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In profondità > Chiesa cattolica

La sedia vuota

di Costanzo Donegana

- Fonte: Città Nuova


Ha provocato sconcerto la decisione di papa Francesco di non partecipare al concerto di musica classica organizzato, in occasione dell'Anno della fede, nell'Aula Paolo VI. Un commento

Scultura nell’Aula Paolo VI

Una sedia parlante, ma è difficile capire quello che vuole dire. Che nota vuole suonare nel bel mezzo del concerto. Non è una sedia qualunque, ma una “cattedra”, sulla quale doveva sedere un maestro, il quale, invece, ha preferito far parlare lei.

Il problema, però, è l’interpretazione del messaggio. Ufficialmente è stato detto che papa Francesco ha rinunciato al concerto di musica classica nell’Aula Paolo VI programmato in occasione dell’Anno della fede per “un’incombenza urgente e improrogabile”. Nonostante un programma ed esecutori di alto livello: la Nona Sinfonia di Beethoven interpretata dall’Orchestra sinfonica nazionale della Rai e dal coro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, diretti dal maestro slovacco Juraj Valcuha. Un evento ufficiale, con invitati ecclesiastici e laici illustri.

Le interpretazioni sono svariate, ma la linea prevalente è quella che si rifà allo stile che papa Francesco ha tenuto fin dalla sua nomina e al quale è stato rigorosamente fedele, sia negli atteggiamenti che nelle parole: dare la priorità ai gesti semplici, spontanei, agli incontri con il popolo, con il suo rifiuto del formalismo, degli onori, della ricchezza. È ciò che lo ha reso estremamente popolare, non solo nelle file dei cattolici praticanti, ma anche fra i laici e sui media, che gli riservano spazi prima mai concessi al pontefice romano.

Ma al di sotto di questo va colto un messaggio più profondo, che si riferisce a una concezione della Chiesa, direi radicalmente fedele al vangelo e al Concilio Vaticano II, povera perché fiduciosa solo nel suo Signore, liberata da tutto ciò che nel corso della storia si è indebitamente accumulato sul suo stile di vita – deformandolo – al suo interno e verso il mondo, comunità vera dove si pratica la partecipazione e la corresponsabilità.

In base a questi criteri il papa avrebbe rinunciato al concerto: è quello che la sedia vuota sembra suggerire.

A me resta, sinceramente, un rammarico. Come sono rimasti gli orchestrali, i coristi, il direttore? Senz’altro avranno preparato con passione e competenza il concerto, soprattutto pensando a lui, Francesco, che dice di amare la musica classica e in particolare Beethoven. E lui non è comparso. Tanto più che, appena cinque giorni prima, aveva detto che «il Vangelo è per tutti, anche per i dotti […] Dobbiamo andare alle frontiere dell’intelletto, della cultura […] Andare verso i poveri non significa che noi dobbiamo diventare pauperisti, o una sorta di barboni spirituali».

Non so perché Francesco non è andato al concerto. Ma forse la sedia sarebbe stata contenta di accoglierlo, almeno per un momento.

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