Con un’intensa relazione dell’ambasciatore Pasquale Ferrara sulla missione di pace dell’Europa, testo pubblicato su cittanuova.it, e l’intervento dei rappresentanti di molte associazioni ecclesiali e laiche a livello nazionale, si è svolto a Firenze un incontro pubblico molto partecipato promosso da 40 realtà rappresentanti di una larga parte della società civile.
Questa iniziativa è iniziata circa 2 anni fa dalla associazione Nuova Camaldoli che deve il suo nome all’esperienza degli estensori nel 1943 del “Codice di Camaldoli”, un documento che conteneva le idee ricostruttive della società dopo il crollo annunciato del regime fascista. Un testo nato dopo un lungo cammino preparatorio per arrivare alla redazione finale compiuta in maniera clandestina all’interno del monastero dei camaldolesi immerso nella foresta del Casentino, in provincia di Arezzo.
Per quale motivo, oggi, quel Codice è attuale? Perché, come afferma Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio La Pira, «mai come in questo nostro tempo l’Europa vede a rischio il proprio modello democratico, i diritti di libertà ed eguaglianza che ne costituiscono il fondamento».
Ne abbiamo parlato con Paolo Magnolfi, presidente dell’Associazione Nuova Camaldoli.
Quando e perché è iniziata la proposta della nuova Camaldoli?
L’associazione Nuova Camaldoli è stata costituita ufficialmente nel 2018. Tuttavia, il percorso era già iniziato nel 2016 da parte di un gruppo di amici che aveva organizzato la presentazione del libro «Una buona stagione per l’Italia» di Francesco Gagliardi e Nicola Graziani, a cui partecipò anche il professor Stefano Zamagni.
L’obiettivo principale era stimolare la partecipazione attiva dei cittadini e promuovere una maggiore responsabilità civica. Volevamo vivere non in modo passivo la realtà sociale e politica locale, ma imparare a comprendere meglio i problemi della nostra città e a metterci in relazione con le istituzioni, a partire dai quartieri e dai Comuni, con un rapporto che dovrebbe essere la regola tra eletti ed elettori durante tutto il mandato.
Come si è passati dal livello locale alla stesura del documento di un “Codice per una nuova Europa”?
Una tappa fondamentale è stata nel 2023 a Camaldoli, durante la commemorazione degli 80 anni dello storico Codice. In quell’occasione, il cardinale Matteo Zuppi lanciò l’idea della necessità di una “Nuova Camaldoli europea” come desiderio e prospettiva.
Noi siamo partiti da quello spunto per sollecitare il dialogo tra persone competenti su economia, politica, ambiente e pace. A seguito della guerra tra Russia e Ucraina, avevamo già promosso vari incontri sul tema della pace. Nell’ottobre 2024, al Centro Studenti Giorgio La Pira di Firenze, abbiamo organizzato un convegno sulla “complessità in politica” con i professori Mauro Ceruti, Sebastiano Nerozzi, Patrizia Giunti, Domenico Maria Amalfitano e Raul Buffo.
In quell’occasione abbiamo deciso di sottoporre al cardinale Zuppi un lavoro specifico sull’Europa.
E cosa vi ha risposto Zuppi?
È stato molto disponibile e nel gennaio 2025 lo abbiamo incontrato a Bologna. Nuova Camaldoli è una piccola associazione, e così gli abbiamo espresso la necessità di coinvolgere altre realtà. Il cardinale ci ha, perciò, incoraggiati a fare rete, specificando di includere non solo associazioni ecclesiali, ma anche laiche.
Abbiamo quindi inviato un primo gruppo di quesiti a docenti universitari, esperti e associazioni. Il lavoro di redazione è durato sei mesi (da febbraio ad agosto 2025) ed è sfociato nel documento un «Codice per una nuova Europa», presentato a Camaldoli il 13 settembre 2025.
Un lavoro di mesi. Compiuto con quale metodo?
Un metodo improntato sull’ascolto reciproco, sul dialogo teso alla ricerca di un’analisi che portasse a conclusioni e proposte condivise e, soprattutto, concretamente e realisticamente realizzabili. Un metodo assolutamente nuovo che le istituzioni politiche dovrebbero adottare per arrivare a decisioni volte al “bene comune” ottemperando al mandato ricevuto dagli elettori.
Se vi ispirate al Codice che espresse le idee ricostruttive, declinate poi dalla Dc, volete anche voi costruire un nuovo soggetto politico autonomo?
