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Italia > Se ne discute

Attacco (simulato) a Italia e Nato. La Difesa esamina punti di forza e debolezze

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Come reagirebbe l’Italia a un attacco aereo, cyber, dallo spazio, via terra, via mare e “cognitivo”? La Difesa italiana lo sta verificando con la Joint Stars 2026 (Jost26), una esercitazione che prevede, contemporaneamente, anche un nostro intervento nelle operazioni della Nato

Un drone FPV a fibra ottica pronto al decollo sul fronte di Kramatorsk, nella regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale, il 27 ottobre 2026. Ansa, EPA/Maria Senovilla

Francesco mi mostra lo schermo del cellulare con la foto dei figli piccoli sorridenti e mi spiega: “Quando ci arruoliamo, sappiamo che rischiamo la vita e possiamo morire per il nostro lavoro. Ecco perché noi militari siamo i primi a volere la pace”. Ho conosciuto Francesco giovedì mattina. Qualche ora dopo, è arrivata la notizia dell’elicottero italiano precipitato mentre era impegnato nell’operazione di pace EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina. 4 i morti. Due militari: i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi, e due volontari della Croce Rossa italiana: il tenente medico Franco Adriano Zecchillo e la sergente infermiera Laura Procacci. 11 i feriti. Immediate le condoglianze del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del governo, che ha deciso che il Villaggio Difesa allestito al Circo Massimo a Roma fino al 4 novembre 2026, Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, sarà trasformato in uno spazio di raccoglimento e memoria.

Il relitto di un elicottero italiano CH-47 Chinook, in forza alla missione EUFOR, giace in un campo vicino a Brčko, in Bosnia-Erzegovina, il 30 ottobre 2026. Ansa, EPA/NIDAL SALJIC

L’attacco (simulato) all’Italia e alla Nato

Sempre giovedì mattina a Roma è stato fatto un primo bilancio della Joint Stars 2026 (Jost26), la principale esercitazione interforze della Difesa, gestita dal Comando operativo di vertice interforze (Covi) guidato dal generale di corpo d’armata Giovanni Iannucci. In pratica, fino a dicembre, si sta mettendo alla prova la capacità del nostro Paese di reagire a possibili attacchi, classici e ibridi, mettendo in atto il piano militare di difesa nazionale (Pmdn). Bisogna verificare anche se siamo in grado di supportare, contemporaneamente, i partner dell’Alleanza atlantica nella “difesa collettiva”, cioè nelle operazioni della Nato.

L’Italia, secondo l’articolo 11 della Costituzione, “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. In condizioni di parità con altri Stati, consente “ alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Le esercitazioni vanno dunque inquadrate in tal senso, a fini di difesa.

La (difficile) gestione della disinformazione

Nella Jost26 è stato simulato uno scenario multidominio, cioè con attacchi su più fronti tra quelli terrestre, marittimo, aereo, spaziale e cibernetico. Centrale la dimensione cognitiva, cioè la gestione di informazioni e fake news, capaci di influenzare popolazioni e governi, con simulazioni di bot e influencer, anche non umani. Le condizioni di pace, di crisi e di conflitto, hanno spiegato il generale di divisione Nicola Piasente, capo reparto Pianificazione ed esercitazioni, e l’ammiraglio di squadra Gianfranco Annunziata, vice comandante del Covi, oggi non sono separate. Ci sono, anzi, passaggi repentini da una fase all’altra. Le minacce ibride nei domini cyber e cognitivo, se non ben gestite, possono influenzare i processi decisionali.

Il generale di divisione Nicola Piasente, capo reparto Pianificazione ed esercitazioni del Covi presenta l’esercitazione Joint Stars 2026 (Jost26). Foto: Ufficio stampa Covi

Le minacce ibride e le decisioni politiche

Un attacco cibernetico può avere conseguenze sulle comunicazioni, sulle infrastrutture e sul coordinamento delle operazioni di comando. Durante le esercitazioni, sono perciò state create due piattaforme social come quelle reali, con profili virtuali e la simulazione di attacchi e scontri. La difesa, oggi, passa anche per i social perché, come ha spiegato il generale Iannucci, le democrazie dipendono dal consenso popolare. Ma le persone possono essere manipolate, influenzando a loro volta chi comanda. Più volte, nelle scorse settimane, politici di vari Paesi hanno ad esempio denunciato il rischio di influenze straniere sulle elezioni: dal nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani al presidente statunitense Donald Trump. L’intervento sui social è quindi visto come un supporto all’azione militare.

