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Italia > 8 marzo

Donne, le più odiate sul web

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Nei messaggi di odio diffusi sui social network, la metà riguarda molestie e violenze sessuali. Serve un cambiamento culturale. Articolo pubblicato sul n. 3/2024 di Città Nuova

La cantante Alessandra Amoroso durante una conferenza stampa del 74° Festival di Sanremo,6 febbraio 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Giugno 2022, Roma. In piazza del Popolo ci sono le prove del Tim Summer Hits. Alessandra Amoroso scende dal palco e una fan le chiede un autografo. Il tempo è poco, gli ammiratori sono tanti: con gentilezza la cantante spiega che preferisce non farlo, per non scontentare gli altri. La fan capisce e posta il video su TikTok. Immediatamente scoppia la polemica. Alessandra Amoroso viene ricoperta da insulti e da minacce di morte. L’odio social la travolge.

Conferenzastampa di Sanremo 2024, Alessandra Amoroso racconta lo strazio vissuto. «Mi sono sentita sopraffare. Una valanga d’odio mi ha investita: parlo degli insulti molto gravi e delle minacce di morte che mi arrivavano quotidianamente».

Le più odiate sul web sono proprio le donne. Nella settima edizione della Mappa dell’intolleranza nel nostro Paese voluta da Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti, nel 2023 per la settima volta sono le donne ad essere maggiormente prese di mira dalla violenza verbale, con picchi di odio registrati in concomitanza dei femminicidi e in occasione dell’elezione di Giorgia Meloni a presidente del Consiglio. Un segno tragico, per Vox, «del rapporto sempre più stretto tra lo sciame d’odio online e la violenza agita». Seguono, in questa triste classifica, le persone con disabilità, gli omosessuali, i migranti, gli ebrei e gli islamici. L’analisi, realizzata in collaborazione con la Statale e ITSTIME della Cattolica di Milano, l’Università Aldo Moro di Bari e la Sapienza di Roma, si è concentrata su X (ex Twitter), da cui è emerso che l’odio online si è radicalizzato ed è pronto a “scoppiare” in “epidemie di intolleranza”.

Le donne sonole più odiate anche nel Rapporto sulla moderazione dei contenuti online dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea. In oltre la metà dei 1.500 post analizzati di X, Telegram, YouTube e Reddit in Bulgaria, Germania, Italia e Svezia, c’erano contenuti d’odio contro le donne: testi misogini con un linguaggio denigratorio che le paragona a oggetti o animali. Quasi la metà di tutti i messaggi d’odio erano molestie e violenze sessuali.
Ma cosa fare se si è vittima di hate speech? Innanzi tutto è importante scattare una foto degli insulti online, prima che vengano eventualmente cancellati. Poi si possono bloccare gli autori e segnalarli alla polizia postale. È importante denunciare per difendere la propria immagine, per prevenire altri tipi di attacchi e contribuire a fermare i messaggi di odio. Il digitale è reale e che ciò che facciamo può avere delle conseguenze, anche penali. L’antidoto più potente per i crimini d’odio – ha scritto Vittorio Rizzi, vice capo della polizia, nel testo del Ministero dell’Interno Quando l’odio diventa reato –, «non può essere che la cultura per combattere l’ignoranza di chi ha paura del diverso, di chi si chiude negli stereotipi e non sa guardare oltre».

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