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Italia > Cinema

I capricci di una regina

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Tra i film da rivedere in attesa della riapertura delle sale vale la pena la storia della regina Marie Antoinette di Sofia Coppola.

L’elenco dei film che Netflix ripropone è lungo, e la scelta non è sempre facile. Ma la storia della regina Marie Antoinette di Sofia Coppola, anno 2006 e un Oscar per i costumi nel 2007 (oltre a numerosi premi) è un prodotto lussuoso che dà un’idea di come Hollywood pensi la storia europea.

Il racconto della ragazza austriaca di 14 anni, figlia dell’imperatrice Maria Teresa, che viene data in sposa al futuro  Luigi XVI di Francia, è lo specchio di un’epoca in cui il matrimonio non era certo un fatto d’amore ma di politica. E di una società dove la nobiltà e i regnanti vivevano nel lusso e nella morale disinibita (come il re Luigi XV), a danno del resto del popolo. Il film infatti si presenta come uno spettacolo fastoso di una vita spensierata fra cacce, giochi, pettegolezzi, cerimonie in cui la giovane principessa si immerge senza scrupoli, come una bambina viziata. Non amata certo dall’aristocrazia francese né dal popolo che più tardi le scatena contro una campagna denigratoria. Maria Antoinette si dà alla dolce vita, complice l’amante svedese Fersen e nello stesso tempo riesce  a dare alla Francia un figlio maschio, il futuro e sventurato Luigi XVII.

Più che un ritratto in profondità, il film è una rivisitazione in stile pop di un’epoca e di un ambiente –  la vita a Versailles -, combinando insieme musica rock e Mozart, la bonomia di Luigi XVI e la rivoluzione nordamericana, approfittando della recitazione davvero intrigante della protagonista Kirsten Dunst.

Non si può dire che la regina fosse un donna all’altezza della situazione e ancor meno il re, vittime di una tradizione assolutistica da cui era difficile uscire. Dimostra comunque  di maturare – anche se quest’ultima parte è trattata  in modo affrettato -, quando il popolo prende la Bastiglia, assale Versailles per ucciderla e alla fine deve rientrare con il marito a Parigi nel 1789. L’ultima scena, con la camera regale distrutta dai rivoltosi e lo sguardo triste dei due regnanti in carrozza, mostra la fine di un mondo.

Film lievemente “femminista”, fastoso, gradevole per gli occhi-costumi e fotografia stupendi – si fa apprezzare per la bellezza degli ambienti, della natura, delle persone, viste con occhi estetizzanti come Hollywood guarda la storia della vecchia Europa. Con un fondo di tristezza per la fine drammatica di una donna costretta ad un ruolo difficile, per cui non era pronta, desiderosa di una vita libera, ma poi imprigionata dalla storia nelle vicende di un cambiamento epocale: la ribellione dei popoli dopo secoli di servitù.

 

 

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