Alleati per lo sviluppo

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In assenza di un grande cambiamento, senza una netta inversione di rotta, la gioventù africana continuerà a trovarsi davanti a un passato muto, a un presente cieco e a un futuro sordo. Da buon africano, servendosi di immagini più che di teorie, un grande storico del continente nero, Joseph Ki-Zerbo, così tratteggiava la situazione della sua gente. Il monito dello studioso del Burkina Faso riecheggia sotto le volte antiche del Campidoglio, per bocca del sindaco di Roma Walter Veltroni che apre i lavori di una due giorni dedicata al continente dimenticato. Africa ed Europa: un destino comune, recita il titolo della convention che riunisce nella capitale rappresentanti politici italiani ed africani, volti della società civile, esponenti sindacali e del volontariato. La diversità di provenienza non è solo geografica. Fra gli invitati speciali il presidente della repubblica del Mozambico Joaquim Alberto Chissano, quello del Burundi Domitien Ndayizeye e della Nigeria, Olusegun Obasanjo, insieme a numerose altre autorità africane. Il nostro paese è rappresentato a più livelli: dal sottosegretario di stato agli affari esteri Alfredo Luigi Mantica, ad Andrea Riccardi fondatore della Comunità di sant’Egidio, da Savino Pezzotta segretario Cisl a Sergio Marelli, presidente delle ong italiane. Clou della manifestazione promossa dal comitato Italia Africa 2004, l’appuntamento a piazza del Popolo con un megaconcerto per ricordare che il destino dell’Africa non è immutabile. Molto dipende da noi. Batti batti le mani, siamo amici degli africani; dal nord al sud del mondo, buttiamo giù ogni muro, soltanto nella pace per tutti il futuro. Slogan, musica, ritmi africani e nostrani, bandiere e gonfaloni attraversano le strade del centro per sfociare infine nella grande piazza romana dove si ritroveranno più di centomila persone. È la prima manifestazione per l’Africa promossa da una città occidentale. Contro nessuno appunto, bensì per. Il presente cieco delle guerre, della povertà estrema, delle malattie, dell’analfabetismo che noi possiamo vedere se solo non voltiamo le spalle, grida alle nostre orecchie che vorrebbero continuare ad essere sorde e ci ricorda che noi siamo la prima generazione che può sconfiggere la povertà. Abbiamo risorse, conoscenze e tecnologie per farlo. Non è solo una dichiarazione ufficiale della signora Eveline Herfkens, coordinatrice della Millennium development goals campaign ma è una convinzione condivisa da tanti. Con questi ed altri forti richiami il sindaco di Roma e con lui gli altri intervenuti hanno inteso scuotere l’opinione pubblica assopita nei suoi piccoli- grandi problemi quotidiani che spesso nulla hanno delle proporzioni di tragedia che annientano intere popolazioni. Sempre a Roma, appena qualche settimana prima, si era svolto un altro evento rilevante, di portata mondiale: il IV Forum dell’Alleanza delle città contro la povertà. Una rete mondiale promossa nel 1997 dall’Undp, il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, che coinvolge attualmente 200 città in 59 paesi nei 5 continenti. Nata per sostenere a livello locale la sfida alla povertà e realizzare gli Obiettivi del millennio emanati dall’Onu, l’Alleanza ha nei Forum a scadenza biennale un momento chiave del suo operato. Da quello francese di Lione nel 1998 servito a mettere in evidenza le difficoltà delle città africane nell’affrontare il problema della povertà a quello di Ginevra nel 2000 incentrato su degli obiettivi concreti, come la creazione di un fondo internazionale di solidarietà, al terzo svoltosi a Huy (Belgio) che ha permesso grazie ai partenariati ed agli scambi di esperienze tra le municipalità di sostenere delle azioni miranti al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle donne sfavorite socialmente, si è arrivati a quello di Roma che aveva un scopo ben preciso: trovare insieme i mezzi per contribuire alla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio su scala municipale. Il tanto conosciuto motto Pensa globalmente, agisci localmente trova qui un metodo applicativo efficace. I problemi hanno una dimensione globale e sono interdipendenti. Allo stesso tempo però le situazioni sono concrete e vanno gestite localmente. Ecco allora che accanto alle doverose grandi decisioni della politica internazionale, funziona una partnership a tu per tu si potrebbe dire. Un rapporto diretto, cioè, fra città di continenti diversi che possono interagire, ora per condividere soluzioni, ora per mobilitare risorse, ora per migliorare condizioni di vita. E i forum mondiali sono una grande opportunità di scambio di esperienze, di informazioni, di competenze… Ne deriva anche una sensibilizzazione della popolazione locale che favorisce la partecipazione alla gestione della cosa pubblica come per esempio è successo a Porto Alegre, in Brasile, dove il coinvolgimento dei cittadini nella stesura del budget municipale e una conseguente trasparenza nella spesa, oltre a produrre grandi progressi nella fornitura idrica e nella scolarizzazione, ha determinato una riduzione dell’evasione fiscale. Le persone erano infatti più motivate a pagare le tasse vedendo impiegato bene il loro denaro. O come è accaduto tra la città francese di Besançon e quella di Douroula nel Burkina Faso. In quest’ultima c’era da risolvere il problema dell’acqua potabile e quello dell’alfabetizzazione. Saranno proprio le conoscenze tecniche e i mezzi finanziari messi a disposizione dalla municipalità francese a permettere a tutti gli abitanti di Douroula l’accesso all’acqua potabile mentre la cooperazione tra queste due collettività ha permesso di mettere in opera un programma di scolarizzazione. E come non ricordare l’impegno degli studenti di quattro licei romani che aderendo all’invito del loro sindaco si sono adoperati per la costruzione di una scuola a Maputo, in Mozambico. O ancora la cooperazione fra l’Ama, l’azienda capitolina per la raccolta dei rifiuti e l’ Ama Senegal che a Dakar è diventata la più grande azienda con 1600 dipendenti di cui il 99 per cento sono africani. Un progetto in difesa dell’ambiente e nel rispetto dei diritti dei lavoratori. Piccoli passi che insieme a tanti altri danno grande speranza. Evidenziano che il futuro dell’Africa dipende veramente anche da noi ma che viceversa il nostro futuro è legato a quello di questo immenso ricco continente. Che non è solo teatro di povertà, guerre, odio tribale. Ne sono sempre più coscienti i vari paesi che lo compongono i quali al vertice di Lusaka del 2001 vararono il Nepad (nuovo partenariato per lo sviluppo) che si fonda sui principi di cooperazione, responsabilità e reciprocità di impegni con il mondo industrializzato. Non più assistenza ma partenariato dunque: un nuovo concetto in cui sta forse una chiave importante per il comune destino degli uomini. Che necessita di una conoscenza. Ecco perché non è secondaria la richiesta promossa dal comitato ItaliaAfrica 2004: una sede Rai nel continente nero che tenga spalancata una finestra su milioni di persone le cui vicende aspettano di assumere dignità. GLI OBIETTIVI DEL MILLENNIO 1. Sradicare la povertà estrema e la fame. 2. Assicurare la scolarizzazione primaria per tutti. 3. Promuovere l’uguaglianza dei sessi e l’autonomia femminile. 4. Ridurre la mortalità infantile. 5. Migliorare le condizioni di salute in gravidanza. 6. Combattere l’Hiv/Aids, la malaria e altre malattie. 7. Garantire la sostenibilità ambientale. 8. Costituire un partenariato mondiale per lo sviluppo.

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