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Italia > Giornata mondiale dell’alimentazione

Leone XIV: il pane non sia un’arma di guerra e l’acqua non sia una merce contesa

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Il papa chiede di destinare i fondi per le armi all’agricoltura sostenibile, denuncia il monopolio dei semi e chiede agli Stati di garantire un’alimentazione adeguata alle popolazioni

Yazan Abu Foul, di due anni, in braccio alla madre Naima nel campo profughi di Al-Shati, nella Striscia di Gaza. Entrambi soffrono pesantemente la fame e la mancanza di generi di prima necessità a causa del blocco della distribuzione del cibo decisa da Israele. Ansa, EPA/HAITHAM IMAD

«In un’epoca caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti, è intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa». Con un messaggio scritto il 12 ottobre, il giorno prima di essere ricoverato per l’operazione al polmone, papa Leone XIV ha scritto un messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione, che si celebra il 16 ottobre. E non si può dire che non parli con chiarezza e forza.

Nel testo indirizzato al direttore generale della FAO, il cinese Qu Dongyu, il papa denuncia l’uso del pane come arma di guerra, ma anche il monopolio dei semi che strangola i piccoli imprenditori, e chiede di utilizzare le risorse per le armi per l’agricoltura sostenibile. Questo perché «quando la tecnologia moderna viene impiegata in agricoltura in modi che privano il suolo della sua fertilità naturale o allontanano gli agricoltori dalle loro terre, spinti soltanto da motivi economici, ciò non può essere considerato un progresso, ma una forma sofisticata di distruzione».

Avanza il progresso, non diminuisce la fame nel mondo

Custodire e coltivare la terra, ricorda il papa, è un comando divino che «precede ogni quadro giuridico e ogni innovazione tecnologica. Ciononostante, ci troviamo attualmente in una situazione paradossale, in cui il progresso globale avanza a un ritmo sempre più sostenuto, mentre la fame e la povertà continuano a persistere. Non si tratta di un problema tecnico o finanziario, ma piuttosto di una profonda crisi antropologica ed etica». Le parole del papa si collegano alla Giornata mondiale dell’alimentazione, che quest’anno ha come tema “Innovare oggi per nutrire domani”.

La tecnologia è diventata “una forma sofisticata di distruzione”

Oggi, aggiunge il papa nel messaggio, si parla di «innovazione con gran disinvoltura», ma solo rispetto a dispositivi e algoritmi, oppure con «l’unico fine di ottenere un guadagno economico». Ma «la vera innovazione non sostituisce la creazione»: Ecco quindi che «quando la tecnologia moderna viene impiegata in agricoltura in modi che privano il suolo della sua fertilità naturale o allontanano gli agricoltori dalle loro terre, spinti soltanto da motivi economici, ciò non può essere considerato un progresso, ma una forma sofisticata di distruzione». L’uso irresponsabile della tecnologia per interessi esclusivamente egoistici vìola il principio di solidarietà e ignora il dovere dell’umanità di salvaguardare il creato. Per il papa, «l’innovazione di cui il mondo ha bisogno non si misura solo in base alla quantità di grano prodotto, ma anche alla tutela della dignità umana e all’integrità dell’ecosistema che siamo chiamati a preservare».

Bambini malnutriti a Kandahar, Afghanistan, 31 ottobre 2024. Ansa, EPA/QUDRATULLAH RAZWAN

Gli Stati devono garantire un’alimentazione sufficiente ai popoli

La fame nel mondo, afferma il papa nel suo messaggio, «non può essere considerata un’anomalia statistica, poiché è causata principalmente dalla mancanza di volontà politica e di solidarietà collettiva. Né le carenze alimentari sono geograficamente inevitabili». Un’alimentazione sicura, adeguata e sufficiente è un diritto umano fondamentale e garantirlo «è un obbligo di giustizia che vincola sia i singoli Stati che la comunità internazionale».

Impossibile non pensare, a queste parole, a quanto accade a Gaza, dove il cibo viene usato come arma di guerra, con l’affamamento di un’intera popolazione. Non dimentichiamo che, ancora oggi, Israele vieta l’ingresso nella Striscia di cibi freschi e carne, ma anche di alimenti calorici come dolci cioccolato, biscotti, miele e datteri. Per le limitazioni israeliane, i cittadini palestinesi di Gaza non possono mai raggiungere il giusto apporto calorico giornaliero.

