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Cultura > Cinema

La ripresa del cinema italiano

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Il cinema italiano mostra una grande capacità di ripresa. L’esempio di due nuovi lavori Ancor più bello e Il silenzio grande 

Cinema Film Ancor più bello

Mica male la ripresa del cinema italiano. Ci sono ad esempio due lavori, differenti certo come storie e risultato, ma che denotano la comune voglia di ripresa nel dire qualcosa che, in modo diverso, punti comunque ai sentimenti, qualità tipicamente nostrana.

Cominciamo con una commedia gradevole, ossia Ancora più bello, sequel di Sul più bello e in attesa di Sempre più bello nel 2022. La storia è nota, interpretata dalla bravissima Ludovica Francesconi nei panni di Marta, la ragazza orfana, affetta da mucoviscidosi ma vitalissima, esuberante, ottimista. Finito l’amore con il bello e viziato Arturo, ora si innamora dell’artista Gabriele (Giancarlo Commare), sensibile e appassionato, che però deve andare a Parigi per la carriera, ma è così bravo che sarebbe disposta a rinunciarvi per lei.

Marta lo spinge al viaggio, anche se amarsi a distanza è difficile tra gelosie e malintesi. Il film vorrebbe essere corale con diversi  personaggi di contorno, ma in effetti si concentra sulla ragazza, sulle tematiche attuali dei giovani nel lavoro e in amore.  Il dolore si presenta stavolta alla grande ed è la parte migliore del racconto, perché dà credibilità a Marta e la rende ancor più autentica nel film diretto da Claudio Norza,  simpatico, agrodolce, brillante certo ma sincero.

Altra cosa, sincerità a parte, è Il silenzio grande, racconto familiare diretto con cura meticolosa e nostalgia autobiografica tra le righe da Alessandro Gassmann. Il film, tratto dalla pièce teatrale  di Maurizio De Giovanni è ambientato tutto a Villa Primis, un tempo fastosa e oggi cadente e indebitata. Schricchiolano i rapporti tra il padre Valerio (Massimiliano Gallo) solitario scrittore, la moglie Rose e i due figli, Massimiliano, timido e tenero, e Adele, pragmatica e più matura. Onnipresente la domestica Bettina che colloquia con Valerio e ben poco con Rose (una misurata e credibile Margherita Buy).

La situazione  economica è pesante, ci si deve trasferire e vendere.  È un addio alla sicurezza e al passato, ma anche alla ipocrisia nei rapporti per far posto alla verità. La storia si svolge nel silenzio grande delle anime più che della casa e Gassmann non rifugge dai lati onirici e misteriosi per raccontare una vicenda di sentimenti fragili e malati eppure desiderosi oltre che di rimpianti, di verità. Ben girato, scarno, essenziale, da non perdere.

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