«Personalmente sono sfavorevole alle disuguaglianze, e favorevole a un’azione governativa che attenui quelle che dipendono dai meccanismi di mercato. Non cullando sogni napoleonici, non pretendo che tutti concordino con me, ma devo dire che gli economisti dell’ultima generazione stanno diventando tanto meno altruistici, quanto più ci allontaniamo dalla Grande Depressione, che ci aveva insegnato la dipendenza e l’aiuto reciproco».
«Mi è enormemente piaciuto essere un economista del mio tempo e nel mio luogo. Un po’ della mia fortuna è meritata, ma la maggior parte no. Ho
goduto di popolarità come giornalista e autore di testi, di alto e basso livello. I molti onori che mi sono capitati mi hanno soddisfatto, e alcuni mi hanno anche arricchito. Ma, più di tutto, è stato un piacere esplorare nuovi e, spero, realistici rompicapi economici. Per me la fama e la fortuna sono sempre stati secondari, rispetto al divertimento».