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Persona e famiglia > Lo sport del lunedì

Addio a Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter

di Noemi Di Benedetto

- Fonte: Città Nuova

Lutto nel mondo del calcio: si è spento all’età di 83 anni Sandro Mazzola, storico vessillo dell’Inter e della Nazionale azzurra

Allenamento azzurri. Nella foto da sinistra Sandro Mazzola e Fabio Capello. Roma, 25 febbraio 1974 ARCHIVIO ANSA 61635

Il calcio italiano piange uno dei suoi giganti: se n’è andato, dopo una lunga malattia che lo tormentava da tempo, nella notte tra venerdì e sabato scorso, il grande Sandro Mazzola: figlio d’arte diventato bandiera eterna dell’Inter e uno degli ex calciatori più iconici di sempre della Nazionale azzurra.

I primi passi in campo, sulle orme di papà Valentino

Sandro Mazzola, un nome iconico con un’eredità pesante lasciata dal papà Valentino prima ancora che Sandro potesse capire di essere figlio di una leggenda, una leggenda del Grande Torino morto, insieme ai suoi compagni a Superga.

Sandrino ha solo 6 anni quando suo padre, il grande Valentino Mazzola, perde la vita insieme alla squadra del Grande Torino. Solo 6 anni passati con la leggenda Valentino ma, comunque, anni sufficienti per far crescere in lui e nel fratellino Ferruccio (che di anni ne aveva solo 3) l’amore e la passione per il calcio. Una passione che i due fratelli Mazzola riescono a coltivare grazie a Benito Lorenzi, il “Veleno dell’Inter”, che, aiutato da loro padre in Nazionale, segue con affetto i due fratellini che diventano la mascotte della squadra. Da mascotte, poi, Sandro entra in campo a soli 15 anni sotto la guida di Peppino Meazza e l’occhio vigile di Helenio Herrera, tecnico della prima squadra che gli ripete: «Gran giugador el padre. Vederemo te» e a soli 18 anni Sandro si fa vedere.

Il suo esordio in Serie A avviene in un contesto a dir poco burrascoso. Si giocava la partita-scudetto Juve-Inter, inizialmente sospesa, con sconfitta a tavolino per i bianconeri, per ragioni di sicurezza e poi, improvvisamente, si decide di rigiocarla. Angelo Moratti, presidente nerazzurro, va su tutte le furie e spedisce a Torino la formazione De Martino, la primavera nerazzurra contro la Juventus come forma di protesta. Di quella formazione fa parte anche Sandro Mazzola. L’epilogo non ha niente di leggendario per la squadra: la Juve vince la partita contro i ragazzini dell’Inter per 9-1 ma quell’unico gol è di Mazzola che, su rigore, al suo esordio in Serie A fa un figurone e dimostra a tutti di essere all’altezza di papà Valentino. Era il 10 giugno 1961 e dal ’62-63 il Mago inserisce Sandro stabilmente in prima squadra e nasce, così, il mito della Grande Inter.

I giocatori dell’Inter e della Roma osservano un minuto di silenzio in memoria dell’ex calciatore dell’Inter Sandro Mazzola durante la partita di Serie A tra AS Roma e FC Inter allo stadio Olimpico di Roma, il 19 settembre 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

La Grande Inter e una carriera leggendaria

Da quel giorno Sandro Mazzola inizia una carriera eccezionale che lo porterà a diventare il simbolo della “Grande Inter” di Helenio Herrera. Un calciatore moderno capace di leggere il gioco con intelligenza e di sfruttare nel migliore dei modi velocità, scatto, doti tecniche, dribbling e fiuto del gol per formare una mezzala che ha dominato il mondo con la sua squadra, arrivando anche a vincere, grazie proprio ad una sua doppietta, la prima Coppa Campioni nella dolce notte del Prater di Vienna contro il Real Madrid. Nei 17 anni passati in campo all’Inter (prima degli 11 da dirigente) il giocatore simbolo della Grande Inter ha conquistato la bellezza di 4 Scudetti (1963, 1965, 1966, 1971), 2 Coppe dei Campioni consecutive (1964, 1965) e 2 Coppe Intercontinentali.

Una carriera già magica a cui si aggiungono, poi, le 70 presenze in Nazionale da protagonista per Sandro che, in maglia azzurra, si è aggiudicato − risultando il migliore in campo nella finale contro la Jugoslavia − il titolo continentale nel 1968 e il titolo di vicecampione del mondo al termine del Mondiale di Messico 1970 contraddistinto dalla mitica “staffetta” con Gianni Rivera, bandiera del Milan come Sandro lo era dell’Inter: simbolo di due grandi giocatori allo stesso tempo avversari e compagni di squadra.

E così, con la leggerezza di chi volava in campo e con la leggerezza di chi per 6 volte ha mandato il pallone in aria senza farlo cadere come quella notte a Berna, siamo certi che Sandro Mazzola ha raggiunto papà Valentino e il fratello Ferruccio e si è riunito alla sua Grande Inter, lasciando a Guarneri, Bedin e Domenghini il compito di custodirne la memoria tra i mortali. Così, leggero, palleggia e vola a Dio.

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