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Italia > Società

Le unioni civili approdano in Aula

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova


Un’occasione persa, sia da maggioranza che minoranza, su un tema così delicato che tocca il midollo antropologico e culturale del Paese. Un disegno di legge pieno di ambiguità e scritto in fretta

matrimonio gay

Se si entra nella logica del muro contro muro, queste sono le inevitabili conseguenze. Non c’entrano i valori, i principi, le ragioni. C’è una maggioranza certa in Senato formata da Pd, M5S e il gruppo Ala di Verdini che, in ogni caso, volevano votare il decreto Cirinnà sulle unioni civili. Un disegno di legge pieno di ambiguità, scritto in fretta, tarato, in qualche modo, sulle mode contemporanee, con l’obiettivo di arrivare in futuro ad un reale matrimonio tra coppie dello stesso sesso e alle adozioni. Di positivo ci sono delle giuste esigenze: riconoscere i diritti degli omosessuali, dare stabilità alle loro unioni e un riconoscimento pubblico che aiuti a superare lo stigma.

Sul riconoscimento dei diritti agli omosessuali gran parte dei deputati cattolici e non cattolici di entrambi gli schieramenti sono d’accordo. Contrastanti sono le posizioni su come declinarli.

Area popolare ha presentato più di mille emendamenti insieme a Forza Italia e altre forze politiche nel tentativo di «frenare il crollo delle mura» che difende la famiglia naturale fondata sul matrimonio. Tutto giusto, ma aver creato il muro contro muro su posizioni effettivamente inconciliabili con l’intento di far slittare il disegno di legge ha causato ciò che è successo. Era prevista una finestra, tra l’approvazione della riforma costituzionale e la legge sulla stabilità, verso il 15 di ottobre, in cui era possibile portare in Aula, previa discussione in Commissione giustizia del Senato, il disegno di legge Cirinnà emendato e migliorato su alcuni punti molto critici come: l’equiparazione alla disciplina del matrimonio; la stepchild adoption, l’adozione del figlio, in una coppia dello stesso sesso, avuto dal partner in una precedente relazione che apre, di fatto, all’utero in affitto all’estero; magari l’abolizione del titolo II del disegno di legge sulle coppie di fatto equiparate ad un matrimonio “leggero, ecc…

Per sfruttare il lasso di tempo apertosi in Senato, evitare la discussione sui più di mille emendamenti, la maggioranza, come già si paventava da giorni, avrebbe deciso di bloccare il lavoro in commissione Giustizia e depositare un nuovo disegno di legge direttamente in Aula, senza più un relatore e senza testo base, per cercare l’approvazione direttamente in Aula del Senato anche se l’approvazione definitiva slitterebbe di qualche mese.

Il problema è non essersi accorti che il muro era già franato da tempo e, senza cedere a compromessi, era meglio mediare, politicamente, su questioni che toccano il midollo antropologico e culturale della nostra società. Doppio errore, quindi, sia della maggioranza che non è arrivata ad una normativa condivisa su una tematica così delicata, sia della minoranza, che con il suo ostruzionismo ha impedito una trattativa più fruttuosa.

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