Sguardi su Porta Palazzo. Aperta-mente cittadine è la pubblicazione mensile dell’Associazione 2PR (Prevenzione e Promozione) che dà conto dell’esperienza di accoglienza condotta da due suore salesiane, suor Paola Pignatelli e suor Julieta Joao, a Torino – Porta Palazzo, lì vicino a dove don Bosco aveva avviato la sua attività nella seconda metà dell’Ottocento con i ragazzi che giungevano a Torino.
Con l’aiuto di un gruppo di volontarie hanno messo su prima di tutto una piccola scuola di lingua italiana. «Sarebbe bello dar voce a tutte le nostre allieve», scrivono nella pubblicazione di giugno 2017, «ma ci regaliamo un “assaggio”, al termine di un anno di scuola: con alcune ci rivedremo, altre partiranno per continuare il percorso di apprendimento della lingua nei Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti). Ancora una volta si rinnova la gratitudine, certamente reciproca, per il clima di fiducia, l’amicizia, quasi la “complicità” che, sempre, scatta fra donne di qualsiasi latitudine e, “sciuia, sciuia”, piano piano, si impara a “capire e a farsi capire”: questo è il nostro motto e il nostro impegno! […] E noi ci saremo sempre, pronte per la “piccola-grande” scuola di Porta Palazzo, per imparare insieme la lingua dell’umanità».
Oltre all’apprendimento della lingua, in via Mameli sono stati aperti dei laboratori di sartoria e di vari altri mestieri. E si condividono momenti di festa, di dialogo interreligioso, incontri culturali e di spiritualità, contatti con il mondo delle istituzioni e dei servizi, proposte formative.
Amenze, una delle allieve della scuola, così scrive: «La nostra scuola è bella e seria. Le nostre maestre hanno molta pazienza nell’insegnare l’italiano. Per noi è molto difficile parlare e scrivere. Grazie a Giovanna e a tutte le maestre: anche a quelle che insegnano a tagliare e cucire le stoffe; e sono anche orgogliosa di voi, Paola e Julieta, che andate in giro per trovare e aiutare noi, donne immigrate, per migliorare la nostra vita! Voglio bene a tutte, maestre e compagne».
Il vescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, nel mese di aprile ha voluto visitare la scuola e i laboratori confermando così la significatività – per la diocesi di Torino – di questa presenza ed esprimendo un chiaro incoraggiamento a proseguire: «È la prima volta che vengo qui e sono veramente contento di vedere e di sentire soprattutto quello che siete e quello che fate: è una cosa meravigliosa, è un vero segno di speranza per la nostra società! Qui si edifica quel mondo nuovo che siamo impegnati a costruire! Un mondo dove tutti possano avere dignità di crescere, nella loro vita familiare e spirituale! E qui si tocca con mano la ricchezza esperienze di questa umanità, cioè qualcosa che va oltre le cose; non si tratta solo di offrire dei servizi, ma di stabilire una relazione gioiosa di amicizia e di affetto, dove si senta e si comunichi il cuore prima del servizio: e questo qui l’ho sentito! Il fatto di crescere insieme, diventare amiche, è una ricchezza grandissima: un valore che aiuta tutti… Insistete anche sull’importanza della lingua, sono pienamente d’accordo! In un Paese che non conosci se tu sai la lingua, quella parlata, non tanto quella della grammatica, quella della vita, è fondamentale! Ma insieme alla lingua, ve lo ripeto, c’è questo rapporto di relazione che permette di collocare la stessa lingua dentro un vissuto; essere all’interno di un tessuto di relazione permette di incontrarsi e imparare la lingua della vita, capire e stabilire un rapporto. E insieme alla lingua mi fanno molto piacere anche questo impegno e questi laboratori sui “mestieri”, tornati significativi per la donna e per la famiglia… come la sarta e lo stiro… Grazie! Ho capito e ho visto che qui fate i fatti! […] Andate avanti: questa presenza va sostenuta e promossa!