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Italia > Economia e Lavoro

La fine del miracolo spagnolo

di Javier Rubio

- Fonte: Ciudad Nueva Spagna

Sembrava l’Eldorado d’Europa: ma dopo anni di crescita a ritmi notevoli, il settore edilizio che aveva trainato la crescita ha subito una pesante battuta d’arresto. A fare le spese della disoccupazione che ne consegue sono soprattutto immigrati e famiglie.

disoccupati

Anche se l’Istituto nazionale di statistica cerca di comunicare i dati con un linguaggio non drammatizzante, il fatto è che le cifre sono sempre più allarmanti: alla fine del 2009 i disoccupati in Spagna erano 4.326.500, il 18,83 per cento della popolazione attiva. Più di un milione di persone ha perso il lavoro nel 2009: la gran maggioranza aveva un contratto a tempo determinato.

 

Si capisce, dunque, come tra le preoccupazioni primarie del governo Zapatero, che vorrebbe far bella figura in questo semestre di presidenza Ue, ci siano in testa queste cifre. Ma, lo sperano tutti, si spera che ci siano anche le persone che stanno dietro a questi aridi numeri. Ecco perché tra le misure in studio ci sia quella di posporre di due anni l’età pensionabile, elevandola cioè ai 67 anni.

 

Dopo aver cercato di creare lavoro attraverso i comuni con grossi investimenti per rinnovare strade, parchi e altre infrastrutture delle città (operazione da tanti contestata), e dopo aver messo in moto aiuti diretti ai disoccupati e sconti alle famiglie con meno risorse, ora si tratta di far crescere la percentuale di popolazione attiva, che attualmente si trova al 59,76 per cento. Serve cioè più gente sul mercato del lavoro, che versi i contributi alle casse sanitaria e previdenziale pubbliche.

 

Bisogna altresì mettere l’accento sul fatto che tra i più colpiti dalla crisi economica, che qui è partita dalla finanza e dall’edilizia, ci sono gli immigrati. Sono stati loro a svolgere nell’ultimo decennio i mestieri che gli spagnoli non volevano più fare. Tanti di loro lavoravano in effetti nell’edilizia. Così, a fine 2009, il tasso di popolazione attiva straniera è calato. Se poi si osservano i dati dei campi di attività è ancora evidente come gli stranieri siano i più colpiti dalla crisi: quasi 500 mila disoccupati in più nei servizi ed oltre 370 mila nell’edilizia.

 

La cosa che preoccupa di più, senza dubbio, è quel milione e 220 mila nuclei famigliari in cui nessun membro ha un lavoro. Finora hanno goduto di aiuti diretti, che prima o poi finiranno.

 

Riproduzione riservata ©

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