata ma non svela il nome di Franz, che le è grato. Le detenute la guardano, la sospettano, la invidiano. Ma lei vede negli occhi di Franz per la prima volta «uno sguardo umano» in quell’inferno.

Alla fine delle guerra, i due si lasciano promettendosi amore, lui le scrive spesso, lei non risponde, si rifà una vita, una famiglia in Israele. Finché nel 1972 Franz è sotto processo come assassino a Vienna: la moglie di lui le scrive per chiederle di andare a testimoniare. Helena, nonostante le contrarietà di molti, ci va. Piangeranno entrambi rievocando il passato, ma non si  guarderanno mai in faccia. Franz verrà dichiarato non colpevole: morirà nel 2005, lei nel 2007.

Ha senso raccontare una vicenda simile nel luogo dell’orrore? Non si dovrebbe stigmatizzare l’ex sergente crudele con gli uomini  anche se dolce con la ragazza?

È difficile oggi giudicare questo passato triste. Quello che il documentario, girato  con cura della verità, dimostra è che l‘amore può nascere dovunque, anche in un luogo disumano: l’amore è più forte. Il cuore umano in fondo è un mistero, contiene una forza che supera anche la disperazione.

Ma Se questo è amore non è una storia romantica: cose terribili ci sono state e vengono mostrate. Ed Helena ha poi pagato molto a livello psicologico. Eppure la storia rivela il barlume di speranza che si accende e si è acceso nel luogo della morte: l’amore è luce anche ad Auschwitz.

 

 

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