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Cultura > Musica classica

Il ritorno di Bernstein

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

A 100 anni dalla nascita l’Accademia Santa Cecilia di Roma, sotto la bacchetta di Antonio Pappano, proporrà le tre Sinfonie di questo straordinario direttore americano dal talento unico

Nato 100 anni fa, scomparso nel 1990, Leonard “Lenny” Bernstein è stato tutto: direttore carismatico e plateale, compositore eclettico e originale – basti pensare al successo planetario di West Side Story –, divulgatore appassionato della classica, mecenate, uomo dalla vita eccessiva. Un mix di tutto, con un talento unico. Bernstein viveva sul podio quello che dirigeva – ha scavato Mahler come pochi, ha addirittura diretto la Callas nella Sonnambula alla Scala –, agitandosi, soffrendo e godendo. Unico e, purtroppo, imitato da giovani direttori troppo entusiasti e molto meno preparati di lui, per il quale la musica era «la ricerca della perfezione, la fede nel compositore». Un tormento anche, un’ansia, perché la fede per l’ebreo Lenny era questo, come dimostra la Sinfonia Kiddisch dedicata a John Kennedy dove quasi rimprovera Dio.

Sono le tre sinfonie ad essere riproposte a Roma, all’Accademia di Santa Cecilia, dal 15 al 24 febbraio, sotto la bacchetta di Antonio Pappano che ha ben conosciuto Bernstein. Dopo che un maturo Daniele Gatti ha rivelato lo Schumann denso, tumultuoso, delle Sinfonie numero due e numero quattro – un viaggio nell’inconscio di questo poeta del dramma intimo – in esecuzioni mirabili per equilibrio e profondità, è l’ora di tuffarsi nel mondo di Lenny. Al di là delle apparenze di una orchestrazione fantasiosa, sentimentale e teatrale c’è un dissidio post-romantico e molto attuale tra contemplazione malinconica ed estroversione, che in lui fu assai viva. L’ascolto ci dirà come e se questo dissidio sia stato superato e cosa ancora ci possa dire.

Ma il centenario non finisce a Santa Cecilia, dove Bernstein era di casa. Durerà due anni: mostre, convegni, duemila eventi sparsi in 35 nazioni (anche da noi, a Bologna in luglio e a Milano ad aprile). Non è poco per l’immaginifico mago della musica.

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