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Italia > Politica

Ridare un’anima alla sfera pubblica

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

Quale forma di partecipazione politica perché gli italiani possano “fare l’Italia”? Tre domande a Daniela Ropelato, docente di scienze politiche all’Istituto Universitario Sophia

Ropelato

Al forum conclusivo di LoppianoLab è intervenuta Daniela Ropelato, docente di Scienze politiche all’Istituto Universitario Sophia e referente internazionale del Movimento politico per l’unità. Abbiamo chiesto una valutazione su una delle C di questa convention: la cittadinanza

 

Nel suo intervento ha parlato dell’importanza delle forme di partecipazione politica cosiddette “residuali”, ossia non istituzionalizzate, come i movimenti e i comitati cittadini: dovrebbero istituzionalizzarsi per essere più efficaci?

«Direi di no, perché oggi c’è bisogno proprio di questo tipo di partecipazione per ridare un’anima alla sfera pubblica. Le altre forme, come la situazione attuale ci dimostra, non stanno funzionando in questo senso».

 

Proprio per questo c’è chi cerca di dare vita “dal basso” a partiti politici – come il Movimento 5 stelle o le liste civiche – o arriva addirittura a sostenere che questa sia una forma di partecipazione superata…

«Sono sperimentazioni positive, perché cercano di andare oltre la situazione attuale e dare spazio ai giovani, però per ora non esistono altri luoghi dove coagulare questo tipo di partecipazione. Finché non emergerà un nuovo soggetto non resta che animare i partiti dal basso, rinnovando il metodo piuttosto che la forma. Urge comunque una riforma dei partiti, come richiesto anche nell’appello del Movimento politico per l’unità».

 

Ha citato l’affermazione di Napolitano «abbiamo fatto gli italiani, ma ora dobbiamo fare l’Italia»: perché ci siamo ritrovati, a 150 anni dall’unità, senza Italia?

«È un processo di disgregazione avvenuto soprattutto negli ultimi vent’anni, soprattutto perché abbiamo lasciato la coesione sociale ai grandi potentati i mezzi di comunicazione e di informazione: penso soprattutto all’impatto della televisione. I processi culturali come questo agiscono sul lungo periodo, e sono sia la forza che costruisce che quella che distrugge».

Riproduzione riservata ©

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