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Italia > Dibattiti

Partiti e visioni del Paese in vista del 2023

di Silvio Minnetti

- Fonte: Città Nuova

Questa legislatura insegna che i cittadini devono tornare nelle piazze, nelle assemblee dei partiti, nei forum civici dove si costruisce l’evoluzione della società, senza abbandonare il campo affidandosi ad un capo carismatico.

La società civile italiana esprime vitalità con il vasto mondo del Terzo settore, delle fondazioni e delle imprese. La politica invece sembra voler congelare tutto aggrappandosi a Mattarella e Draghi, alla loro credibilità in una situazione di emergenza nazionale.

All’inizio del declino italiano negli anni Settanta, La Malfa aveva individuato il problema: il non-governo. Le riforme sono state così affidate a governi tecnici, prima Ciampi, poi Monti, infine Draghi. I partiti hanno per ora fallito il tentativo di portare l’Italia verso un sistema bipolare anglosassone, all’americana, con partiti leggeri, rapporto diretto tra istituzioni e cittadini, stabilità dei governi, normale alternanza. Sarebbe stata la transizione dalla democrazia dei partiti alla democrazia dei cittadini, usando l’espressione di Pietro Scoppola.

Dopo 30 anni registriamo invece l’insuccesso della cosiddetta Seconda Repubblica con l’aggravante di mancate riforme strutturali. Alle ultime amministrative hanno votato meno della metà degli elettori. È in crisi evidente il sistema della rappresentanza anche dove è più forte il rapporto diretto con i bisogni del cittadino, nei comuni.

Negli ultimi anni i partiti sono stati sostituiti da fondazioni, agenzie di sviluppo, università, associazionismo, Terzo settore, strutture pubblico- private. Stiamo parlando di nuovi corpi intermedi di una “quasi rappresentanza” ma con forte vocazione oligarchica che si compone in dimensione poliarchica. Questi soggetti coprono un vuoto che i partiti non riescono a praticare in una società civile che esprime una certa vitalità, incapace però di trasformarsi in soggettività politiche e programmi di governo.

Ecco allora la personalizzazione dei partiti tramite fondazioni al servizio del leader unico al comando, con finanziamento privato della sua carriera. La democrazia dell’alternanza con un bipolarismo intelligente e non solo muscolare, è in crisi con un governo di emergenza con dentro quasi tutti i partiti, obbligati a governare insieme dagli eventi drammatici.

Urge allora una visione per uscire dal “non-sistema” nel 2023.Le formazioni politiche devono trovare un accordo per un presidente della Repubblica non divisivo, capace di rappresentare l’unità della nazione e confrontarsi poi in congressi veri e confronto elettorale su progetti di Paese per il 2023-2028.

In questo quadro desolante sembra tuttavia possibile registrare una qualche normalizzazione con la sconfitta dei diversi populismi emersi nel 2008, 2014, 2018, attraverso il governo Draghi. Il problema però è che senza un progetto di emancipazione sociale con riforme condivise la democrazia rischia di fallire.

Bisogna attraversare il conflitto con la categoria politica della fraternità, ridurre le disuguaglianze, garantire uno sviluppo equo e sostenibile. Questa è politica. Le forze riformiste devono tornare alla realtà della crisi del modello neoliberista e saper proporre ai cittadini una alternativa credibile senza ricadere nei vecchi schemi dello statalismo e della spesa pubblica in deficit. I partiti conservatori e liberali devono ancorarsi saldamente all’Europa unita per rendere possibile un’alternanza normale come in Germania.

Senza una proposta radicale di trasformazione, capace di trasformarsi in governo con alleati, sarà sempre la tecnica a normalizzare la situazione sostituendo la politica. Occorre una nuova offerta politica di emancipazione per quel grande strato di cittadini in aree disagiate, che non va a votare. I partiti devono trovare il coraggio di riaprire il confronto delle idee, aprendosi al dialogo con la società civile, mettendo in campo strategie e leadership contendibili. Centrodestra e centrosinistra devono tuffarsi nella realtà.

Non basta più guadagnare il potere a breve termine. Il populismo è un nemico dentro la democrazia e non garantisce stabilità dei governi. Questa legislatura insegna abbondantemente. I cittadini devono tornare nelle piazze, nelle assemblee dei partiti, nei forum civici dove si costruisce l’evoluzione della società, senza abbandonare il campo affidandosi ad un capo carismatico.

Dobbiamo ritrovare il senso della democrazia che è partecipazione soprattutto valorizzando le iniziative dei giovani. La crisi attuale non dipende solo dalla sfiducia verso una élite con bassa qualità della classe dirigente ma anche dalla scarsa presenza dei cittadini nella vita politica attiva. Noi stessi possiamo distruggere la democrazia con la polarizzazione populista, con la demagogia, con la tecnocrazia.

In particolare, nella pandemia si insinua una crisi virale della politica. Sembra essere finita la distinzione tra maggioranza e opposizione. Cresce la voglia di un capo carismatico. Ci si affida a Draghi e Mattarella, alla loro indubbia autorevolezza che è stata provvidenziale in questi ultimi anni. Dove sono i partiti e la democrazia? Servono idee ed una strategia per non entrare in una crisi di sistema in vista della elezione del Capo dello Stato. Forte è il desiderio in noi tutti di giungere ad una normalità democratica dopo la lunga transizione del sistema politico italiano, a partire dal 1992, dalla fine della Prima Repubblica.

 

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