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Italia > Società

Migrazioni: tendenze che cambiano

di Alberto Barlocci

- Fonte: Ciudad Nueva Argentina

Circa 1.200 cittadini spagnoli al mese cercano una opportunità di studio o lavoro in Argentina. Il flusso contrario è più complicato.

Buenos Aires

Nel 2001, durante la tremenda crisi che sconvolse il paese sudamericano, così come negli immediati anni successivi, erano gli argentini a cercare un futuro migliore all’estero, sopratutto in Spagna e in Italia. Varie migliaia cercarono una speranza in Israele, nonostante il permanente clima di tensione che vi si vive.

 

Oggi la tendenza mostra che negli ultimi due anni piú di 33 mila cittadini spagnoli, dei circa 110 mila che hanno preferito migrare all’estero, hanno scelto l’Argentina ed altrettanti altri Paesi del continente. Le ragioni? La presenza di familiari di cui sono discendenti – ci sono anche ritorni di persone con doppia cittadinana, anche se non sono la maggioranza -, la familiaritá con la lingua, le opportunitá di studio e, spesso, avendo giá ottenuto un buon grado di preparazione, migliori opportunitá di lavoro.

 

Ragioni dunque piú che valide per allontanarsi dalla crisi economica che in Spagna fa registrare più di quattro milioni e mezzo di disoccupati, con percentuali del 20% in alcune regioni. Tra il 2008 ed il 2010 il Paese europeo ha perso 3 milioni e mezzo di posti di lavoro.

 

I flussi cambiano, le ragioni sono piú o meno le stesse, cioè ricerca di lavoro e di futuro, ma il fenomeno é diverso. Se tra il 1860 ed il 1900 milioni spagnoli approdavano in sudamerica in forma definitiva, oggi si tratta di tendenze momentanee, con sempre una porta aperta per un eventuale ritorno.

 

E dire che l’Argentina di oggi, con una disoccupazione ufficiale intorno all’8 per cento ed una ufficiosa vicina al doppio, non offre certo garanzie di trovare il tradizionale “posto”.

Sono certamente mutate le condizioni di lavoro, nel passato vincolato al concetto del posto fisso, oggi invece reso flessibile dalla forza della globalizzazione, alla quale molti governi cedono forse con troppa celeritá.

 

Un’altra differenza consiste nel modo con cui i governi affrontano il tema. Un argentino che decida di recarsi in Spagna dovrá munirsi di biglietto di ritorno non oltre i 90 giorni di permanenza, disporre di 64 euro al giorno, comunicare l’hotel dove alloggerá o lettera di invito, possedere assicurazione medica. Ci vorrá un visto ulteriore in caso di viaggio per motivi di lavoro o di studio. Nel corso del 2009, 1200 argentini non sono stati ammessi nel Paese europeo.

 

Viceversa, per un cittadino spagnolo basterá passaporto in regola e assenza di precedenti penali,. Per motivi di studio occorre il certificato di nascita e una lettera dell’istituto; se per motivi di lavoro il contratto vistato dal consolato. Insomma siamo lontani da una vera e propria reciprocitá.

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