L’ammiraglio di squadra Gianfranco Annunziata, vice comandante del Covi, Comando operativo di vertice interforze della Difesa. Foto: Ufficio stampa Covi

I pericoli della “zona grigia”

La fase più difficile è stata la gestione della “zona grigia“: di fronte ad una minaccia è difficile capire se si tratta “solo” di un attacco cibernetico o se non sia, invece, un vero e proprio attacco alla sicurezza nazionale. “Questa zona grigia -ha spiegato il generale Iannucci – è quella che ci pone più problemi e sulla quale dobbiamo maggiormente lavorare. Quando il conflitto è già scoppiato, le regole sono molto più semplici e la consapevolezza di chi deve prendere decisioni è molto più marcata”.

I flussi finanziari e il dominio spaziale

Alle esercitazioni del Jost26 ha partecipato anche la guardia di finanza, fondamentale per il tracciamento dei flussi finanziari. L’aspetto finanziario è entrato in maniera parziale nell’esercitazione, ma viene costantemente tenuto in considerazione. Ci sono, infatti, dei segnali che mostrano situazioni di tensione e anticipano le crisi. Ad esempio l’andamento delle commodities (per esempio petrolio, gas naturale, oro) e dei tassi di interesse. Un settore molto monitorato è invece quello spaziale, dove già adesso “si opera, si manovra, si attacca, ci si difende”.

Un’esposizione di riproduzioni di droni e missili realizzate dagli Houthi è visibile in una piazza a Sana’a, nello Yemen, il 14 settembre 2026. Ansa, EPA/YAHYA ARHAB

Manca un’efficace difesa anti drone e anti missile

“Una delle priorità assolute è di sviluppare un sistema multilivello che ci consenta di difenderci dalle minacce che partono dai droni e che arrivano ai missili ipersonici”. Per il generale Iannucci non si tratta di rischi teorici. “In Arabia Saudita pochi giorni, fa vicino a una raffineria dell’Aramco, ha impattato un missile ipersonico che viaggiava a oltre mach 8”, quindi 8 volte la velocità del suono. Capace, dunque, di attraversare l’Adriatico in 75 secondi, che diventano 20 minuti (a seconda della tipologia di missile) se il sito di lancio è nel Nord Africa.

Il problema, ha aggiunto Iannucci, è che “il ritmo evolutivo nel mondo dei doni è rilevatissimo. Il conflitto russo-ucraino ci dice che un vantaggio tecnologico si esaurisce in pochi giorni o in poche settimane e quindi dobbiamo adattare la nostra capacità di risposta”, ma non è semplice. Bisogna comprendere di che minaccia si tratta e, nella realtà, rispondere con un grosso sforzo dell’apparato industriale.

Il generale di corpo d’armata Giovanni Maria Iannucci, comandante del COVI, Comando operativo di vertice interforze. Foto: Ufficio stampa COVI

La sostenibilità del conflitto

Per essere affrontato, un conflitto deve essere sostenibile. Se non è sostenibile, è perso in partenza. Ecco perché uno dei temi approfonditi nell’esercitazione è la possibilità di generazione e rigenerazione delle forze e delle capacità. Si tratta di avere l’equipaggiamento, ma soprattutto le persone che dovranno poi combattere. In questo caso, ogni coinvolgimento dei cittadini deve essere deciso dal governo.

Nella realtà italiana, oggi c’è un’opinione pubblica fortemente contraria alla guerra e sono state avviate diverse iniziative per esercitare il diritto all’obiezione di coscienza.

Il punto, per la Difesa, resta comunque centrale. Nelle fasi più intense del conflitto russo-ucraino, ad esempio, il cosiddetto “tasso di attrition”, cioè dopo quanto tempo bisognava sostituire le unità in prima linea perché erano non più in grado di assolvere la missione (perché morte o ferite), era di poche settimane.

Un’immagine dei combattimenti tra Russia e Ucraina nella zona del KUrsk, Ansa, EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY

Il “centro di gravità” e la volontà di difendersi

Se si colpisce il “centro di gravità” di un Paese, viene meno la sua capacità di difendersi, resistere e combattere. Parliamo della coesione della nazione e della volontà del popolo di difendersi. Da questo punto di vista, sia per la popolazione italiana che per quella degli altri Paesi della Nato, per il Covi manca ancora la consapevolezza che la difesa di un Paese non è una questione esclusivamente militare, ma richiede anche un piano di difesa civile per orientare, in caso di conflitto, settori come per esempio la sanità, le industrie. Ecco perché l’esercitazione Jost26 si svolge anche con istituzioni non militari.