Il documento è una piattaforma aperta al dibattito e una “startup” di lavoro in continuo aggiornamento. È difficile che la storia si ripeta, ma il “Codice per una Nuova Europa” vuole essere non la fine ma l’innesco di un cammino oggi sostenuto da 40 associazioni, ma che ci auguriamo divenga ancora più largo e partecipato, capace di arricchirsi con nuove prospettive e nuove competenze, capace soprattutto di aiutare la società civile a crescere nella consapevolezza del ruolo che ognuno di noi ha nella costruzione del corpo sociale in tutte le sue espressioni. L’augurio è che possa nascere un movimento in grado di stimolare un sostanziale cambiamento anche negli attuali partiti e che permetta la nascita, se utili, di altri soggetti di rappresentanza.
Il disagio nei confronti della politica si vede nell’astensionismo…
È così, la disaffezione alla partecipazione al voto, complice il degrado della politica attuale, dimostra d’altra parte il desiderio diffuso di un modo nuovo di fare politica, una politica realmente vicina agli interessi e alle necessità di tutti. È questo oggi per noi un obbiettivo prioritario. Vedremo quali saranno i programmi che le forze politiche presenteranno, se promesse o progetti verosimilmente realizzabili pur con i sacrifici che inevitabilmente saranno necessari. I sacrifici però dobbiamo farli tutti, non solo alcuni, né soprattutto lasciali ai giovani per il futuro.
Ma ormai ogni decisione va concorda a livello europeo. Cosa pensate dell’attuale UE?
Consapevoli che l’Europa è la casa comune di tutti i popoli europei, riscontriamo purtroppo però che nelle Istituzioni Europee la Commissione ormai da molti anni ha perso sempre più potere decisionale a favore del Consiglio degli Stati, dove il principio di unanimità blocca le riforme necessarie. Per questo l’Europa non riesce oggi a parlare come soggetto politico unitario.
Quali sono le, quindi, le proposte specifiche per quanto riguarda l’Europa?
La proposta più significativa riguarda la cessione e condivisione di sovranità da parte di un gruppo di Stati apripista (sull’esempio di Schengen o dell’euro) in quattro ambiti chiave: politica estera, politica fiscale, politica ambientale e politica di difesa.
Cosa intendete per Difesa?
Per Difesa non intendiamo certo il riarmo europeo (Rearm Europe), che riteniamo incoerente con una vera politica di difesa, ma una strategia basata prioritariamente sulla forza della diplomazia, degli organismi multilaterali e sulla centralità della pace.
Che tipo di risposta c’è stata da parte delle forze politiche attuali?
A proposito dei temi trattati nel nostro documento il 3 marzo scorso un piccolo gruppo di noi si è recato a Bruxelles, per incontrare alcuni europarlamentari italiani di diversi orientamenti politici con l’idea di organizzare una presentazione del libro al Parlamento Europeo. Di fatto, seppur invitati e dichiaratisi interessati, i rappresentanti del centro destra non erano presenti. Abbiamo comunque avviato un’interlocuzione costante con alcuni eurodeputati, Brando Benifei, Cristina Guarda, Leoluca Orlando, Marco Tarquinio, con l’idea di organizzare una presentazione del libro al Parlamento Europeo all’inizio del prossimo anno. Inoltre, abbiamo inviato il testo alle Presidenze della Commissione e del Parlamento Europeo, come anche alla presidente del Consiglio dei Ministri e ai presidenti dei due rami del Parlamento italiano.
A livello associativo avete aderito anche ad altre campagne specifiche molto impegnative, e quali sono?
Come associazione Nuova Camaldoli abbiamo scelto di aderire alla campagna sulla difesa nonviolenta e poi all’iniziativa “La coscienza non si arruola”, pur nella ricchezza di diverse sensibilità esistenti tra le realtà promotrici che vanno dall’Agesci ad Emergency
E invece come pensate di andare avanti con le 40 realtà promotrici di una nuova Camaldoli europea?
Al momento abbiamo costituito un comitato di coordinamento tra le 40 associazioni aderenti per definire un programma operativo. La priorità immediata è informare e sensibilizzare i cittadini in vista delle elezioni che si terranno in otto Stati dell’Unione Europea il prossimo anno, tassello fondamentale per la futura governance europea.
Parallelamente continuiamo il tour di presentazione del documento sul territorio nazionale: dopo Ancona (23 ottobre), e Ferrara (28 ottobre) il prossimo 11 novembre saremo a Genova.
Oltre al testo che state presentando in diverse città dove è possibile approfondire la proposta della Nuova Camaldoli?
Intanto l’intero incontro di Firenze è visibile, per chi lo desidera, sul canale YouTube di Nuova Camaldoli indicizzato per argomenti per consentirne una più facile consultazione.
È in allestimento un sito web sul progetto per una Camaldoli Europea, ma per chi desidera maggiori informazioni sulla associazione Nuova Camaldoli e sul percorso che ha portato alla stesura del “Codice per una Nuova Europa” può consultare il sito internet della nostra associazione : www.associazionenuovacamaldoli.it
