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Cultura > Cinema

Film per tutti i gusti

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Drammi e favole per le feste natalizie. La fine dei cinepanettoni

Timothee Chalamet alla premiere di “Wonka” il 10 dicembre 2023, al Regency Village Theatre a Westwood, Calif. (Photo by Richard Shotwell/Invision/AP) Associated Press/LaPresse Only Italy and Spain

Meno male che i cinepanettoni, popolarissimi un tempo, sono in chiusura. Spesso di cattivo gusto, ridanciani, hanno fatto la fortuna di alcuni attori come Christian De Sica – così bravo quando fa l’interprete vero – e dei produttori e abbassato il livello del divertimento. Così, oggi le feste propongono film di vario genere, diversi, di cui parleremo ancora. Ora, ce ne sono due da non perdere.

Prendiamo Wonka interpretato da Timothée Chalamet, 28anni, ex ragazzo prodigio, stile fluido, volto adolescenziale, disinvolto ma intelligente,e astuto nelle scelte. Il film, basato sul libro La fabbrica di cioccolato di Road Dahl, è una favola gustosa, dolce, leggera e scintillante di luci e di colori, ben cantata anche dallo stesso Chalamet, perché in fondo è come Mary Poppins, un musical. Lui, l’attore, danza, scivola, chiacchiera, sogna, sospira e vince, riesce ad aprire la sua fabbrica di cioccolatini magici nonostante i boss dell’industria, complici un poliziotto e un prete (cattolico, ovviamente), cerchino di farlo fuori. I cattivi insomma ci sono sempre. E sono brutti e antipatici, ma tengono il racconto sul filo del rasoio, per quanto leggerissimo. La vittoria si farà strada e Wonka insieme al suo gruppo di emarginati – tra cui una ragazzina che cerca la madre – troverà la via della felicità.

Buone notizie, si dirà, e buonismo natalizio. Certo, ma l’occhio alle sorprese amare della vita non manca in questo film molto, molto americano (guardare i balletti e ascoltare la musica). Il messaggio però passa. È per i giovani: mai scoraggiarsi nelle difficoltà, mai arrendersi e lottare per i propri sogni, insieme agli amici. Scenografico, esuberante, deliziosamente soave, diretto e interpretato con evidente felicità, il film è piacevolissimo, un “divertimento alla magia del cioccolato”.

Anteprima

Anthony Hopkins agli Oscar a Los Angeles (AP Photo/Jae C. Hong, File)

One Life di James Haws con un gigantesco Anthony Hopkins e una perfetta Helena Bonham Carter esce il 21. È una storia epica di coraggio, passione e compassione. Un uomo ordinario che diventa straordinario. Si tratta di sir Nicholas – Nicky per gli amici – Winton che nei mesi precedenti la guerra è riuscito, con un gruppo di volontari, a salvare dal nazismo 669 bambini profughi dalla Germania e dall’Austria, molti dei quali ebrei, e a portarli in Inghilterra tra mille difficoltà anche in patria.

Nel 1988, cinquant’anni dopo, Nicky vive ancora, è vecchio e tormentato dai rimorsi per quell’ultimo treno confiscato dai nazisti che hanno ucciso i bambini: lui non è riuscito a salvarli. E gli altri, che fine avranno fatto? Si sente in colpa, nelle giornate ordinarie e ripetitive di uomo anziano. Ma un programma popolare televisivo racconta la sua vicenda, lo intervista e gli prepara delle sorprese che gli faranno far pace con sé stesso.

Hopkins, bellissimo vecchio, “è” il film, “è” Nicky in ogni parte del suo corpo e del suo volto. Stile dinamico, racconto rapido e drammatico, dialoghi densi e corpi dolorosi sono i tratti di un lavoro sobrio, bello ed inquietante, adattissimo ad oggi. Quante persone normali, ordinarie come Nicky sono disposte a rischiare per gli altri? E quanta vecchiaia, anziché ripiegarsi sul passato, sa dare ancora speranza? Un film sull’eroismo senza volerlo, questo è On Life, una vita; e che vita. Da non perdere.

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