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In profondità > Parola di vita

Accogliere colui che bussa alla porta

di Letizia Grita Magri

- Fonte: Città Nuova

«Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20).

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Quante volte sentiamo bussare alla nostra porta? Può essere il portalettere, il vicino di casa, l’amico del figlio, ma anche lo sconosciuto… Cosa vorrà? Sarà prudente aprire, lasciare entrare in casa chi non conosciamo bene?

Eppure questa Parola di Dio, tratta dal Libro dell’Apocalisse, ci invita all’accoglienza di un ospite inatteso.

L’autore di questo Libro molto istruttivo per i cristiani parla qui all’antica Chiesa di Laodicea in nome del Signore Gesù, morto e risorto per amore di ogni creatura umana.

Parla con l’autorità che deriva da questo amore; loda, corregge, invita ad accogliere l’aiuto potente che il Signore stesso si prepara ad offrire a questa comunità di credenti, purché essi siano disponibili a riconoscere la sua voce e ad “aprirgli la porta”.

«Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20).

Oggi come allora, l’intera comunità cristiana è invitata a superare paure, divisioni, false sicurezze, per accogliere la venuta di Gesù. Egli infatti si presenta ogni giorno con diversi “vestiti”: le sofferenze quotidiane, le difficoltà della propria coerenza, le sfide per le scelte importanti della vita, ma soprattutto nel volto del fratello e della sorella che incrociamo lungo la strada.

È anche un invito personale a “fermarci” con Gesù in un momento di intimità, come si fa con un amico, nel silenzio della sera, seduti alla stessa mensa; il momento più propizio per un dialogo che richiede ascolto e apertura.

Far tacere i rumori è la condizione per riconoscere ed ascoltare la sua voce, il suo Spirito, l’unico capace di sbloccare le nostre paure e farci aprire la porta del cuore.

Così Chiara Lubich racconta una sua esperienza: «Bisogna far tacere tutto in noi per scoprire in noi la Voce dello Spirito. E bisogna estrarre questa Voce come si toglie un diamante dal fango: ripulirla, metterla in mostra e donarla a tempo opportuno, perché è Amore e l’Amore va dato: è come il Fuoco che, comunicato con paglia o altro, arde, altrimenti si spegne. L’Amore deve crescere in noi e straripare»[1].

Dice papa Francesco: «Lo Spirito Santo è un dono. […] entra in noi e fa fruttificare, perché noi poi possiamo darlo agli altri. […] È proprio dello Spirito Santo, dunque, decentrarci dal nostro io per aprirci al “noi” della comunità: ricevere per dare. Non siamo noi al centro: noi siamo uno strumento di quel dono per gli altri»[2].

«Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).

Nell’amore reciproco tipico del Vangelo, anche i cristiani possono essere, come Lui e con Lui, testimoni di questa presenza di Dio nelle vicende della storia, anche nei nostri giorni.

Nell’affluire di migranti in un luogo di frontiera, c’è chi sente bussare alla propria porta. Così racconta Delia: «Una calda domenica pomeriggio, vidi sedute sul marciapiede di fronte al mio bar tante mamme con i loro bambini che piangevano per la fame. Li ho invitati a entrare, spiegando che avrei dato gratuitamente da mangiare ai bambini. Le madri si vergognavano perché erano senza soldi, ma ho insistito e hanno accettato. Da lì è partito un tam tam e oggi è diventato il bar dei migranti, la maggior parte musulmani. Molti mi chiamano “Mamma Africa”. La mia precedente clientela, pian piano, si è persa. Così, la stanza dedicata al gioco degli anziani è diventata la saletta dei bambini, dove possono scrivere e giocare, con un piccolo fasciatoio per cambiare i neonati e dare un po’ di sollievo alle mamme, oppure si trasforma in aula per l’insegnamento della lingua italiana. La mia non è stata una scelta, bensì la necessità di non voltarmi dall’altra parte. Grazie ai migranti ho conosciuto tante persone e associazioni che mi sostengono e mi aiutano ad andare avanti. Se dovessi ricominciare, farei tutto daccapo. La cosa importante per me è DONARE!»[3].

Tutti siamo invitati ad accogliere il Signore che bussa per uscire, insieme a lui, verso chi ci sta vicino.

Sarà il Signore stesso a farsi spazio nella nostra vita, con la sua presenza.

 

[1] C. Lubich, Lo Spirito Santo è l’Amore, 12 settembre 1949, in «Collegamento CH», giugno 2006.

[2] FRANCESCO, Udienza Generale, Roma 6 giugno 2018.

[3] In «Città Nuova online», 7 marzo 2018 e in «Collegamento CH», 16 giugno 2018.

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