Le recenti elezioni in Brasile, Serbia e Israele hanno riportato in primo piano le riflessioni e i dati sull’uso dei social in politica, in particolare dei sistemi di messaggistica istantanea. Sembra che molta, ma molta acqua sia passata tra la prima elezione di Donald Trump, primo vero esercizio di uso massiccio dei social in elezioni politiche, proprio nel momento in cui Mark Zuckerberg viene condannato a una multa colossale, 25 miliardi di dollari, per i Cambridge Analytica, cioè per aver venduto milioni di profili di elettori alla campagna del tycoon. Si ritiene che tali profili abbiano consentito la sua vittoria contro Hillary Clinton, o che comunque l’abbiano favorito nella sua ascesa.
Le elezioni in Brasile, Serbia e Israele
Le ultime tornate elettorali in tre continenti diversi, consultazioni che dimostravano di avere motivazioni che andavano ben al di là dei confini dei loro Paesi – se in Brasile era in gioco la ben nota “Dottrina Monroe” sull’influenza degli Stati Uniti sulle Americhe, in Serbia era il ruolo dei Balcani nell’Unione europea a essere messo sul tappeto, mentre ovviamente in Israele si combatteva per la perpetuazione o meno dello stato di guerra continua voluto da Netanyahu –, hanno visto come ormai naturale e necessario l’uso della propaganda social nelle competizioni elettorali. I risultati impediscono di affermare con certezza che i social network siano stati determinanti per la vittoria di Lula in Brasile, del partito degli studenti in Serbia o per lo stallo determinato dal voto in Israele, accompagnato dall’ascesa di tanti deputati arabi.
E tuttavia possono essere fatte alcune riflessioni non secondarie sull’uso dei social. A cominciare dal fatto che l’uso di tali strumenti digitali sta assumendo ovunque inattesi aspetti “analogici”, nel senso che i social sembrano essere usati non solo come strumenti moltiplicatori di messaggi e relazioni digitali, ma come facilitatori di rapporti umani reali. Nelle ultime tornate elettorali, le campagne non sembrano essere state elaborate nel chiuso di stanze colme di processori, cavi e schermi, ma si è scesi di nuovo in piazza, ci si è incontrati realmente, cioè toccati, avvicinati, guardati negli occhi, ascoltati, usando il proprio corpo per comunicare, secondo quei linguaggi molteplici che non vengono attivati sui mini-schermi dei nostri cellulari.
Intelligenza umana e artificiale
In epoca di intelligenza artificiale, colpisce questa “recrudescenza” di intelligenza umana, che usa gli strumenti digitali per i suoi scopi, come facilitatori delle proprie intenzioni e come moltiplicatori delle proprie visioni. È un mutamento incoraggiante quello che emerge dalle ultime tornate elettorali: sì, gli algoritmi possono evidenziare e seguire tendenze, gusti e opinioni in ascesa o in discesa, ma lo spirito umano, quando si tratta di decidere sul proprio futuro, e quindi nel momento della scelta politica, si ricorda di essere umano e non artificiale, e rivendica la propria potestà di decidere.
Naturalmente, senza il supporto dei social e dell’intelligenza artificiale le elezioni non possono essere ormai vinte, non bastano più i cartelloni elettorali o le tribune elettorali di Jader Jacobelli, così come sono sterili i comizi che non vengano rilanciati sui social e sulle piattaforme digitali dell’informazione; ma da soli questi strumenti digitali così come quelli analogici non riescono a far vincere le elezioni. L’ultima tornata elettorale, seppur in modi diversi, legati alle culture locali, ci dimostra che gli umani si esprimono e cercano di far sentire il proprio sentire di nuovo “analogicamente”, influenzando a loro volta quegli strumenti digitali che hanno usato e usano nelle loro azioni di propaganda politica.
Ricordo che nel 2001, nelle Filippine, vi fu la prima “rivoluzione politica digitale”, allorché i supporter di Cory Aquino fecero cadere il governo di Joseph Estrada con l’uso massiccio degli sms. Vedremo ora cosa accadrà in Francia, Germania e Italia per le prossime elezioni, con un ulteriore elemento di cui tener conto: i sistemi di messaggistica istantanea usati nelle recenti tornate elettorali non sono stati in prevalenza quelli della galassia Meta, ma Signal, Telegram e altri. Buon segno.