Secondo l’Unicef, ogni 10-15 secondi un bambino muore per denutrizione o malnutrizione. Quasi la metà dei decessi dei bambini al di sotto dei 5 anni è provocata dalla fame. Per Save the children 181 milioni di bambini non hanno cibo sufficiente, qualitativamente o quantitativamente. Una situazione terrificante e intollerabile.

Una donna semina in un’azienda agricola a Twante, Yangon, Myanmar, 4 giugno 2026. Ansa, EPA/NYEIN CHAN NAING

Il monopolio dei semi soffoca i piccoli agricoltori

Oggi, aggiunge il papa, i mercati dei cereali vengono capitalizzati in borsa, «mentre i semi finiscono nelle mani di monopoli che soffocano l’agricoltura su piccola scala».

Parole che mettono in luce un problema enorme. Oggi nel mondo esistono poche grandi multinazionali, come Bayer, che ha acquisito Monsanto, che vendono i propri semi modificati geneticamente alle piccole aziende agricole. Gli agricoltori non possono usare i semi che produrranno poi le piante, perché spesso sono di scarsa qualità. Devono quindi ricomprarli ogni anno insieme a fertilizzanti e antiparassitari, venduti sempre dalle stesse multinazionali. Questo circolo vizioso è molto costoso e comporta, tra l’altro, la perdita della sovranità alimentare, la crisi delle piccole aziende e la sparizione delle varietà locali.

Salim Asfour, un anziano palestinese sfollato, si trova all’interno della tenda della sua famiglia a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, il 3 agosto 2025. L’uomo è visibilmente malnutrito, a causa del blocco imposto da Israele al cibo diretto ai palestinesi. Ansa, EPA/HAITHAM IMAD

Privare le persone del pane è una terribile offesa alla dignità umana

Per il papa bisogna finirla con le speculazioni. «Il pane non dovrebbe essere né uno strumento di pressione geopolitica né un bene finanziario volatile. Né deve mai essere usato come arma di guerra. Infatti, impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignità umana».

La crescita economica non può essere considerata infinita. «L’innovazione richiede un senso di responsabilità intergenerazionale che guardi oltre i bilanci annuali. Non si tratta di rifiutare i progressi tecnologici, ma piuttosto di integrarli con la saggezza dei contadini, che hanno maturato la loro conoscenza della terra e del clima attraverso secoli di osservazione coscienziosa. Ciò comporta anche la tutela dell’acqua come bene comune inalienabile».

Purtroppo, le guerre per il controllo delle risorse idriche sono già una realtà, ad esempio in Medio Oriente e in Africa. Le nuove tecnologie, inoltre, richiedono enormi quantitativi d’acqua. I data center che alimentano l’Intelligenza artificiale, per esempio, sottraggono quantità impressionanti di acqua alle popolazioni locali, spesso andando a colpire aree già prive di sufficienti risorse idriche.

L’appello del papa: le risorse per le armi siano usate per l’agricoltura

Il papa si rivolge alla FAO e agli Stati membri invitandoli a «dare prova di audacia morale. È essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale». Oggi, aggiunge Leone XIV, «esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati». Come non pensare, a queste parole, all’obbligo per i Paesi della Nato, Italia compresa, di portare la spesa per difesa e sicurezza al 5% entro il 2035. Inaccettabile anche la flessibilità concessa dall’Unione europea alla spesa per questi settori e non, per esempio, per la sanità e l’istruzione! Le conseguenze delle guerre, purtroppo, colpiscono anche le aziende agricole, come dimostrano le proteste che stanno dilagando in Italia, di agricoltori, autotrasportatori, pescatori, venditori ambulanti, tassisti…, a causa dell’aumento del costo dei carburanti, ma anche dei fertilizzanti e dei mangimi, provocato dalle conseguenze della guerra all’Iran avviata da Usa e Israele.

Il papa conclude il suo messaggio spiegando che il domani è il raccolto di ciò che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni. «Se seminiamo un’innovazione non etica, basata sul desiderio di dominare la terra ed escludere i deboli, raccoglieremo aridità e conflitti. Se invece l’innovazione scaturisce dal rispetto per l’ordine naturale e dalla giustizia verso chi ha fame, il domani porterà una tavola imbandita per il sostentamento dell’umanità».

 

 

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