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Persona e famiglia > Educazione

Come ti inserisco il bebè al nido

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Due settimane di tormenti attendono i genitori che portano i bimbi più piccoli all’asilo per far sì che si ambientino alla nuova sistemazione senza drammi e con poche lacrime

Asilo Mirafiori Baby

L’ora X per migliaia di genitori è scattata agli inizi di settembre. Con modalità ed orari diversi, una settimana prima delle scuole hanno aperto le porte gli asili nido. Il primo appuntamento con lattanti (e fratellini!) al seguito è quello delle istruzioni, che vede uscire affranti e preoccupati gli allibiti mamme e papà. Non perché abbiano scoperto che la scuola sia un luogo di torture, tutt’altro. Molto spesso, infatti, gli asili comunali sono ampi, luminosi, pieni di giochi ed accoglienti. Non sono preoccupati nemmeno dalle maestre: simpatiche, paciose, pronte a farsi stiracchiare dai pargoletti e a coccolarli e a spingerli sulla via dell’indipendenza, soprattutto dai propri ansiosi familiari.

E se la lacrimuccia, soprattutto alle mamme!, alla fine ci scappa sempre quando è il momento di lasciare il proprio cucciolo nelle mani di un’estranea, non è nemmeno questo a sconvolgere famiglie anche molto consolidate.

La parola incriminata è: "inserimento", vale a dire quelle due, tre settimane (se tutto va per il meglio) durante le quali i genitori devono introdurre, gradualmente, i propri figli nel nido, mettendo seriamente in pericolo i propri (già traballanti in tempo di crisi) posti di lavoro. La prima settimana si comincia con un’oretta, nel corso della quale si gioca tutti insieme, bimbi, maestre e mamme o papà (la scelta è dei genitori, ma gli esperti consigliano che a portare il bimbo all’asilo sia il genitore a cui il piccolo è meno legato. Se allattano al seno, le mamme farebbero bene a lasciare il compito ai papà). Se tutto va bene, prima della fine della settimana si passa a due ore. La settimana successiva, il genitore prova ad allontanarsi. Se il bambino non strepita e si dispera, può stare via anche un’oretta.

Per i pasti e il sonno («sono momenti molto delicati», spiegano le insegnanti agli affranti genitori), però, occorre attendere la terza settimana: vale a dire quando ormai i datori di lavoro sono in dubbio se licenziare in tronco il dipendente o obbligarlo alle dimissioni volontarie. «Il tempo che perdete ora – assicurano le maestre – lo guadagnerete nel corso dell’anno». Si spera davvero, anche se, spiega Stefania: «L’anno scorso per me è stato un incubo. Mio figlio si è ammalato molte volta e ogni volta ho dovuto rifare l’inserimento, per fortuna non lavoravo…». E già, perché poi c’è il capitolo malattie. La pediatra del nido lo dice subito ai genitori: «Questa è un’età difficile: i bimbi sono piccoli e anche un semplice raffreddore può diventare qualcosa di peggio». E naturalmente, poi si deve ricominciare. Prepariamoci!!!

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