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Cultura > Arte e Spettacolo

Tutti dal gommista

di Paolo De Maina

- Fonte: Città Nuova


Per chi ama la commedia all’italiana, quella “autentica”, consigliamo la visione del film di Veronesi, L’ultima ruota del carro. Non una recensione, ma un sentimento post film

L’ultima ruota del carro

Sarà perché ho percorso gran parte della parabola italiana descritta nel film, sarà perché la storia è vera o quanto meno reale, sarà perché in fondo in fondo tutti abbiamo necessità del gommista perché un giorno o l’altro abbiamo ricoperto il ruolo di ultima ruota del carro; insomma l’ultima fatica cinematografica di Giovanni Veronesi – appunto “L’ultima ruota del carro” – mi ha preso dentro. Ovviamente non vesto neanche per un attimo i panni non miei e piuttosto scomodi di critico cinematografico, ma di cittadino, scarso frequentatore delle sale piccole o grandi dei cinema di provincia, ma che ama acquistare un biglietto che merita.

E la storia comune di Ernesto Fioretti, romano e romanista, tappezziere, cuoco d'asilo, trasportatore, che il regista toscano, come altra gente di cinema, aveva conosciuto quando lavorava come autista di produzione, vale la pena di essere vista.

Qualcuno si aspetta o si aspettava un’analisi socio-politica dell’Italia che va dalla fine degli anni Sessanta all’avvento berlusconiano degli anni Novanta, passando per l’epopea socialista, tangentopoli, ecc.; ma Veronesi sceglie la grana grossa e questa Italia – che pure c’è – è solo un panorama che si intravede dal finestrino dei camion di Ernesto o dai finestroni delle case che sale e scende per i traslochi. Al regista sembra interessare la storia umana e personale di un ingenuo – nel senso “nobile” – Ernesto con il suo sguardo disincantato ma attento a quello che la storia non sempre clemente gli riserva.

Il film ha valenza anche per la straordinaria capacità di Elio Germano, attore romano non nuovo a capacità interpretative verso l’ottimo, visto anche il premio a Cannes e ai Nastri d’Argento, ben accompagnato dalla fedele moglie Angelina (Alessandra Mastronardi) e dall’amico scapestrato e inciucione Giacinto (un capace Ricky Memphis) e da una nutrita schiera di attori che impreziosiscono la storia anche con poche e riuscitissime pose (citiamo Haber, Rubini, Wertmuller) che si svolge gran parte all’ombra del cupolone, nella zona di Borgo Pio.

Forse la ripresa soprattutto non economica del nostro Paese, che Ernesto ha saputo ben interpretare nella sua “vera” vita è la capacità di interpretare, senza enfasi o pessimismo, la parte di ultima ruota, sapendo andare dal gommista al momento opportuno.

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