Una cinquantina di ambulanze e mezzi di soccorso delle pubbliche assistenze toscane hanno sfilato con le sirene accese per le strade di Pisa, il 20 ottobre, per protestare contro il caro carburante. Una mobilitazione che si unisce a quelle pugliesi e alle precedenti in Sardegna. Domani, 22 ottobre, invece, i protagonisti saranno i pescatori: una delle categorie più in difficoltà. Il blocco degli autotrasportatori, intanto, ha provocato il mancato rifornimento dei carburanti negli aeroporti calabresi. Il risultato, come ha comunicato l’ENAV, è che gli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria sono rimasti senza carburante per gli aerei. I piloti dovranno rifornirsi negli scali precedenti. Problemi anche nell’aeroporto di Catania. Il carburante sta scarseggiando anche sulle isole di Procida e Ischia, nel napoletano.
Lo sciopero delle marinerie
Il 22 ottobre più di 40 marinerie, tra le più importanti d’Italia, sciopereranno. Non parliamo solo dei pescherecci e dei pescatori, ma anche dell’indotto terrestre e della filiera commerciale, fino al mercato ittico all’ingrosso. I lavoratori del settore hanno annunciato che, nelle Regioni già in mobilitazione, si uniranno agli altri settori in protesta. “Salpare in mare per i motopescherecci – hanno scritto al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – è diventato proibitivo a causa degli elevatissimi costi del carburante”. Chiedono misure strutturali, non bonus e mancette. Anche misure per ridurre i danni della riduzione dei giorni di pesca stabilita dall’Unione europea. La mobilitazione dei pescatori potrebbe procedere ad oltranza.
Annullato, invece, l’annunciato blocco dello Stretto di Messina con un centinaio di pescherecci siciliani e calabresi. Due i motivi. Il primo, l’annunciato maltempo, che potrebbe mettere in pericolo i pescatori. Il secondo, l’apertura delle trattative, che sta coinvolgendo le prefetture di Messina e Raggio Calabria.

La protesta degli agricoltori di Coldiretti Abruzzo davanti a Palazzo dellEmiciclo, all’Aquila, sede del consiglio regionale, contro il caro gasolio, 21 ottobre 2026. ANSA/Ufficio stampa Coldiretti
Autotrasportatori: Salvini convince solo i siciliani. Continuano le proteste nelle altre Regioni
Scarso il risultato del tavolo di confronto che ieri a Milano ha riunito in Prefettura il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini e le associazioni di categoria. Gli unici a decidere di terminare la protesta sono stati i trasportatori siciliani. I calabresi continueranno fino al 27 ottobre, campani e pugliesi procederanno ad oltranza. In pratica, spiegano i manifestanti, il ministro non ha fatto altro che anticipare dei fondi già previsti, ma loro chiedono un intervento strutturale per poter continuare a lavorare. Chiedono vicinanza al governo e non minacce, come la confisca o il sequestro dei mezzi che provocano blocchi stradali. Nel caso, le forze dell’ordine – a loro volta in difficoltà per i rifornimenti – dovrebbero portar via trattori, animali (sì, c’è anche qualche mucca!) e tir?
Più che minacce, serve dialogo, ascolto e provvedimenti concreti: difficili, questi ultimi, con un bilancio dello Stato già in difficoltà. Come aveva detto profeticamente il ministro dell’Economia Giorgetti presentando alla Camera il Documento programmatico di bilancio: “Si annunciano nuvoloni all’orizzonte”.
Più che nuvoloni, per le strade si rischia lo scontro e non solo metaforico. Il ministro Salvini ha ventilato la possibilità della precettazione dei lavoratori in sciopero: tanto è bastato a scatenare la rabbia dei trasportatori. Finora, hanno spiegato, con le forze dell’ordine ci sono stati rispetto e dialogo. Il governo – chiedono – vuole davvero che si arrivi allo scontro?

