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Italia > Regioni

Basilicata, Vito Bardi rieletto presidente della Regione

di Michele Zasa

- Fonte: Città Nuova

«Continuerò a essere il presidente di tutti i lucani», dichiara Bardi (centrodestra) vittorioso con il 56,63% dei voti. «Non ci risparmieremo in un’opposizione ferma e convinta», replica Piero Marrese (centrosinistra) fermato al 42,16%. «Devo ammettere che non è il risultato che speravo di avere» commenta Eustachio Follia (Volt) che con l’1,21% non supera lo sbarramento

Vito Bardi , neorieletto presidente della Regione Basilicata (Foto Michele Zasa)

Dal triello elettorale della Basilicata esce vincitore Vito Bardi, che ottiene così la riconferma per un altro quinquennio a governatore della Lucania e che, sostenuto dal centrodestra, si è decisamente imposto con un totale di 153.088 voti e una percentuale del 56,63%. Sconfitta onorevole per Piero Marrese del centrosinistra che con 113.979 voti e il 42,16% non riesce a conquistare la presidenza lucana, ma viene immediatamente eletto primo consigliere regionale, (di opposizione, chiaramente). Non bastano invece a Eustachio Follia (Volt) i 3.269 voti e l’1,21% per entrare in Regione né sono sufficienti i 2.947 voti e l’1,13% presi dai Volt per far loro scavalcare lo sbarramento del 3% previsto dal regolamento elettorale per le liste non “coalizzate”.

Movimenti, liste e coalizioni: vincitori e vinti

Fratelli d’Italia (centrodestra) si riconferma il primo partito della Basilicata e con 45.458 voti e una percentuale del 17,39% conquista 4 seggi e cresce esponenzialmente rispetto alle regionali del 2019 allorché ottenne il 5,91%.

Segue a ruota il Partito Democratico che con 36.254 voti e il 13,87% si attesta al secondo posto, prende due seggi e raddoppia quasi rispetto alle regionali del 2019 allorché si fermò al 7,75%. Incalza Forza Italia che con 34.018 voti e il 13,01% va a prendersi 3 seggi, gli stessi del 2019 solo che allora i forzisti si fermarono al 9,14%. Il quarto posto con 29.228 voti, l’11,18% e due seggi lo conquista una new entry: Basilicata casa comune, guidata da Angelo Chiorazzo che, candidato della prima ora a presidente regionale per il centrosinistra, ha fatto successivamente marcia indietro per cedere il posto a Marrese che, differenza sua, era ben gradito agli alleati del Movimento 5 stelle. Perde postazioni la Lega Salvini Basilicata che con 20.430 voti e il 7,81% ottiene sì 2 seggi, ma regredisce rispetto ai 6 seggi e il 19,15% dei voti conquistati nelle regionali del 2019. A un tiro di schioppo troviamo il Movimento 5 stelle che con 20.026 voti (solo 404 in meno della Lega) e il 7,66% prende 2 seggi, ma subisce un vero tracollo rispetto alle regionali del 2019 allorché i Pentastellati divennero il primo partito lucano con 58.658 voti e il 20,27% . Ad approfittare dell’erosione elettorale del M5 stelle è stato il partito “Azione con Calenda” che ha conquistato 19.646 voti, il 7,51% e due seggi, avendo come plenipotenziario lucano Marcello Pittella, ex-governatore della Basilicata (dal 2013 al 2019) e al centro di polemiche per essere stato costretto, dopo il veto del M5stelle ad avere Azione nella coalizione del centrosinistra, a “buttarsi” a centrodestra sostenendo Bardi. Centrodestra dove ad aspettare Azione c’era il movimento Orgoglio Lucano che con 18.371 voti, il 7,03% e un seggio conquistato è l’alias di Italia Viva che per l’occasione, decidendo di appoggiare la destra, si è appunto fusa in Orgoglio già guidato dai fedeli di Bardi. Un seggio in regione lo conquista anche l’Alleanza Verdi sinistra – PSI – La Basilicata possibile con 15.144 voti e il 5,79%. Restano fuori la Basilicata unita ( 7.483 voti e il 2,86% ), l’Unione di Centro – Democrazia cristiana- Popolari Uniti con 6.636 voti e il 2,54%, la vera Basilicata con 5.822 voti al 2,23% e come detto i Volt Basilicata (2.947 voti e l’1,13%). Tra le curiosità locali, il Partito Democratico è il primo partito di Matera con 4.449 voti al 17,69%, mentre Fratelli d’Italia è il partito più votato a Potenza con 5.772 voti al 17,44%.

Lucania e lucani: il deserto degli astenuti

Dei 567.939 elettori lucani hanno votato solo 282.886, per una percentuale del 49,81%: ciò significa che un lucano su due non ha votato e che gli astenuti sono stati ben 285.053. Un numero imponente quest’ultimo e che fa registrare il secondo peggior dato di affluenza ai seggi dopo le regionali del 2013 allorché la percentuale dei votanti lucani fu del 47,60 % e dunque la più bassa in assoluto nella storia politica della Basilicata. Una certa ripresa di fiducia nelle urne c’era stata nelle regionali del 2019 allorché votò il 53,52% degli elettori lucani, una fiducia evidentemente subito spentasi nelle attuali regionali. A tale dato statistico se ne aggiunge un altro anch’esso preoccupante: dalle regionali del 2013 ad oggi mancano all’appello oltre 7000 lucani. Ciò significa che lo spopolamento della Basilicata, come del resto confermato dai dati ISTAT del 2023, avanza a un passo inesorabile di circa 1000 persone l’anno con la conseguenza, che in poco più di dieci anni è come se un paesino della Basilicata si fosse completamente desertificato e tutti i suoi abitanti fossero evaporati. Eppure tutte le dichiarazioni di vincitori e vinti delle regionali 2024, sono dirette ai lucani: «Voglio ringraziare i lucani – ha detto Bardi – per la fiducia che mi hanno accordato, per la seconda volta». «Grazie a tutti i lucani e le lucane!», ha esclamato Marrese. Follia si è battuto per l’ identità del nome “lucania”. «Ringrazio di cuore – ha detto la Premier Meloni – tutti i cittadini (lucani) che hanno voluto confermare il loro sostegno». Il Ministro degli Affari estri Antonio Tajani esulta: «Hanno vinto i lucani che hanno scelto di sostenere il nostro buon governo per altri 5 anni». Chiosa trionfante il Ministro per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati: «Forza Italia ha chiamato e i lucani hanno risposto con entusiasmo »

Ma quanti sono esattamente gli oltre 285mila lucani rimasti in silenzio e senza votare? Beh, per farci capire dai Baby boomers, essi sono tanti da riempire l’intera Piazza San Pietro a Roma. Alla generazione X e ai Millennials diciamo che per ospitare 285 mila persone ci vogliono 3 volte e mezzo lo stadio brasiliano del Maracanà e altrettante l’Olimpico di Roma. Per le generazioni dei Centennials e degli Alpha, 285 mila persone sono 5 volte la moltitudine che a luglio era al concerto di Mengoni al Circo massimo.

A futura memoria per le regionali del 2030.

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