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Italia > Politica

Politica è carità per il popolo

di Redazioneweb

- Fonte: Città Nuova

La politica deve essere uno strumento al servizio della gente, non il contrario. Una riflessione di Igino Giordani

Parlamento2

«La politica è fatta per il popolo e non il popolo per la politica. Essa è un mezzo, non è un fine. Prima la morale, prima l’uomo, prima la collettività, poi il partito, poi le tavole del programma, poi le teorie di governo.

La politica è – nel più dignitoso senso cristiano – una ancella, e non deve diventare padrona: non farsi abuso, né dominio e nep­pure dogma. Qui è la sua funzione e la sua dignità: d’essere servi­zio sociale, carità in atto: la prima forma della carità di patria.

 

«Ai giornali arriva l’eco del diffuso sentimento di disistima pei partiti e per la politica. Ne sappiamo qualcosa anche noi sentendo quel che ci dicono e leggendo quel che ci scrivono. Pare a molti che la politica sia un’attività inferiore, ed equivoca, da lasciarsi ai maneggioni: e non capiscono che se dalla politica si allontanano gli onesti, il suo campo è invaso dai disonesti: e la politica tira con sé tutta la nostra vita, da quella fisica a quella morale; e una politica fatta da disonesti porta alla guerra, ai dissesti finanziari, alla rovina della ricchezza pubblica e privata, al malcostume, al disprezzo della religione, alla manomissione delle famiglie… Se la politica è sporca, insomma, va ripulita: non disertata.

 

«Il centro della riforma o della rivoluzione è l’uomo: da lui partono i1 bene e il male; e nella democrazia, più che in ogni altro regime, l’uomo è, in certo senso, genesi del regime; nel quale sta, non come recipiente, ma come fante, non «come oggetto ed elemento passivo della vita sociale», ma come «soggetto, fondamento e fine». Così anche in politica il Papa, che in questi anni di brutificazione violenta è stato l’assertore diritto e instancabile della dignità dell’uomo, per prima cosa, dirittamente, tende a stabilire i1 cittadino nella sua posizione centrale, originaria, e a dargliene una coscienza, coi doveri e i diritti che essa implica, perché la costruzione nuova non gli frani addosso.

 

«Un cittadino così cosciente sta nella società come il credente nella Chiesa: con una sua funzione individuale e sociale, liberamente in comunione con gli altri, e non amorfamente tuffato nella massa, come in una melma informe, rimestata da chi impera per le sue manipolazioni, che possono essere arnesi di guerra o d’altre pazzie. Come in religione forma la Chiesa, così in politica forma il popolo: popolo e non massa.

 

«Non c’è popolo sovrano se il cittadino è servo; il popolo è sovrano quando si riconosca a ciascuno dei componenti un principio di sovranità, o meglio quando ciascuno faccia valere nella comunità i diritti personali, da cui la sovranità deriva.

Non il cittadino prende valore dalla nazione, ma la nazione prende valore dai cittadini. Non vien prima la politica e poi il diritto dei singoli; ma la politica è diretta a tutelare il diritto dei singoli nella comunità.

 

«S’ha da stare nella politica, da cittadini, e non da servi. Da tale posizione nasce la democrazia.

Quella coscienza dei propri valori potrebbe tramutarsi in superbia, e cioè ritorcersi a stimolo antisociale di sfruttamento e di dominio: potrebbe capovolgersi. Ma perciò tra quei valori, primissimo, ha da porsi la carità, che è il sentimento degli obblighi di servizio dei propri fratelli. Senza di essa, ogni valore si svaluta; ogni conquista si capovolge in servaggio: e si spreca tempo».

 

Igino Giordani  

La rivolta morale, 1945

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