L’Italia strategica per la Nato. L’importanza del Mediterraneo

La collocazione geografica italiana la rende fondamentale dal punto di vista logistico per l’Alleanza Atlantica. Nel caso di un conflitto con la Russia, ad esempio, (anche) dal nostro Paese passerebbero i flussi di rifornimento per gli altri Paesi. È fondamentale il coordinamento e la trasmissione dei dati. Ecco perché bisogna lavorare sull’infostruttura, per poter avere i dati logistici, informativi ed operativi in tempo reale, perché è dalla loro completezza e precisione che verrebbero prese le decisioni nel nostro Paese e nella Nato. Nella simulazione del Jost26, per la difesa italiana è stato centrale il Mediterraneo, perché è nel nostro mare che, nella realtà, spiega Iannucci, “le nazioni non amiche interverrebbero per fare in modo che l’Italia non possa efficacemente contribuire alla difesa collettiva”, e dunque per bloccare i rifornimento per gli altri Paesi Nato.

Il direttore del JOC Riccardo Rizzotto. Il Joc è il Centro operativo interforze (Joint operations center) del Covi, Comando operativo di vertice interforze della Difesa. Foto: Ufficio stampa Covi

Le decisioni politiche e il vantaggio decisionale

In un conflitto ibrido vengono usati strumenti non tipicamente militari, con attacchi cyber e nello spazio (e ripercussioni sull’economia e sul mondo reale). In questi casi, spesso è l’autorità politica, cioè il capo del governo, nel nostro caso la premier Giorgia Meloni, o un’autorità delegata, a prendere le decisioni. Per poterlo fare nel modo migliore, deve avere un “vantaggio decisionale”. A fornirlo, oppure no, è il Covi, che deve disporre delle informazioni e valutarle correttamente, per dare a chi deve decidere un quadro informativo razionale e coerente. Trattandosi di un’elevata quantità di dati, si utilizza l’Intelligenza artificiale di cui si serve il JOC – il Centro operativo interforze (Joint operations center) per poterli gestire. Serve inoltre una importante architettura di immagazzinamento dei dati, a cui stanno lavorando l’Italia e la Nato. Come ha spiegato il direttore del JOC Riccardo Rizzotto, si tratta di una sorta di quartier generale dove si valutano le differenti criticità, si monitorano le operazioni e si pianificano gli interventi correnti (che richiedono operazioni fino a 5 giorni) e futuri (da 6 a 30 giorni, per la loro risoluzione strutturale). Da lì è stata fatta la supervisione di eventi internazionali come per esempio i mondiali di Milano Cortina o il G7. Per la sua importanza, durante le esercitazioni Jost26, il Joc è stato duplicato in tutte le funzionalità in un altro sito per continuare ad essere operativi in caso di attacco.

Jost26: un’esercitazione interforze

L’obiettivo della Jost2026 è di valutare la capacità della Difesa italiana di affrontare e gestire le crisi che coinvolgono la sicurezza nazionale, valutandone le evoluzioni e pianificando una risposta militare coordinata. L’esercitazione prevede, quindi, la partecipazione di tutte le forze armate italiane, ma non solo. Partecipano rappresentanti di esercito, marina, aeronautica, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, corpo militare della croce rossa, Protezione civile, Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Per la Difesa ci sono anche i Comandi responsabili delle operazioni spaziali, di quelle in rete e delle forze speciali. Tante realtà che devono armonizzarsi, condividere informazioni e integrare le rispettive capacità nella pianificazione dell’intervento, che prevede anche l’assistenza alla popolazione. Nel Jost 26, per la prima volta il Covi è stato il destinatario principale della formazione (Primary Training Audience, PTA), per testare la sua capacità nazionale di difesa e la capacità di integrarsi con la Nato.

La prima fase della Jost26 è stata l’Esercitazione per posti comando (Command Post Exercise, CPX), che ha coinvolto circa mille partecipanti.Dal 2 novembre comincerà la fase Live exercise (Livex), con le esercitazioni sul campo e oltre 6.500 militari coinvolti fino a dicembre. Da marzo a maggio 2027 le esercitazioni continueranno con la Jost27.

L’Italia è inoltre coinvolta nelle esercitazioni Nato per la sicurezza dell’area che va dalla Finlandia al Mar Nero, che si stanno svolgendo in Bulgaria.

 

 

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