Blocco dei Tir a Palermo nell’innesto dell’autostrada che porta in città: in via Oreto e in strade attigue sono in sosta circa un centinaio di mezzi pesanti. Palermo, 20 ottobre 2026 ANSA/RUGGERO FARKAS
Le cause dei rincari
La guerra scatenata da Stati Uniti e Israele all’Iran ha comportato il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transitano le navi che trasportano gas naturale e petrolio dai Paesi del golfo. E anche se l’altro stretto, quello di Bab el Mandeb, fondamentale per i commerci italiani, è di nuovo accessibile, i flussi non sono stati ancora completamente ripristinati. Questa situazione, unita alla guerra tra Russia e Ucraina, ma anche ai cambiamenti climatici che hanno ridotto le produzioni, ha provocato una impennata dei costi dell’energia e dei carburanti e dei prodotti provenienti dall’Asia: dal riso ai fertilizzanti, dai mangimi per gli animali alla componentistica, fino alle materie prime per le nostre imprese. I costi del lavoro sono aumentati, i magri ricavi non sono più sufficienti a garantire il sostentamento dei lavoratori.

Scaffali vuoti, pesce, frutta, verdura e merce fresca assente e prodotti come latte e farina in esaurimento in un supermercato (Eurospin) a Bari, a causa dello sciopero dei trasportatori. Bari 18 ottobre 2026. ANSA/Donato Fasano
Il Sud non fa notizia se non ci sono gli scontri?
Nonostante settimane di agitazione e proteste, sembra che il Sud non faccia notizia: per farne parlare nei tg nazionali i lavoratori hanno dovuto bloccare autostrade, porti, svincoli, con proteste plateali in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Sardegna… Parliamo di agricoltori che vengono pagati pochi centesimi al chilo per prodotti che nei supermercati verranno prezzati a 6, 7 o anche 8 euro. Parliamo di allevatori: l’aumento del prezzo di gas naturale e petrolio ha fatto impennare anche quello dei mangimi. Parliamo di trasportatori: i guadagni non coprono le spese per il carburante. Parliamo dei pescatori, che denunciano da mesi che uscire con le barche è troppo costoso. Ma parliamo anche dei venditori ambulanti, degli olivicoltori, dei lavoratori dell’indotto, di cittadini pendolari che spendono cifre da capogiro per fare il pieno.

La protesta degli agricoltori di Coldiretti Abruzzo davanti a Palazzo dellEmiciclo, all’Aquila, sede del consiglio regionale, contro il caro gasolio, 21 ottobre 2026. ANSA/Ufficio stampa Coldiretti
Quando ci riescono, per la verità, visto che molti distributori sono a secco per i blocchi stradali, mentre sono tanti i supermercati del Sud svuotati dei prodotti freschi. Viviamo in un mondo interconnesso: quello che succede in altre parti del mondo ci tocca da vicino. Guerre sconsiderate e immotivate producono povertà e disperazione anche in Italia e quello che si vive al Sud, avrà riflessi anche al Centro Nord. Blocchi sono stati organizzati da agricoltori e trasportatori anche a Ravenna, in Emilia Romagna.
Intanto, il 30 ottobre si svolgerà lo sciopero generale della logistica e dei trasporti. Già annunciato il blocco dei porti: che già adesso funzionano a singhiozzo in Sicilia e a Napoli. In Calabria sono stati organizzati numerosi presidi che stanno rallentando i flussi di lavoro. Alcuni settori produttivi meridionali sono ridotti alla disperazione, purtroppo nella quasi indifferenza nazionale. Avrebbero dovuto mettere le città a ferro e fuoco per farsi ascoltare?, si sono chiesti.
Un decreto immediato dopo gli scontri di Milano. E per i lavoratori?
Serve una svolta. L’attenzione mediatica sui pochi vandali di Milano sembra che voglia sviare l’attenzione da problemi ben più seri e complessi. A fronte di migliaia di persone che hanno dimostrato pacificamente per la città milanese, sono state portate in questura 271 persone. Meno di 50 gli arresti, quelli convalidati finora sono 11. I fermati erano soprattutto ragazzini, italiani. I più piccoli hanno 11 anni. Sono bambini. Dopo quegli scontri c’è stato un decreto immediato. E per i lavoratori stremati e le famiglie senza soldi per sopravvivere? Facile prevedere, dopo tanta indifferenza, che ogni provvedimento che arriverà sarà accolto male, se non sarà efficace e duraturo, perché gli animi sono esacerbati e le tasche sono vuote da troppi giorni.
