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In profondità > Spiritualità

Chi l’avrebbe detto

di Roberto Catalano

- Fonte: Città Nuova

La festa per la fine del digiuno del Ramadam diventa occasione per incontrarsi.

Un Ifter party per celebrare insieme il digiuno del Ramadam, dopo il calar del sole. Una tradizione secolare che i musulmani vivono come momento di comunione e di famiglia. Durante il mese di digiuno non solo si cerca di purificare corpo e mente per concentrarsi su Dio, ma si vivono momenti che danno una dimensione comunitaria all’esperienza forte dell’astinenza dal cibo e del controllo di tutti i sensi. La sera, dopo il tramonto e la preghiera, ci si raduna con amici, parenti, vicini e le cene diventano momenti di aggregazione dove si cementano rapporti e si rafforza la comunità.

 

Un tempo succedeva lontano da casa nostra, ora, magari, avviene nell’appartamento dietro la porta accanto. Chi l’avrebbe detto qualche anno fa….

Ieri sera successo anche a me, un invito, graditissimo, da parte di alcuni amici turchi in uno degli hotel più prestigiosi di Roma. Quella Roma, cuore del mondo cristiano, immagine di cultura occidentale ed europea che affonda le sue radici nel mondo romano e latino, apparentemente così lontano dall’Islam. E’ proprio l’immagine di quanto ormai le nostre città siano diventate multi etniche e, dunque multiculturali e multi religiose. Faceva impressione vedere dall’alto della terrazza su cui si svolgeva la celebrazione musulmana, il cupolone di S.Pietro, l’Altare della Patria, immagini di radici e di identità chiamate ora alla sfida dell’incontro con ‘gli altri’.

 

La cena è stata un vero momento di fraternità dove le differenze di nazionalità – erano tanti i Paesi rappresentati addirittura fino al Giappone – si sono sfumate in un clima dove era difficile distinguere l’appartenenze religiose.

 

Ci sono state parole di benvenuto, come in una famiglia, si è letto il messaggio del Card. Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, in occasione della fine del Ramadan, gli ospiti musulmani hanno offerto un regalo a tutti gli ottanta invitati. Come qualcuno diceva, una vera famiglia allargata.

 

Ma si è anche parlato di chiaramente di Dio, dell’ascetica che siamo chiamati a fare per costruire un rapporto con Lui anche nel nostro mondo consumista che parla un linguaggio totalmente diverso. Non si è dimenticato l’impegno per la promozione dei poveri e per la costruzione della pace. Dio, povertà, ascesi .. parole tutte che sembrerebbero stonare nell’ambiente di un hotel e di un ricevimento ufficiale. Nessuno ha avuto paura, invece, a pronunciarle con libertà e con pieno senso di consapevolezza.

 

Uscendo non avevo l’impressione di aver partecipato ad una cena o ad un ricevimento, ma di aver avuto un incontro con quel Dio, che qui in occidente, pare non trovare più posto da nessuna parte. Stamattina mi sono svegliato con un senso di gratitudine per i fratelli e le sorelle musulmani: ci stanno aiutando a riparlare di Dio e a riportarlo, senza paura, nel nostro quotidiano, al centro della nostra vita. Ma anche ci mostrano quanto la comunità sia un luogo privilegiato per incontrarlo.

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