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Italia > Società

Il dono è legge

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova


La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad obbligare i supermercati superiori ad una certa dimensione a donare il cibo invenduto alle banche alimentari. Il risultato di una campagna della società civile

Francia supermercati

Alzi la mano chi di voi non si è mai indignato vedendo quanto cibo fresco ancora commestibile, ma ahimé invendibile il giorno successivo, i supermercati gettano via all'orario di chiusura. In assenza di una convenzione specifica con mense o enti di beneficenza, tutto quel ben di Dio è destinato al cassonetto.

 

Una svolta decisiva è però avvenuta in Francia, il primo Paese al mondo a varare una legge – approvata peraltro all'unanimità – che obbliga i supermercati con una superficie di vendita superiore ai 400 metri quadrati a stipulare queste convenzioni, così che nulla vada sprecato. Il provvedimento entrerà in vigore mercoledì 10 febbraio – mercoledì delle ceneri, peraltro: curiosa coincidenza – ed è il risultato di una campagna portata avanti a livello della società civile e guidata da Arash Derambarsh, consigliere comunale nella cittadina di Courbevoi.

 

Tutto era iniziato con una raccolta di firme – oltre 200.000 in quattro mesi – iniziata lo scorso anno a sostegno di una proposta di legge che imponesse agli esercizi commerciali non solo di devolvere l'invenduto non più vendibile – perdonate il gioco di parole – a chi ne potesse fare buon uso, ma anche di non distruggerlo – cosa che spesso accadeva, per evitare lunghe “code” di senzatetto ai cassonetti – così che chi ne aveva bisogno potesse eventualmente recuperarlo, foss'anche dalla spazzatura. Sostanziosa anche la multa prevista in caso di inottemperanza: ben 75 mila euro.

 

La cosa era stata portata lo scorso giugno anche all'attenzione del Parlamento e della Commissione dell'Unione Europea, così che l'invito ad adottare provvedimenti simili potesse essere esteso a tutta l'Ue; ed era assurta agli onori delle cronache in particolare nel Regno Unito grazie all'interesse del quotidiano The Guardian, che vi aveva dedicato ampio spazio. Le firme a sostegno erano così arrivate anche dall'estero, doppiando quota 550 mila.

 

Forte di questo sostegno l'iter legislativo è proseguito, arrivando pochi giorni fa alla sua conclusione: banche alimentari, mense dei poveri ed enti di beneficenza avranno così accesso, si stima, ad un potenziale di oltre 700 mila tonnellate di cibo ogni anno contro le 100 mila attuali. Non solo una questione di quantità, ma anche di qualità: come ha fatto notare al Guardian Jacques Bailet, direttore della rete Banques Alimentaires, «potremo garantire l'equilibrio nutrizionale nei pasti che offriamo: ci sono sempre mancati carne, frutta e verdura. Ora, spero, potremo ricevere maggiori quantità anche di questi prodotti».

 

Prodotti che, di contro, banche alimentari ed altri enti saranno obbligati a raccogliere e conservare secondo precise norme igieniche. La normativa, inoltre, non riguarda solo i supermercati, ma l'industria alimentare in senso lato: saranno le stesse aziende, quindi, a donare l'eventuale eccesso di produzione alle banche alimentari senza i vincoli burocratici che in passato hanno reso difficoltosa questa operazione.

 

La battaglia contro gli sprechi alimentari – quantificati in 7 milioni di tonnellate in Francia, 89 milioni nell'Ue e 1,3 miliardi a livello globale – è quindi ben avviata oltralpe: col l'inizio del 2016 è infatti entrata in vigore anche una legge che impone ai ristoranti con oltre 180 coperti di fornire ai clienti un apposito contenitore per portare a casa gli eventuali avanzi. L'opera, ha assicurato Derambarsh sempre al Guardian, prosegue: anche alla Camera dei Comuni di Londra il deputato laburista Kerry McCarthy ha avanzato una proposta di legge simile, ma l'obiettivo sono le istituzioni comunitarie, così che vengano emanate normative vincolanti per tutto il continente.

 

C'è da dire, però, che i supermercati contano solo per l'11 per cento degli sprechi alimentari, e i ristoranti per il 15: il 67 per cento, infatti, avviene nelle nostre case (il rimanente è dovuto ad altri sprechi lungo la filiera). Senza l'impegno di ciascuno di noi, quindi, anche leggi di questo genere avranno un impatto limitato.

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